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Viaggia su zattere di legno il destino della nostra quotidianità, dell’umanità che senza sosta ci bussa nel petto prima che venga schiacciata sotto il peso dell’egoismo.  Ci voltiamo e ad un tratto tutto sembra normale, tutto sembra finito, finto, nascosto sotto al tappeto, sotterrato come si fa con un sasso.

Non mi interessa ascoltare i vostri vuoti a perdere, non m’importa più di raccogliere le vostre parole di rabbia e violenza, di osservare i vostri volti segnati dall’ego di una personalità povera e scadente.

Certo, viviamo il disagio di sentirci inadatti, incompresi, additati e scherniti. Ci accorgiamo, noi, del cambiamento, del vento che gira e del cielo che un poco alla volta si tinge di rosso. Voi continuate a guardarvi allo specchio cercando qualcosa dentro a quel nulla che a volte spaventa, più spesso rattrista.

Di notte c’è chi si affaccia da un letto, verso un cielo di stelle e all’orizzonte un treno da prendere al volo. C’è chi invece, di notte, osserva le stelle contando i giorni di vita rimasti o vissuti, toccando con mano i sospiri di chi lotta e spera, di chi combatte una guerra forse già persa in partenza, ancora prima di capire che in guerra c’era davvero.

Il mondo osserva distratto con gli occhi rivolti altrove e i piedi ben saldi per terra, uno scatto è andato e ha già raggiunto la propria destinazione, colpito il bersaglio. Altri bersagli, invece, navigano in cerca di una destinazione, di un porto sicuro per poter fermare la propria corsa disperata e affannata.

Il cielo, certo, non sarà più quello di casa ma adesso non importa: c’è un nuovo mondo da scoprire, un nuovo destino da immaginare e ricostruire. Con buona pace di chi non vi voleva, di chi vi sognava morti.

Di Giorgio Curcio

Sono i ricordi e gli amori che non ho mai avuto, le risate e le bugie, gli schiaffi presi e quelli non dati, ma anche i sorrisi e gli sguardi rivolti nel vuoto delle anime che mi circondano e spesso ne scrivo anche. Giornalista di professione, utilizzo i miei occhi e i miei sensi per trovare un filo che unisce le migliaia di distrazioni che mi circondano e che mi confondono.

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