Lo Sport secondo me: una girandola di parole.  

 

[…] Mennea cerca di recuperare, cerca di recuperare, recupera, recupera, recupera, recupera, recupera … ha vinto, ha vintoooo!!!. Straordinaria impresa di Mennea che sembrava battuto sui 100m e ha recuperato prodigiosamente in una gara vibrante, straordinaria, stupenda gara […] ” – Paolo Rosi (telecronaca della finale dei 200m piani; Olimpiadi di Mosca, 1980).

[…] ancora Pirlo, Pirlo. Non ha spazio per concludere dal limite, trova il corridoio … il tiro: reteeeee … reteeeee. Grosso, Grosso ha portato in vantaggio l’Italia […]. Manca solo un minuto. L’Italia è a un passo dalla finale di Berlino […]. Ammutoliti sugli spalti i tifosi tedeschi […].

[…] arriva Cannavaro, allontana la palla. […] l’attacco di Gilardino, limite dell’area di rigore. Gilardino, si accentra, Gilardino, Del Piero, Del Piero: reteeeee … reteeee […] l’Italia è in vantaggio, l’Italia conduce per 2 0. L’Italia, gentili radioascoltatori è in FINALE. Straordinario epilogo […], successo strameritato […] ” – Riccardo Cucchi (radiocronaca semifinale Germania – Italia; Campionato Mondiale di Calcio di Germania, 2006).

“Il batticuore sale … … … ed è gol: è finita, è finita, è finita, è finita!!! Il cielo è azzurro sopra Berlino. Siamo Campioni del Mondo, campioni del Mondo […] ” – Marco Civoli; Sandro Mazzola (telecronaca finale Italia – Francia; Campionato Mondiale di Calcio di Germania, 2006; ultimo rigore).

“[…] Bettini, Bettini vuole anticipare tutti […], 250m ormai lanciato lo sprint […] Zabel e Bettini si giocano questo mondiale. Prova ad uscire Paolo Bettini al centro, Paolo Bettini al centro con Zabel. È un testa a testa micidiale e vince!!!. Vince Paolo Bettini … Grandissimo Paolo Bettini […] ” – Auro Bulbarelli; Davide Cassani (gara in linea professionisti – Campionato del Mondo di Ciclismo; Salisburgo 2006).

I miei momenti di gloria. Potrei iniziare così. Quelli appena descritti sono quattro trionfi, individuali e di squadra, dei nostri atleti in campo sportivo internazionale. Al solo pensiero ancora oggi ho i brividi, sudo freddo dall’emozione. Ho voluto iniziare in questo modo un po’ insolito perché ho pensato: “se devo parlare di sport, devo far entrare il lettore nella parte. Vorrei farlo emozionare o quanto meno vorrei vivesse nell’immaginazione del momento”. Ma ora tuffiamoci nella realtà e passiamo alle cose serie. Che cos’è lo sport? Come si può definire? Ce lo siamo chiesti tante volte. Purtroppo non c’è una definizione univoca ma spulciando tra vari manuali o enciclopedie (e ovviamente wikipedia) si trovano descrizioni differenti: c’è chi la mette sull’esercizio fisico (quindi pura tecnica) e chi magari la mette sull’emozionale. Per me è semplicemente un’accozzaglia di parole connesse alla vita. Nello specifico, lo sport è:

Sacrificio, Sudore. In altri termini: fatica. Fatica sotto tutti i punti di vista: gare, allenamenti, trasferte e lontananza dagli affetti, stress. Il tutto per cercare di arrivare a un risultato. E se questo non dovesse arrivare o tarda ci si arricchisce sempre in umiltà. Non male direi

Passione, Paura. Accumunano entrambe tutti: atleti o dirigenti che siano. È la passione che spinge a dare sempre il massimo così com’è la paura a farci andare avanti. Un noto allenatore diceva:«più avremo paura, più andremo avanti». Questo perché lo sport va a cercare la paura per dominarla, con grinta ed entusiasmo.

Obiettivi, Orgoglio. Cos’è la vita senza obiettivi? È un lungo ed inesorabile “scorrere del tempo” nel quale si tira a campare sperando in “quel che succede”. Un eterno piattume. Lo sport no. Se non fissi un obiettivo, sei morto. Non c’è niente di più bello che scalare una montagna con sentieri irti di pericoli e dire in cima con orgoglio: ce l’ho fatta!!! Non trovate?.

Rischio, Ragione. Prendete una gara ciclistica: 100 atleti al via. 1% di possibilità di vittoria per ognuno. E ora prendete un velocista (es.: Mennea o Bolt): ci si allena giorni, mesi, anni per una scommessa (gara) che dura 10s o 20s. Il rischio di fallire è alto, sempre, nello sport. Ma questa sana follia è l’essenza di tutto. Poiché, sono le persone folli che rendono il mondo un posto speciale. Quelle che inseguono qualcosa di bello, di unico, usando ovviamente la testa ovvero la bussola da seguire sempre: quella che riesce a non farci cadere nello sconforto dei momenti difficili, quella che ci fa pensare, quella che ci insegna ad avere rispetto per l’avversario.

