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Come ogni anno, ritorna, puntuale nel mese di Luglio Felici & Conflenti, Tramandamenti della cultura musicale del Reventino.

Quello che giunge alla sua 5 edizione non lo si può definire festival, per due ordini di motivi. Dal 23 al 28 luglio Conflenti e i paesi limitrofi si concentrano ad accogliere, ospitare, quindi attivando una nuova formula di turismo responsabile e culturale, gente proveniente da più parti del mondo, per attivare uno stage. Si tratta, come da manifesto, di un progetto sulla ricerca e la trasmissione della cultura popolare della Calabria centrale, nato da una giovane generazione di musicisti, danzatori, e ricercatori che hanno appreso e studiato la musica e la danza dell’area seguendo i musicisti di tradizione. Felici & Conflenti non è un festival perché lavora appassionatamente alla riorganizzazione, attraverso una scuola stabile, tutto l’anno. Non qualcosa da associare all’estate che riempie e all’inverno che svuota, come accade invece nella maggior parte dei festival.

Ieri, nel secondo giorno di Felici & Conflenti, ci si è spostati a Panetto Borgo di Platania, per un viaggio fra natura e letteratura. Insieme agli 8 abitanti della piccola frazione, immersa fra sorgenti d’acqua, e vegetazione incontaminata, ci si è messi in marcia nella escursione “Gli erranti si fanno abitanti” curata da Francesco Bevilacqua. L’arrivo alla cascata della Tiglia, ha colto in flagrante l’attenzione dei visitatori, specie quella di un gruppo di francesci e tedeschi “Siamo rimasti particolarmente colpiti dal racconto trasmesso da Francesco Bevilacqua”. Dopo il pranzo, nella recente struttura, ancora da inaugurare, fra danze e canti, si è dato il via all’incontro “Di speranza e restanza: se gli ultimi abitanti dell’antica comunità diventano fondatori di una comunità nuova”, insieme all’antropologo Vito Teti, preceduto dai saluti di Michele Rizzo, sindaco di Platania e dall’introduzione di Christian Ferlaino del comitato organizzatore, nonché insegnante di Felici & Conflenti, a fare una sintesi della mattinata Francesco Bevilacqua.

Bevilacqua: “Ripartire da microeconomia“

“Per i greci l’ospite era sacro – ha affermato Bevilacqua citando la Filoxenia di Patrizia Giancotti – nel libro 6 dell’Odissea c’è l’accostamento fra ospite e povero. La gente di questo posto ha un grande desiderio di relazione. Durante l’escursione abbiamo raccontato della trasformazione del luogo, con riferimento alla cascata della Tiglia, abbiamo preso spunto dalla sua materia, sia quella naturale, sia quella culturale. La vita qui era un tuttuno.
Con l’arrivo dei Parchi tutto si è trasformato”.

“Pochi giorni fa, sono stato a vedere il Parco della Lavanda, vicino ai campi di grano Orsomarso. Ho parlato con Selene, che è voluta tornare a vivere in Calabria. La famiglia aveva costruito una casa con 2 ettari di terreno dove andavano a vivere in estate, lei l’ha trasformata in un B&B. Un giorno hanno trovato un fiore, ed hanno cominciato a piantarlo. Si accorgono che questa lavanda è sempre stata li, in Pollino. La portano in Università, la fanno vedere ai botanici, da li si mette a coltivare l’olio essenziale ed oggi vive solo di questo. Questa microeconomia ci fa pensare che bisogna ripartire da cose che i nostri avi già facevano. Quella di Felici e Conflenti è la prova che ripercorrendo il passato è possibile capire meglio il presente per poi cambiarlo. Ogni tradizione è una innovazione riuscita. Identità e ideazione possono essere messe insieme, come dice Umberto Galimberti. Se gli abitanti vanno via, gli erranti possono farsi abitanti. Chi vogliamo che venga qui?
I turisti della moda, o persone che sono animate da una vera voglia di confrontarsi”?

Teti : “Abbiamo bisogno di nuove pratiche” 

“Come diceva Wenders, i luoghi non hanno difensori. Io voglio difenderli. Io e Francesco stiamo dalla parte dei luoghi. D’estate, in Calabria, come nel resto d’Italia si calenderizzano molti eventi. Dopo il periodo delle sagre c’è la moda dei festival. Iniziative importanti, con studiosi, intellettuali, prestigiosi. Ma abbiamo migliorato la Calabria? Abbiamo creato delle strutture stabili? Forse sarebbe stato utile girare di meno. Il problema di scegliere a quale evento partecipare si pone. Io non vado ai Festival che ubbidiscono al narcisismo dell’autore e del libro. Finiti quei 3 giorni, i luoghi a settembre ritornano soli. Abbiamo speso energie, soldi, e passerelle politiche che da 40 anni hanno sfasciato la Calabria. Al di la degli slogan, qui si sta tentando un esperimento che dura nell’arco dell’anno”.

“Negli ultimi tempi sto giocando su questi temi. Luoghi che si spopolano. È un problema diffuso quello d’affrontare: che tipo di recupero e di rapporto intrattenere? Per fare un nuovo ordine abbiamo bisogno di nuove pratiche, ma anche di nuovi termini. Parlo spesso di melanconia, nostalgia, restanza cercando di vederli nella loro ambiguità. La nostalgia come critica del presente, come speranza, legata a un processo di riorganizzazione. Negli ultimi tempi con i libri che leggo, i termini che noto che fanno riferimento a ‘disperazione’. Nella letteratura apocalittica, leggendo la situazione del mondo occidentale, degli emigrati, il tutto lascia poco spazio all’entusiasmo. Disperazione è un sentimento diffuso che ci dice che non c’è molto da fare. Se guardiamo a questi paesi, con l’occhio vicino e lontano, dentro e fuori, l’atteggiamento rimanda a quei 3 termini”.

Restanza. Termine introdotto anche nel dizionario Treccani vuol dire restare per innovare. Per cambiare le cose. Non esiste tradizione che non significhi tradimento, inventare delle cose per restare in vita. Teti da studioso ha provato anche con la parola disperazione, ed è arrivato a ‘disperanza’, che sembrerebbe la negazione di speranza.
Disperanza è per Teti una forma di disperazione più tenue. Per cui chi coltiva la disperanza è un essere rassegnato ma non apatico.

“A Rovettari, Lago, vive solo una persona. È importante lasciare delle cose a chi viene. Gli ultimi abitanti potrebbero essere i primi nuovi abitanti. Abbiamo sentito delle persone che non sono disperate di abitare qui. La tranquillità, il rapporto con la terra, i dialoghi con i fiori, con le fate, rispetto a tutto questo, le strategie di rivitalizzazione possono essere tantissime”.

 

Di Valeria D'Agostino

Giornalista pubblicista

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