Verso tutto quello che non c’é

Seduta sul davanzale del mio 4 piano, mentre il sole saluta timido, attendo l’arrivo di una nuova estate.
L’ho attesa come non mai questa volta, tanto che ora non mi sembra vera.

L’altro pomeriggio sono stata al mare ma oltre al contatto dell’acqua sui piedi non sono andata. Non riesco ancora a percepire il caldo che consentirebbe al mio corpo di lasciarsi andare ma, aspetto.
Sento che ci siamo quasi, per un tuffo oltre misura, senza che nessuno dietro guardi come galleggio.

Questa sera il cielo è azzurro chiaro, il mare dalla mia stanza è particolarmente blu, tanto che non si evince dai colori del cielo e del mare il sole appena tramontato, tanto da confondere l’alba al tramonto.

L’inizio e la fine.
Sembrano queste le due immagini che formano un tuttuno nella mia fantasia, stanca, da circa un anno.
L’inizio e la fine.
Come la vita e la morte, in fondo.
Vita, morte, vita, morte, vita e morte. Vita.
Ho imparato nuove cose questo interno, passato velocemente, che solo io so quanto sia stato doloroso.
Tante di cose nuove ne ho imparate e altre invece dimenticate.
Poi, fra tutte queste cose, improvvisamente ci sono ricordi di cui ho imparato a fare a meno, ci sono esigenze che non sento più, ci sono abitudini che si sono messe a correre e a dire: oggi partiamo! Forse non ci rivedremo mai più!

Tra la vita e la morte c’é sempre l’amore.

Mia cara,
Sono le 20,30…il cielo è ancora azzurro, e tu sei sempre bella.
Una volta, poco prima di conoscerti, mi era capitato di pensare a una giovane fanciulla che ti somigliava tanto.
La immaginavo vicino a me, parlarmi, parlarmi così tanto fino allo sfinimento, ed io anche se stanco la guardavo, non smettevo un solo attimo di guardarla. Perché era bella ed io mi sentivo ricco.
Mia cara, vorrei che tu sapessi quanto vali e ti ascoltassi. Vorrei che lo facessi ora.

Il mese di Giugno è sempre stato un mese pieno per me.
La città è in festa, ed anche oggi lo è  nonostante il cattivo momento in cui versa la politica e l’opinione pubblica.
Quest’anno però, in attesa del Santo Protettore della città, non c’é più nostalgia ne del passato ne del futuro.
C’é una sovrumana nostalgia del presente, di tutto ciò che accade intorno a me e che non riesco, forse non voglio, afferrare.
Percepisco un’altra me, che si preoccupa per non riuscire più ad emozionarsi di fronte a cose che mi hanno sempre emozionata. Non capisco, e mi pongo delle domande, perché non mi appassionano più certe cose, perché ho cambiato sogni, perché non mi attraggono più le cose che hanno formato il mio carattere.

Parole che hanno smesso di significare.
Come arte, consapevolezza, dinamismo, socialità, relazioni.

O forse hanno solo bisogno di nuovi significati. In fondo, la bellezza è una fonte inesauribile di significati.

Voglio tuffarmi a largo in questi giorni.
Attendo il caldo, per lasciare andare il mio corpo, per tuffarmi verso cose che sanno di poche cose. Verso cose che non sanno niente. Verso il niente, che rinnova i miei occhi e le mie parole.
Verso un bacio che spegne le mie parole, e mani che accarezzano i miei occhi, verso tutto quello che non c’è.

Valeria D'Agostino

Giornalista pubblicista

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.