Tenacia, Trionfo. La tenacia è la fermezza e la perseveranza nei propositi e nell’azione. È quindi strettamente legata alla grinta, allo spendere anche fino all’ultima goccia di sudore. Perché se si può dire in modo sincero:“ho fatto il meglio che potevo, ho dato tutto quel che avevo”, allora sei un vincitore (Wolfgang Schadler). Solo così si può gustare il trionfo, con l’impegno e la fatica. A prescindente dall’eventuale premio o trofeo conquistato.

27994600_10213216446638153_1673948941_n

Dunque si diceva lo sport. Non vi sembra che tutto ciò appena esposto e descritto, abbia a che fare anche un po’ con la vita?. Si perché lo sport dopotutto è la metafora dell’esistenza stessa: si vince, si perde, si lotta, si fatica. È uno straordinario strumento di apprendimento permanente attraverso il quale ognuno può acquisire skills da spendere ovunque e in qualsiasi ambito. È chiaro che le capacità si possono sviluppare in altri ambiti ma lo sport ha una marcia in più: infatti, attraverso il confronto con se stessi e con gli altri, si impara a dare sempre il massimo e a spingere oltre i propri limiti. L’attività sportiva catalizza e amplifica tutto in maniera incredibile. Ma lo sport è anche altro. Credo sia la più grande arma di distruzione di “masse” della storia: guerre e discriminazioni d’ogni sorta vengono bypassate (temporaneamente e in alcuni casi definitivamente) grazie ad esso. Guerra. Lo sport è veicolo di pace, di rispetto e di uguaglianza tra i popoli.

Di pochi giorni fa è quanto accaduto a Pyeongchang (Corea del Sud) durante le Olimpiadi invernali (in corso di svolgimento): il presidente sudcoreano Moon Jae-in ha accolto e stretto la mano al capo delegazione nordcoreano Kim Yong-nam, tracciando e delineando (si spera) un sentiero di pace che vada ben al di la della tregua olimp E ancora: 25 dicembre 1914, I guerra mondiale. In trincea si gioca … a calcio. Inglesi e tedeschi si battono senza esclusione di colpi, non di baionette per fortuna. 3-2 per la Germania per la cronaca ma gli urli non sono stati di morte e disperazione ma di gioia per un gol, nel giorno del Santo Natale. Una sola parola: incredibile. Discriminazioni. Mi spiegate perché quanto un atleta paralimpico gareggia viene incitato ma poi nella vita di tutt’i giorni un portatore di handicap è continuamente discriminato e circondato da innumerevoli barriere, di qualsiasi tipo? E mi spiegate perché se Mario Balotelli (citato esclusivamente a titolo d’esempio) porta in trionfo la Nazionale viene esaltato ma poi se si vede una persona di colore per strada o nel quartiere la si apostrofa con i peggiori epiteti? Ma non è che siamo leggermente ignoranti? No perché, è scientificamente provato che lo sport è un antidoto potente contro questo brutto modo di essere.

Vorrei si cominciasse a parlare di più questo meraviglioso linguaggio universale che penetra davvero l’anima del mondo. Qualcuno l’ha già fatto e vale la pena citarlo: il Presidente Nelson Mandela. Sud Africa, 1995. Madiba, eletto da circa un anno ha un’intuizione folle, geniale: unire il paese attraverso i Campionati Mondiali di Rugby, assegnati proprio alla nazione africana. Apartheid concluso da pochi anni, tensioni sociali altissime. Ma lui, con l’ausilio anche del capitano degli Springboks dell’epoca, Francois Pienaar (bianco come 25 su 26 atleti della nazionale) riuscì nell’impresa di unificare un popolo e di abbattere definitivamente le barriere razziali e le minoranze esistenti. Si narra che un giorno Mandela fece visita alla squadra e disse:«Avete l’opportunità di fare una gran cosa per il Sudafrica, e di unire la gente. Ricordate solo questo, che tutti noi, neri o bianchi, siamo con vo ». Passo dopo passo il Sud Africa arrivò sino in finale e, anche aiutato dalla buona sorte, vinse quel titolo mondiale, contro ogni pronostico. Mandela consegnò personalmente il trofeo a Pienaar, e gli disse: «Grazie per tutto quello che avete fatto per il nostro paese». Pienaar rispose: «No, signor presidente, grazie per quell che ha fatto ei per questo paese». Era il 24 giugno 1995. Una data entrata nella leggenda. Miracolo? forse si. Ma l’innesco è stato senz’ombra di dubbio opera di questa incredibile girandola di parole. Una parolina magica che fa sempre parlare di se e che in un modo o nell’altro fa la storia: lo SPORT.

Davide Curcio 

Valeria D'Agostino

Nata e cresciuta a Lamezia Terme, ha 29 anni, i suoi studi sono giuridici ma attualmente è la letteratura ad essere al centro di ogni cosa. Componente del blog collettivo Manifest. Corrispondente per un giornale locale, collabora con alcune riviste nazionali online. È vicepresidente di Scenari Visibili, associazione culturale teatrale, fa parte del direttivo TIP Teatro. Appassionata di poesia, antropologia, luoghi e paesaggio.

Leave a comment

  • ©2016 Manifest. Tutti i diritti sono riservati agli autori delle singole opere.
  • Il blog è stato realizzato da Siti Web Torino.