L’inferno e la fanciulla – recensione

Nato come studio teatrale preparato da Serena Balivo in totale autonomia, col tempo l’inferno e la fanciulla ha acquisito i caratteri e i metodi analizzati e portati in scena domenica 4 febbraio al TipTeatro, riuscendo a far emergere la “fanciulla” presente in ogni spettatore. Perché sì, protagonista di questa storia non è una fanciulla qualsiasi,ma la Fanciulla, emblema dell’infanzia che si riconosce più che in un’età anagrafica in uno stato d’essere,una condizione comune a tutti. Il lavoro svolto sul piano tecnico dall’attrice presenta quel caratterino impacciato, dolce e tenero di una bambina dal linguaggio quasi anglofono, che coi suoi movimenti in continuo divenire,la sua fantasia e la sua creatività ha accompagnato la sala in un viaggio nell’inferno.

Beh,facciamo un passo indietro… la Fanciulla si trova ad affrontare una giornata speciale : è arrivato il momento del suo debutto nella società, il suo primo giorno di scuola. Quanta emozione,quanta paura nel suo animo fragile ma intraprendente. Chiede alla madre se sia proprio necessario tutto questo,se sia una punizione per aver fatto qualcosa di male. Le risponde semplicemente che tutti i bambini vanno a scuola. Ma la fanciulla vuole essere differente, lei non vuole andare. Compreso infine il valore di questi momenti “sociali” si convince e col suo vestitino a palloncino bianco e le sue scarpette blu coi buchini va verso questa nuova esperienza.
Al momento della ricreazione, la fanciulla osserva gli altri bambini presi dalle loro attività: chi gioca a fare la mamma, chi la ballerina, chi gioca al matrimonio cattolico…tutte attività che non le interessano particolarmente. Lei è desiderosa di qualcosa più…più…più particolare.
La maestra, dopo averla invitata a svolgere una di queste attività e ricevendo una risposta negativa, ritiene doveroso mettere la fanciulla in castigo. In un angolino. E lei,impaurita, tira fuori la Sherlock holmes nascosta e fumando una pipa tirata fuori da una borsettina, sua compagna di avventure, tenta di capire dove si trova…sente odore di zafferano…vede fiamme e fumo.. dalla borsetta che porta con te tira fuori una mappa…una mappa raffigurante l’inferno dantesco.

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“Ehi,signore, signor Satana, sono nel suo dominio,vero?”

Da qui l’azione mentale della fanciulla viene proiettata al pubblico tramite i suoi gesti e viene comunicata con quella curiosità ed emozione di cui sono dotati soltanto i bambini. L’inferno comincia a manifestarsi, nelle parole del bambino che ai suoi occhi sembrava perfetto, che con le sue manine bellissime aveva disegnato la scuola proprio come la vedeva la fanciulla: l’istituto in fiamme e tanti diavoli attorno, che in realtà si è rivelata essere una scena raffigurante dei pompieri dediti a spegnere un incendio. Da qui la prima di tante delusioni della povera Fanciulla… allora lei si chiude in se stessa, costruisce la Repubblica di Rabbia e Paura intorno a un perimetro circolare invalicabile,che difende a spada tratta (una spada in legno,per non fare male agli altri bambini) ma viene vista dal dirigente scolastico, e si impaurisce. Tenta di scusarsi, di trovare delle giustificazioni…
Riesce a capire di essere lei l’inferno, e analizza la procedura per intraprendere la sua scalata in ascensore, per arrivare al piano 857. Vengono richiesti dati assurdi da ottenere ma lei li trova tutti,con pazienza si impegna nel calvario della vita sociale. A ogni obiettivo raggiunto se ne aggiunge un altro ancora più strano. Ma questa scalata è un suo diritto,e lei lo aspetta.
In tutto questo suo viaggiare, tramite dei giochi di luce compare il personaggio dell’ “Altra”. Quest’Altra,forse anima,spettro adulto presente in ognuno, analisi critica, dal tono pungente, una pulce nell’orecchio della babbina, dà alla storia e alla vita della Fanciulla un senso di completezza del personaggio.

