Cannibali e Re: quando gli eroi dimenticati diventano protagonisti della Storia

Parlare con i ragazzi che stanno dietro il successo della pagina Facebook Cannibali e Re non è facile. Sono giorni pieni di impegni e di incontri per la presentazione della loro prima fatica editoriale.  Sono emozionati, stanchi, trafelati, ma felicissimi. Tra una pausa e un’altra, tra spedizioni e ultimi ritocchi, riusciamo a sentirci.  Era  necessario capire come tutto fosse iniziato  e come si stesse evolvendo. Una pagina assolutamente unica nel suo genere, che sin da subito si è contraddistinta per una nuova narrazione storica, di vite ed eroi caduti nell’oblio. Contenuti apprezzati, capaci di far scaturire dibattiti, approfondimenti e condivisi da migliaia di utenti. Perché ciò che conosciamo è la Storia ufficiale, dei vincitori. Delle sofferenze, delle lotte, delle afflizioni, dei sacrifici che hanno consentito il lungo cammino degli uomini, si  sa ben poco o nulla. In tempi mesti, cupi e distopici, ove la verità viene manipolata da poteri trasversali, di tiepidità politica ed effimeri risvegli, loro hanno deciso da che parte stare.

Come e perché nasce l’idea di Cannibali e Re?

Cannibali e Re nasce nell’aprile 2016 dall’incontro di un gruppo di ragazzi, aventi una formazione storico e/o politologica e che hanno deciso di mettersi insieme per portare avanti un progetto che promuovesse una narrazione della storia radicalmente differente, in contesti diversi da quelli in cui opera solitamente la storia: l’accademia e il mondo editoriale. Il nostro intento, sin dall’inizio, era promuovere non più una storia fine a se stessa, emozionante dal punto di vista stilistico. Non la storia di principi, generali, monarchi di epoche più o meno remote, ma che fosse la Storia di chi ha sofferto, di chi è morto per permettere all’umanità di evolvere nel suo cammino millenario. Si dice spesso quanto la storia giochi un ruolo fondamentale per comprendere il passato, prevedere il futuro. In realtà, la gente che non abbia una passione innata verso la materia storica non riesce a rispecchiarsi nella vicende di monarchi, potenti, di un mondo di cui nessuno di noi fa parte. Questo spiega il successo della maggior parte dei post della pagina e della pagina in generale, poiché è la storia di individui normali, la nostra storia, quel 99% che non è mai stato raccontato. La storia ufficiale rappresenta solo l’1%.

Potreste  spiegare l’origine di un nome così particolare?

In realtà non è originale: è stato preso in prestito da un saggio dell’antropologo americano Marvin Harris, pubblicato negli anni ’70 che ripercorre la storia dell’uomo, tentante di sviscerare tramite l’antropologia e lo studio delle società preistoriche – ma non solo- alcuni tratti fondamentali dell’uomo di oggi, tratti spesso dati per scontati: la guerra, la ricchezza, le differenze sociali, lo stato. Elementi che non sono una condizione naturale e necessaria dell’umanità, bensì lo sviluppo di fattori contingenti, sociali, culturali, politici ed economici. Quindi, abbiamo scelto questo nome per la nostra volontà di rileggere la storia, parlare di determinati personaggi, privandoci di ogni preconcetto e dato di fatto che la storia di oggi ci impone. Dunque, ricollegandoci alla prima domanda, tali pregiudizi, non permettono una lettura neutrale della Storia e la lettura non neutrale è quella dell’1%, una storia parziale, dei pochi, che non ci dà l’opportunità di capire e analizzare le problematiche di ieri e oggi tenendo presente alcuni dati fondamentali.

C’è quindi un’attenzione direi esclusiva, verso ciò che per secoli è stato margine, periferia, vite dimenticate, storie sepolte. Una storia ufficiale modellata su schemi di potere e ricchezza, su un’ economia mondo. La scelta di aprire una pagina Facebook e di scrivere post di facile comprensione, in un linguaggio non cattedratico, fa parte della scelta di democratizzazione del sapere e della cultura? Di dare nuova luce alla storia degli uomini?

