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È cominciata con “Il giovane Holden” la lectio magistralis di Massimo Bray, Presidente Treccani, nell’Auditorium dell’Istituto Luigi Einaudi per il progetto #Trameascuola. Microfono in mano e poi il via in platea, fornendo domande agli studenti di sei istituti superiori che hanno partecipato al progetto che, fra le altre cose, intende prefigurarsi l’obiettivo di stimolare alla lettura. Ma Bray, non era lì per fare il solito retorico discorso sugli eroi del passato uccisi dalle mafie, Bray era lì, stamattina, e la percezione di quel sacro silenzio ha dato anche l’esigenza di un uditorio più grande, per incidere sulle coscienze, per far capire l’importanza della ‘cultura’ quale unica arma vincente sulle mafie.

Ed è stato così bravo non solo da guadagnarsi quel silenzio pieno,  ma anche da lasciarsi formulare domande improvvise da alcuni studenti. “Dove vanno a finire le oche dopo il lago ghiacciato ne Il giovane Holden”?, questa la domanda inaspettata da parte di una ragazza senza foglio in mano, sentitasi stimolata dalla domanda d’apertura di Bray “Chi di voi ha letto il giovane Holden”?

E fa pensare parecchio quest’uomo elegante, di raffinata intelligenza, che è riuscito a capovolgere l’idea di paesaggio cementificato nell’idea di armonia dei pittori francesi, armonia di cui s’è persa oggi ogni  traccia. “Sono stato a Fano qualche giorno fa – ha affermato Bray – a parlare di utopia”. Si è chiesto, a tale proposito, se l’utopia sia da collocare a luogo ideale oppure a qualcosa di buono, di concreto da realizzare. Una riflessione importante che, specie nell’età in cui si trovano i ragazzi, porta alla consapevolezza, al senso della realtà, per mettersi continuamente in gioco, secondo nuove sfide.

Un compito difficile per una società che, come egli stesso ripete, è sempre più individualista. La sfida della scuola, per esempio, potrebbe essere quella di un risveglio delle coscienze, attraverso incontri come questo, che intercettino studenti ma anche docenti, la scuola come grande motore, squadra orizzontale in cui prevalgano uguaglianza e democrazia. La sfida di una scuola inclusiva, fatta di progetti anch’essi inclusivi, non solo rivolti ai meritevoli, ed anzi capace di coinvolgere i meno abbienti, i più disagiati, quelli per cui la lettura di un libro possa voler dire allontanarsi dalla strada. Un compito difficile, ma necessario, parlare di utopia e realtà a Lamezia Terme, terza città sciolta tre volte per mafia, attualmente commissariata, avvolta da rassegnazione. “Non aspettate che il futuro arrivi dal cielo – ha continuato Bray – dovete cercare voi delle opportunità”.

Di Domenico Benedetto D'Agostino

Sono nato nei giorni della Merla, ventinove anni fa a Lamezia Terme. Studio ciò che mi appassiona, Storia delle Religioni, Beni Culturali, Arte e Archeologia e, citando Calvino: "Scrivo perché sono insoddisfatto di quel che ho già scritto e vorrei in qualche modo correggerlo, completarlo, proporre un’alternativa".

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