Non smettere di studiare: come ricordarti per sempre

Lo ammetto. Sono parole, queste, che non pensavo potessero uscir fuori così, su due piedi alle due di notte. Quando sei scomparso, qualche giorno fa, è stato un mix di lacrime, incredulità, accettazione, riflessione. Ma non sono riuscito a dire cose diverse dal tipo: “ci mancherai” o “è stato un grande”, “non ti dimenticheremo mai”.

Oggi però ho letto alcuni tuoi messaggi recenti. Messaggi semplicissimi, quotidiani, ma che parlavano ancora di uno degli oggetti principali della tua vita: lo studio. E dunque non posso esimermi dallo scriverti queste poche e semplici righe, adesso, in questo periodo particolare della mia vita in cui pensare al futuro non è mai stata cosa così concreta.

Mi accodo, intanto, a quanti hanno pensato e continuano a pensare che:
. Il rammarico per non aver potuto passare più tempo possibile con te è immenso;
. Tra i sedici e i diciotto anni non ti si poteva comprendere a dovere. A pensarci bene a quell’età, al liceo, forse non riesci a comprendere molto. Forse eravamo tutti “capre” come ci dicevi sempre urlando :-)

È vero, sono stati i ricordi… quelli di una decade fa, quelli di scuola, dei compiti, delle tue lezioni magistrali, a farmi lacrimare gli occhi in questi giorni.
Ma sai, il cuore piange, invece, per il mio presente. È questo che tentenna, cigola, si regge a stento pur continuando la marcia. Ed è del mio presente che mi sarebbe piaciuto parlarti. Dopotutto qualcosa di me la sapevi…

Avrei voluto farti leggere la mia tesi e parlarne con te, sai? Sarebbe stato fantastico parlarci delle tradizioni ebraiche, del significato che rivestiva anticamente la famiglia per la società e di quello che riveste oggi. La nostra. La tua e la mia.

Ma se il mio presente piange, lo fa con un occhio solo. L’altro è attento, vigile, interviene quando il primo si offusca troppo e lo sostituisce nella messa a fuoco della realtà. È un mondo un po’ di merda questo, e sono sicuro che più volte lo avrai pensato.

Avrei voluto dirti cose così, e altre probabilmente più importanti. Come le difficoltà che sto affrontando per una situazione come la tua. Come tanti altri. Questa merda è davvero ovunque, no?
Avrei voluto dirti, però, anche che non molleremo mai. Non molleremo anche per te.
Avrei voluto dirti che nonostante tutta questa grandissima montagna di merda, non mi voglio fermare qui sai? Intendo con lo Studio. Quello con la S maiuscola. Lotto ancora con amici o conoscenti che… se gli dico, per esempio, “sto lavorando” non capiscono che io stia leggendo un libro o scrivendo.

Sei stato un mio professore, dopotutto. Come per tanti altri. E molti altri ti avranno dato molta più soddisfazione di me. Però sai… credo che la tua lezione più importante sia stata recepita purtroppo da pochi studenti.
Ancora in troppi si piegano. Ancora pochi hanno il coraggio di dire “no”. Di urlare sdegno, di esprimere la contrarietà con dati attendibili e autorevoli. Ancora in pochi, troppi pochi, riusciamo a ragionare scientificamente. E in pochi, troppi pochi, facciamo dello studio la nostra vita.

Avrei voluto parlare con te anche di fede. Tu avresti capito i miei dubbi. Inespressi ancora a tutti. Compreso me stesso. Ma per ora… queste quattro righe dismesse e notturne possano giungerti ovunque tu sia per dirti la cosa più semplice del mondo:

Io non smetterò mai di studiare.
Solo così onoriamo le nostre vite.
Solo così onoriamo anche te,
Buon viaggio prof. Antonio Milano.

Domenico Benedetto D'Agostino

Sono nato nei giorni della Merla, ventisette anni fa a Lamezia Terme. Studio ciò che mi appassiona, Storia delle Religioni, Beni Culturali, Arte e Archeologia e, citando Calvino: "Scrivo perché sono insoddisfatto di quel che ho già scritto e vorrei in qualche modo correggerlo, completarlo, proporre un’alternativa".

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