C’è una strada che corre lontano dal tempo
C’è una strada che corre lontano dal tempo

C’è una strada che corre lontano dal tempo

Un pezzo di strada, una lingua di asfalto, altre di sabbia e terra, di fango e polvere. È qui che si snoda il mio cammino svelto, fatto di pause, passi più lunghi, visioni e sensazioni che si coniugano l’una con l’altra, fondendosi in una realtà che supera di poco i confini della percezione.


Un metro più in qua è come un salto nel tempo; è come buttarsi alle spalle almeno vent’anni di vita. Un passo indietro e l’orizzonte si oscura, di nuovo. È qui che l’abitudine diventa novità, una continua sorpresa, un passo dopo l’altro impari a sentire e a sentirti diverso, vuoto ma più ricco, esente da colpe e leggero più di un pensiero notturno.

Non so quanti chilometri siano, né quanto tempo ci vuole a percorrerla tutta: qui il tempo è come una foto sbiadita, lacerata da colpi affilati e precisi. I colori hanno sfumature nuove, antiche e più vivide. Gli odori danzano con il sole, con le foglie che si abbandonano al vento che soffia leggero e sapiente.

C’è un ramo d’ulivo che sporge, invocando anche lui un po’ di attenzione. Un po’ come quella foglia laggiù o quel gatto che di scatto si gira, mi saluta e va via. Come ritrovarsi fra simili, capirsi al primo battito di occhi. Un equilibrio costante, sospeso a metà tra visione e immaginazione, un gioco che cambia le sue regole dopo una curva e poi un’altra.

Non esistono voci eccetto il frastuono della testa che sbatte contro convinzioni e sentimenti, un muro invalicabile scalfito da una solitudine amica, compagna fedele di viaggi e sventure. Tra una goccia di sudore e una di rugiada, si compie il percorso.

I colori si spengono ma puntini gialli nel cielo si svegliano e in silenzio anche loro contano il tempo che scivola via fino al buio totale, fecondo di sogni e speranze.

 

 

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