Pizzo: Nasce l’idea del “Laboratorio Borgo Attivo”, Montesanti: “Usiamo l’argilla per dare forma a memoria collettiva”

Pizzo – Si svuota il centro storico di Pizzo Calabro, comune di 9 mila abitanti della provincia di Vibo Valentia e si riempie di nuovi colori, nuove culture. Le vecchie case lasciano il posto ai migranti, sempre in aumento, e la cui presenza non può che impreziosire il piccolo paese di mare che, specie nella stagione invernale, resta deserto, abbandonato a se stesso. In questo angolo di mondo vive con la sua arte Antonio Montesanti, maestro di ceramica, o per meglio dire “cantastorie di ceramica” da circa 12 anni,  un uomo che attraverso la ceramica restituisce personaggi a storie e leggende storiche, tutte legate al presente del posto, e dirette a grandi e piccoli. Si chiama Eos Studio d’ Arte Ceramiche il suo spazi, laboratorio,  sempre in divenire.  Il negozio si chiama Tipica Shop in Shop, è di Anna Aiello con la quale Antonio condivide la proposta di esporre prodotti e impegno.

Antonio, parlaci di te, come abiti la tua città?

C’è da dire che sono di Vibo Valentia ma da 4 5 anni vivo a Pizzo dove lavoro con la mia bottega di prodotti artigianali. All’interno anche un piccolo laboratorio di ceramica, punto di riferimento per visitatori.

Come percepisci Pizzo durante le diverse stagioni?

Oggi Pizzo è uno dei luoghi con più stranieri, questo mi piace perché diventa interessante comunicare con nuove culture. A Pizzo si continuano a riempire di servizi le vie nazionali, come supermercati, bar, ecc, mentre il borgo che ha pure avuto i suoi interventi di ristrutturazione rimane un luogo ancora da vivere e da reinventare.

Insomma un paese che sconta il prezzo, come molti altri, di essere considerato di ‘mare’ e per questo pieno d’estate e vuoto d’inverno? Cosa proporresti di permanente?

Esattamente. L’idea è quella di trovare uno spazio collettivo in cui mettere insieme gli anziani, con le loro tradizioni orali e creare una residenza artistica.

È quello di cui ti stai già occupando, non è così?

Si, ho un piccolo laboratorio di ceramica, spazio conoscitivo, nel mio negozio, sempre all’interno del centro storico. Trovo che l’artigianato sia qualcosa attraverso cui imparare a coltivare più qualità, prendiamo ad esempio il bergamotto. Alla proposta di creare un unico shop a Pizzo che univa uno spazio espositivo e creativo Delle mie ceramiche ad altri talenti calabresi come lanificio Leo, Colavolpe, senatore, Caffo, bossio, Callipo, Amarelli, evs, Rubbettino, D’Ippolito, malia ed altri non ho saputo dire di no, accettando la sfida di dimostrare che i calabresi crescono restando insieme in Calabria.

Come ti sei avvicinato alla ceramica?

Ho iniziato a Palermo, accanto al maestro De Simone,  poi ho seguito un altro maestro di Mileto. De Simone e Susanna, figlia del Maestro Giovanni, con la quale ho impostato la tecnica del soprassalto, mentre Nicola Bertuccia il maestro di tornio.

Come pensi di sviluppare il tuo progetto?

Intanto il laboratorio è già punto fermo per visite guidate, molte delle quali organizzate per bambini che attendono il racconto di una storia, adesso però è partita la raccolta fondi per il “Laboratorio Borgo Attivo”, questo il nome di quella che, in futuro, dovrebbe costituirsi associazione.

Una raccolta fondi finalizzata a fornire?

Per fornire attrezzature, principalmente, trovare almeno  5 o 6 torni, e realizzare un luogo creativo in cui “il fare insieme” riporti la comunità nel cuore del centro storico di Pizzo. Riprovare ad essere un borgo che impara e che insegna. Realizziamo assieme un “laboratorio del borgo” attrezzato per giovani e anziani, dove mettere in pratica prassi creative sociali, gratuite, con le tecniche e strumenti dell’arte ceramica.

Nel frattempo Antonio è stato contattato da altre associazioni, anche da province vicine, per attuare nuove collaborazioni.

A noi entusiasma usare l’argilla per dare forma alla memoria collettiva, ai racconti tramandati oralmente, alle saggezze trasmesse per esperienze vissute. Ci sorprendiamo ancora ad ogni infornata, quando l’argilla diventa “terracotta”, pronta per essere smaltata di bianco, sopra cui usare per filo e pennelli per dare colori alle storie di epiche di un territorio e della sua comunità. Ci emozioniamo ancora nell’ultima informata, quella che trasforma la terracotta in maiolica, in cui i colori diventano lucidi come il vetro, perennemente gialli, blu, rossi … E restiamo sbalorditi quando trasformiamo un contenitore fatto di terra e passione artistica, in un contenuto … in una storia che vivrà con esso, nelle vostre mani.

 

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Valeria D'Agostino

Giornalista pubblicista

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