Questo è uno spettacolo molto concettuale, dal carattere atemporale, dai temi analizzati con un carico emotivo emanato alla perfezione,poiché incarnato da un’animo tenero.

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Serena, nella dinamica dei movimenti, nell’analisi corporea in rapporto con lo spazio scenico, nel lavoro svolto con la voce è stata a dir poco fenomenale. L’attenzione posta ad ogni minimo dettaglio,anche quello più impercettibile è segno di un forte intento comunicativo. Lei sul palco è una vera forza della natura e mi ha trasmesso ogni singola emozione in modo semplice e chiaro. È riuscita a far rievocare nella mia mente ogni singolo frammento della mia infanzia. Mi sono sentita partecipe delle sue prime esperienze, delle sue angosce…Ero anche io curiosa come lei di scoprire questo inferno in cui era capitata,che si è rivelato essere anche il mio, e non solo..
Un’esperienza singolare,molto suggestiva e particolare.

Ecco la Piccola Compagnia Dammacco:

Mariano Dammacco, autore, attore, regista e pedagogo teatrale. E’ autore di spettacoli premiati a livello nazionale quali “Sonia la rossa” Premio ETI/Scenario, “Amleto e la statale 16” Premio ETI/Vetrine, “Alma Rosè”, studio Premio ETI/Scenario, “Dialoghi con le piante” segnalato al Premio Ubu, “L’ultima notte di Antonio” Premio nazionale di drammaturgia Il centro del discorso, “L’inferno e la fanciulla”, primo studio Premio Giovani Realtà del Teatro. I suoi spettacoli sono stati e sono presenti nei più prestigiosi festival di teatro italiani e non solo: Santarcangelo dei Teatri, Festival di Volterra, Inequilibrio Festival di Castiglioncello, Vie. Scena contemporanea Festival, Castel dei Mondi, Primavera dei Teatri, Asti Teatro, Il giardino delle Esperidi, Torino Fringe Festival, Crucifixus. Festival di Primavera, L’opera galleggiante Festival, PAN Festival di Liptovsky Mikulas (SK), FIT Festival di Lugano (CH).
Serena Balivo, attrice teatrale, ha cominciato il suo percorso di formazione studiando e lavorando con Naira Gonzalez, Bruce Myers, Claudio Morganti, Marco Martinelli, Alfonso Santagata, Danio Manfredini, Massimo Munaro, Paola Teresa Bea, Lara Franceschetti, Massimo Sabet, Cristian Ceresoli, Lucilla Giagnoni, Antonio Pizzicato, Davide Fossati, Stefano Orlandi, Silvio Castiglioni, Renata Molinari, Mariano Dammacco, Arianna Scommegna, Bano Ferrari.
Nel 2009 fonda, insieme a Mariano Dammacco, Alberto Locatelli, Stella Monesi e Luca Moreni, la Piccola Compagnia Dammacco. Nel 2011 è vincitrice del Premio Nazionale Giovani Realtà del Teatro dell’Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine, con lo studio teatrale L’inferno e la fanciulla, da lei scritto, diretto e interpretato.
Nel 2016 è finalista al Premio UBU nella categoria “Nuovo attore o attrice (under 35)”.

Stella Monesi Disegnatrice, pittrice, scenografa e grafica. Studia come autodidatta l’arte della pittura nelle sue molteplici tecniche (olio, acrilico, china e acquarello), prediligendo e specializzandosi nella creazione di soggetti in miniatura.Dal 2009, per la Piccola Compagnia Dammacco, lavora in qualità di scenografa, realizzando costumi e oggetti di scena; in qualità di autrice e pittrice delle immagini di locandina delle produzioni artistiche della Compagnia, creando opere originali in dialogo con il processo di lavoro teatrale.

Ylenia

Secondo nome: Curiosità.
Sogno di giorno.
Scrivo per liberare la mente.

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