Certamente Facebook per numeri e caratteristiche è stato il primo social al quale abbiamo pensato per diffondere la nostra idea di storia, poiché dà accesso potenzialmente ad una platea infinita, nonostante le regole del social ultimamente siano cambiate. La capacità di diffondere i contenuti e le caratteristiche dei nostri post in realtà hanno percorso strade parallele che si sono incrociate : è necessario fare post che sì, interessino alle persone, in un linguaggio comprensibile -sebbene ciò venga dopo-. Sono i soggetti che raccontiamo ad essere primari. L’unione di questi fattori ha decretato il successo della pagina, come il post su Joan Mulholland che ha raggiunto oltre un milione di persone. Ci teniamo a precisare che non abbiamo  speso un euro in sponsorizzazioni fino al mese scorso, quando avevamo già oltre 90.000 like. 

Le pagine come la vostra sono la dimostrazione che si può tentare di fare cultura ed utilizzare i social per fini più ampi e superiori. Ma per gli scettici, i polemici o chi non si è mai accostato alla storia con interesse bisognerebbe chiarire un punto: esiste un punto di vista oggettivo? La storia si rifà fondamentalmente al metodo di Erodoto e di Tucidide?

Per noi non esiste un punto di vista oggettivo, come per altri storici anche più recenti. Un punto di vista oggettivo non può esistere, perché nel momento in cui si analizza la storia, già scegliendo cosa raccontare, ho già una mia visione e  compio  una scelta politica. Noi rifiutiamo completamente chi si trincera dietro una paventata neutralità, anche pagine social che si vantano di essere neutrali. Quando ci dicono: voi siete parziali, è vero, lo siamo. Abbiamo deciso di raccontare la storia degli ultimi, degli esclusi.

Il vostro progetto è giunto a concretezza con la pubblicazione di  un Almanacco, Cronache Ribelli:  circa 250 storie, di cui 70 inedite, nuova e accattivante veste grafica. Una scelta estremamente particolare. Potete anticiparci qualcosa?

L’ Almanacco è un punto di arrivo di un primo percorso iniziato con la creazione della pagina e allo stesso tempo un punto di partenza per la nascita di un nuovo progetto editoriale. Perché l’Almanacco? È stata un’idea che è andata incontro alle nostre due principali esigenze: da un lato creare qualcosa di familiare per chi segue la pagina, dall’altro spostare oltre il nostro lavoro. Nel momento in cui abbiamo deciso di pubblicare sulla carta, non potevamo certo fare un collage dei post della pagina fb. Lo stile è ad essa riconducibile, però si tratta di un formato, una prospettiva e una fruibilità nuove. Ed è per questo motivo che abbiamo deciso di puntare su una grafica molto forte, differente, affidandoci ad un’illustratrice bravissima, Aurora Stano, la quale ha realizzato 12 illustrazioni meravigliose che aprono i mesi dell’Almanacco.  Un concetto difficile da sviluppare, però con un’impostazione facilmente leggibile ed innovativa.

Avete annunciato  che l’acquisizione dell’Almanacco non verrà affidata ai principali canali di distribuzione, contestando l’oligopolio editoriale. Una scelta in controtendenza, di opposizione pura in un paese come l’Italia. Quasi a voler contrastare la liquidità delle parole sui social con la concretezza della stampa libera e indipendente. Da un social al vecchio medium. Un bel salto rischioso, no? C’è anche la volontà di sottolineare come il luogo principe della storia siano le pagine stampate e di riabituare la gente alla lettura?

