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“È finita la pacchia” – commenta Matteo Salvini neo ministro degli interni e vice premier con fierezza e soddisfazione. Non si hanno parole abbastanza per descrivere quanto stia accadendo in queste ultime settimane di ‘nuovo’ Governo italiano, perché del tutto assurdo appare il dualismo della stessa Italia divisa fra sentimenti di disgusto, imbarazzo, vergogna, in relazione alla moderna dittatura in atto e all’abbattimento della democrazia, e atteggiamenti di profondo razzismo che, di contro, trovano motivo di legittimazione in azioni repressive e di ordinaria violenza.

Brutta storia quella che attanaglia il nostro presente,  che conduce in forte aumento ad uccidere migranti, con la stesa facilità di chi si interfaccia con le più normali azioni quotidiane. Perché non è affatto vero che l’ uomo – improvvisandosi sbirro di basso livello – si sia trovato a difendersi da chi, nella fattispecie, stava realizzando un furto. In ogni caso la legittima difesa deve essere proporzionale, e a quanto pare il migrante ucciso si trovava a distanza di 60 metri, dunque proprio lontano da qualsivoglia pericolo.  Avrebbe potuto fare di tutto per fermarlo, ma non sparare. Non è giusto, non é proporzionale, ed è inumano. Eppure c’é chi, come il neo Premier, voluto dagli stessi italiani privi di identità che l’hanno votato sempre in massa, afferma  “Non è con la violenza che si risolvono i problemi”. Lui che in maniera diretta o indiretta ha legittimato da tempo questo orrore e che non fa altro che offendere e infangare la Costituzione italiana e coloro i quali hanno combattuto guerre affinché i loro figli e nipoti non vedessero in futuro gli stessi orrori del passato.

Di seguito la nota stampa del Sindacato Usb del quale Soumaila Sacko , 30 anni del Mali ucciso questa mattina a San Calogero, era attivista da tempo.

“Ce ne hanno ammazzato un altro.

Dopo Abdel Salam a Piacenza un altro lavoratore migrante, il ventinovenne maliano Soumaila Sacko, interno al percorso di lotte di USB tra i braccianti della piana di Gioia Tauro, è stato ammazzato ieri sera mentre insieme ad altri migranti si trovava nei pressi di una fabbrica dismessa forse per cercare lamiere o cartoni con cui costruire la propria baracca. È stato raggiunto da uno dei colpi di fucile sparati da 150 metri da sconosciuti.

Nessun motivo dietro l’aggressione, nessun rapporto era mai esistito tra i migranti che si spaccano la schiena nella raccolta di agrumi della Piana e l’assassino. Basta la pelle nera, basta sapersi protetto e condiviso dalle dichiarazioni del neoministro degli interni Salvini, di quello prima Minniti e di quello prima ancora Alfano.

Legittima difesa, respingimenti, pugno di ferro, fine della pacchia è sulla scorta di queste indicazioni che l’assassino ha ritenuto un suo diritto aprire il tiro al bersaglio su Soumaila e i suoi fratelli. Non c’è un solo responsabile, non c’è nessuna casualità, c’è un clima di odio costruito ad arte da chi cerca di scaricare sui migranti la rabbia di chi è colpito dalle politiche di attacco alle condizioni di vita dei lavoratori e delle loro famiglie richieste dall’Unione Europea e attuate da tutti i governi.

Che i tempi sarebbero stati duri per i migranti e per chi si organizza per ottenere i propri diritti si era capito dal giorno dopo le elezioni del 4 marzo e durante tutta l’ignobile farsa della nascita del nuovo governo. Minacce ad ogni piè sospinto ai migranti, truce e continuo appello a una legalità che non è giustizia sono stati il leit motiv di un clima che ieri, a San Calogero, si è materializzato nell’assassinio di Soumaila e il ferimento di un altro fratello migrante.

Daremo una risposta, la più grande possibile, a questo omicidio, cominciando dallo sciopero generale dei braccianti proclamato dall’USB per lunedì 4 giugno e dalla manifestazione nazionale già convocata a Roma il 16 giugno a Roma.TOCCA UNO TOCCA TUTTI”!

 

Di Valeria D'Agostino

Giornalista pubblicista

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