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Dormirò ancora per un poco
ma sappiate
che presto farò ritorno,
fra le sabbie del nostro spazio,
a reimparare a contare
e fidandomi ancora dei fili d’erba.
Nel mondo che avrò davanti
quel giorno
non vi saranno più cortisonici
né ormoni di nessun tipo;
chiederò allora
ai signori del tempo
una padronanza nel corpo
così completa e così piena
da dimenticare di possederne uno.
Chiameremo madre e chiameremo padre
ogni tipo di angiosperme,
il concetto di fratello perderà valore,
le nostre madri e i nostri padri,
i nostri fratelli le nostre sorelle
si riconosceranno in noi
come noi riconosceremmo le loro voci
fra tutti i mondi immaginabili.

Ma è presto ancora:
non abbiamo ancora attraversato
il verso principe delle nostre vite.
Si dice, in ogni poesia v’è un verso
tale, maestro, da reggere l’architettura
di tutto il resto.
Un verso atlantico, di norma
silenzioso, a volte persino
è uno spazio tra due strofe.
È ancora presto:
credo di esser posizionato
all’incirca
nel vuoto tra un apostrofo
e una parola qualsiasi.

Di Domenico Benedetto D'Agostino

Sono nato nei giorni della Merla, ventinove anni fa a Lamezia Terme. Studio ciò che mi appassiona, Storia delle Religioni, Beni Culturali, Arte e Archeologia e, citando Calvino: "Scrivo perché sono insoddisfatto di quel che ho già scritto e vorrei in qualche modo correggerlo, completarlo, proporre un’alternativa".

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