Abbiamo scelto di non portare il nostro Almanacco e le pubblicazioni future nei classici canali distributivi fondamentalmente per due motivi: il primo è perché sosteniamo che l’oligopolio editoriale e la distribuzione come grande casi editrici, abbiano lavorato – nel corso del tempo- per l’aumento dei profitti, spesso sulla pelle dei lavoratori e degli scrittori, i quali a parte qualche caso raro di sovraesposizione mediatica e di successo consolidato, trovano difficoltà a farsi pubblicare. Oggi, il criterio con cui viene valutata un’opera letteraria di qualsiasi natura è solo la possibilità che porti ricchezza. Questo ci fa pensare che se oggi nascessero figure come i grandi del passato, difficilmente avrebbero la possibilità di venir pubblicati e di ricevere il giusto apprezzamento. Il secondo motivo è perché riteniamo che un settore come quello culturale, ad indirizzo storico, non possa essere un settore oligopolistico e monopolistico, ma debba essere un settore includente piccole- medie realtà che collaborano e miranti sì alla sostenibilità economica, ma soprattutto a portare avanti un fine culturale nel lavoro promosso, affinché si diffondano in maniere sempre più rapida e capillare determinate informazioni. Per questo abbiamo scelto circuiti editoriali piccoli-medi alternativi, con spazi che non ospitano generalmente libri, bensì spazi socio-culturali che però possano interagire con il nostro messaggio e possano essere punti di riferimento per il futuro. Per quanto riguarda l’ultimo aspetto, di certo non disdegniamo la lettura on line o il prodotto on line, anche se naturalmente dal punto di vista artistico e tipografico per noi ha un valore diverso, sebbene sia importante diffondere in un modo o nell’altro le informazioni e i contenuti.  I libri hanno un valore simbolico, sentimentale che non può avere un kindle o un formato ebook. Però, da nostro nostro punto di vista le cose possono andare di pari passo.

Coerentemente con le vostre idee, di ricerca di spazi dove raccontare un’altra Storia, lontano dalle gabbie e dai limiti della cultura del potere, una delle date di presentazione del vostro lavoro si terrà a Perugia presso Edicola 518. Un’edicola rivoluzionaria, supportante l’editoria indipendente, l’arte e la riflessione sociale, la quale ha dato alla luce un suo progetto editoriale: Emergenze. 50 anni dopo il ’68 cambiano gli scenari, ma il bisogno, l’urgenza di libertà e di rivoluzione culturale non cambia. Pensate possa esserci in futuro una collaborazione /convergenza tra i vostri studi/interessi?

Sicuramente Edicola 518 ha rappresentato un momento di svolta per Perugia e per l’Italia, un esperimento unico per quanto riguarda l’editoria indipendente, la diffusione di un certo tipo di materiale difficilmente reperibile altrove. Noi abbiamo ricevuto l’appoggio di Edicola 518,  uno di noi  ha scritto per il sito Emergenze, ha collaborato in alcuni loro libri, poi i due percorsi ovviamente hanno preso strade diverse. Noi stiamo puntando a sviluppare una sinergia con Antonio e gli altri ragazzi di Edicola 518, soprattutto per quanto riguarda la distribuzione dell’Almanacco, essendo un progetto autoprodotto. Dal punto di vista editoriale le linee restano separate.

Ricordiamo come si può acquistare l’Almanacco?

Tre sono le modalità principali di acquisto: di persona, partecipando ai nostri eventi, presso edicole, librerie e partner che decideranno di distribuire l’Almanacco, con un bonifico o una ricarica postepay al nostro conto bancario. E terzo, ma non meno importante, sulla piattaforma Indiegogo dove è possibile scegliere tra diversi formati, ebook, cartaceo, cartaceo in combinazione con un’illustrazione, o solo le illustrazioni.

Grazie ai ragazzi di Cannibali e Re per la loro disponibilità e  in bocca al lupo per il loro interessantissimo, rivoluzionario progetto.

https://www.facebook.com/cannibaliere/

https://www.facebook.com/cronacheribelli/

https://www.indiegogo.com/projects/cronache-ribelli-l-almanacco-di-cannibali-e-re-books#/

Ilaria Pellegrini

"Se leggo un libro che mi gela tutta, così che nessun fuoco possa scaldarmi, so che è poesia. Se mi sento fisicamente come se mi scoperchiassero la testa, so che quella è poesia. È l'unico modo che ho di conoscerla. Ce ne sono altri?" E. Dickinson

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