Il sentire comune della pioggia: “La mia estenuante ricerca della bellezza”

Non scrivi da tanto cose tue.

Già, Non scrivo da tanto cose mie.
Intanto sto continuando la ricerca su ciò che è mio, e ciò che è degli altri, quando ad essere protagonista è sempre lei: la scrittura.
E nel mentre sto verificando che questa ricerca è di gran lunga più affascinante dell’atto stesso della scrittura, specie se prendiamo in riferimento la scrittura fine a se stessa, quella che ‘oggi scrivo, fra 2 ore scrivo’, insomma quella a comando da chissà quale motivo, interno o esterno.

Una scrittura più meditata può essere meno banale, può causare un effetto nuovo per chi muove la penna e forse anche per chi legge.
E poi la ricerca, qualunque strada prenda, conduce sempre li: che tu scriva un articolo, o un diario, sei sempre tu e il mondo a stare insieme.
Le cose ‘tue’ ci sono sempre.
Per questo non differenzio più nulla.

Piove da circa un mese, se non di più, a quest’ora della giornata.
Chiunque si trovi in casa, sicuramente fra il divano, la tv, il cuscino, oppure a leggere un libro, a lavorare, starà pensando alla pioggia del 16 agosto.

Questo attimo, particolarmente banale, diventa universale, è sentimento collettivo, fra chi progetta il suo futuro, fra chi intende chiudere gli occhi e non pensare più a niente, fra chi si sente indietro col tempo, e chi invece troppo avanti, fra chi pensa che Settembre è il mese perfetto. Si vede un sole raggiante, caldo quanto basta per continuare ad andare al mare, e il suo riflettersi a tardo pomeriggio fra i vetri dei palazzi fa ben sperare circa le cose in ritardo da cui ripartire con un sorriso, un lavoro, un’armonia.

Eppure, sebbene io ti attenda Settembre, non posso proprio fare a meno di pensare all’anno che mi è scivolato fra le mani…
Ed oltre a voler scrivere meno, avverto che ad ogni camicia o pantalone nuovo devo, necessariamente, controllare l’interno, che non tengano cartellini o carte attaccate che frugando la mia pelle incidono con un nervosismo netto.

Devo salvarmi.

Oggi non c’è più nessuna carta da parate in cucina.
È una parete rossa.

Valeria D'Agostino

Giornalista pubblicista

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Una risposta

  1. Mimmo Raoul Serratore ha detto:

    Sempre profonda, notevole e di spessore…
    Mimmo Raoul Serratore

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