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Un anno. Un anno intero lontano da questi luoghi, da queste sponde, da queste montagne.

Il bello della Calabria è proprio questo: puoi citare tutte le situazioni geografiche, tanto non sbagli che le trovi tutte.
Piccola digressione geografica. Ripartiamo.
Un anno, dicevo, un anno intero passato in giro per l’Italia.. ma non in Calabria, che mi aveva visto quattordici volte.
Un anno in cui sono accadute molte cose: l’inizio del percorso da scrittore, con i suoi alti- parecchi- e i suoi bassi- pochi- ; il viaggio, altrettanto tortuoso, della professione da insegnante( e siamo appena all’inizio..).
La vita non la puoi programmare, a volte ti costringe a fare percorsi, e a tenere lontano, pur non volendo, i luoghi della vita vera, quella che spesso è mancata, fino a che, nel 2014, non decisi di intraprendere questa pazza avventura calabrese.
Per questo, un anno intero senza era troppo, davvero.
Sono partito con molti timori: paura di non trovarmi più a mio agio, paura delle distanze che inevitabilmente finiscono per contare, nella vita…. insomma, non ero sicuro di quello che avrei trovato.
Come sempre, però, i nostri timori sono più grandi della realtà che si pone davanti ai nostri occhi. Spesso, travolti dal mare impetuoso delle “cose da fare”, ci dimentichiamo che la vita vera è molto più semplice e ti aspetta lì, fiduciosa.
Ed ecco, la vita, di nuovo, come sempre.
I familiari vicoli. Le serate davanti al mare più bello. Le risate in compagnia. La malinconia di resistere in un mondo che annulla la cultura, ma proprio per questo, forse, la resistenza è ancora più testarda e tenace; i racconti antichi eppur vicini di una donna che anticipava il futuro, il mito che ti si presenta davanti agli occhi e non ti lascia più ( ah, la spaventevole eppur bellissima Scilla!), gli incontri casuali per strada che riportano la familiarità al punto in cui l’avevi lasciata, le passioni in comune, il dolore condiviso ( perchè se fosse una vacanza, per me, questo luogo, non ci tornerei così spesso), i racconti di un altro mondo oltre il mare che sarebbe bene ascoltare senza odio e pregiudizi ( vero, Italia?), le bevande che stanno solo qua, il cibo che non è mai solo cibo, ma senso di comunanza…. e la giornata passata dentro casa a raccontarsi un anno intero, che ti fa capire quanto i rapporti veri, belli, giusti, siano sempre quelli che ti trascinano via da casa e ti portano a confrontare gli specchi sul mondo che ci portiamo dentro.
Per questo, quindici volte è una certezza… ed è solo un nuovo inizio, per tante discese come questa.

Di Pierluigi Cuccitto

Di Pesaro. Ho trentaquattro anni, vivo e scrivo da precario in un mondo totalmente precario, alla ricerca di una casa dell’anima – che credo di aver trovato – e scrivo soprattutto di fantasy e avventura. Ho sempre l’animo da Don Chisciotte e lo conserverò sempre!

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