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Lamezia Terme – Questa mattina fra studenti e comitati spontanei la città di Lamezia Terme è scesa in piazza per manifestare contro degrado e cattiva burocrazia, in una parola per gridare basta sotto le porte del comune, per esprimere dissenso nei confronti dei commissari prefettizi che dallo scorso novembre siedono al posto del sindaco, a seguito del terzo scioglimento per infiltrazioni mafiose.

In questa settimana, inoltre, l’operazione Quinta Bolgia  ha portato a 22 arresti, fra domiciliari e custodie cautelari, nei confronti di due ditte di onoranze funebri Putrino e Rocca, alcuni vertici della sanità, dell’Asp di Catanzaro, quali l’ex direttore generale Giuseppe Perri,  e di alcuni politici locali e nazionali, Luigi Muraca e Pino Galati. Tutti insieme erano scesi a patti con la ‘ndrangheta, permettendo un sistema di monitoraggio esclusivo fra i malati, le loro cartelle, i farmaci, i pc, sotto l’omertà di molti medici, affinché ogni giorno l’una e l’altra ditta potessero accaparrarsi il morto per i funerali allo stesso modo. Si è verificato all’Ospedale di Lamezia Terme, sotto gli occhi di tutti, che già da decenni ravvisavano nello sguardo dei becchini aria di morte da regalare. L’ex ds Antonio Tomaino aveva denunciato nel 2015 al direttore generale Asp Giuseppe Perri, asserendo della situazione ingestibile, parlando di una materia scottante. Ma nulla fu impedito.

Oggi, come lo scorso anno per lo scioglimento comunale, la città di Lamezia Terme continua a mostrarsi indignata ma continua allo stesso tempo a non dare reazioni, segnali di vita. Perché la manifestazione di questa mattina, oltre ad essere fuorviante, circa i contenuti, appare organizzata da comitati che si definiscono lontani dalla politica ma che così non è, dunque ampiamente strumentalizzata, lontana dalla vera mobilitazione civica. Se a questo aggiungiamo che i suddetti comitati sono forze di estrema destra, molto più strano e paradossale risulta la partecipazione alla stessa di alcune forze invece di sinistra. È vero che in questi casi non si dovrebbe fare riferimento ai colori politici, ma una riflessione sulla ormai morta sinistra lametina occorre farla. Perché attendere che siano sempre certe bandiere italiane (quasi sempre ostentate male) a organizzare certe manifestazioni per poi accodarsi?

Il momento storico che stiamo attraversando è forse uno dei peggiori, ed anche a livello nazionale c’è confusione e profonda amarezza, ma oggi a parte la genuinità degli studenti che, in tenera età, si trovano a perdere gioiosamente un giorno di scuola, o a partecipare con vero senso civico senza ombra alcuna di pessimismo, non c’era nient’altro né si poteva pretendere che il Commissario Alecci ed i suoi scendessero giù a fare un comizio. Il lavoro di un commissario, fatto bene o male, è sempre oggettivo, riferito alla legge, e non gli si può recriminare la chiusura di impianti sportivi o di teatri, poiché pieni di lacune e problematiche presenti in più amministrazioni succedute nel tempo. Ci siamo già dimenticati della relazione di ben 241 pagine stilata dalla commissione d’accesso? Dei nomi che comparivano, dei nomi di certi dirigenti attraverso cui quella burocrazia, che oggi si è andata sbandierando, passava per bandi ad hoc e altri sistemi clientelari? Ma quando la smetteranno i lametini di essere vittime di se stesse?

Siamo in un tempo di resistenza. Per chi non è abituato a resistere non è compito facile, ma visto lo spaesamento e la gravità di situazioni quotidiane che si ripercuotono sulla collettività occorre schierarsi, e farlo subito. Che siano studenti, adolescenti, che siano politici, che siano associazioni culturali, che siano anche giornalisti. Perché, smettiamola, lo sappiamo bene che un giornalista deve raccontare ciò che accade mettendo da parte le proprie preferenze personali, ma quando ciò che accade non fa più notizia da un pezzo, allora si, possiamo anche dire no, non andare, non scrivere e non documentare niente per il giornale per cui lavoriamo, passare avanti, o fare approfondimento.

Quello di cui dovrebbero parlare, interrogarsi, le associazioni culturali, (molte nate solo ieri) ha a che fare con l’assistenzialismo, il servilismo, il compromesso, le raccomandazioni, l’idea di una mafia che, in fondo, come diceva qualcuno ai funerali di Peppino Impastato a Radio Out “Ci piace”, perché consente di restare comodi, come adagiati su un divano,  mentre tutto crolla e crollerà, tutto puzza e puzzerà. Sarei andata volentieri, oggi, a chiedere a dei passanti cosa ne pensassero dei 22 arresti, piuttosto che manifestare contro i commissari, sarei andata a chiedere perché, se la risposta più alta è sempre quella: “Ma lo sapevamo, questa storia va avanti da 10 anni, anzi no, questa storia va avanti da 30 anni”, nessuno ha più il coraggio di dire No a questo o a quel politico in sede di campagna elettorale.

Un comune commissariato è nel modo più naturale possibile quello che abbiamo ereditato dal passato. Allora puntiamo lo sguardo sull’eredità, facciamo in modo che con questa i conti si chiudano per sempre, altrimenti scappiamo, andiamo via, diamo un futuro diverso ai nostri figli, altrove, perché la retorica dell’andare e del restare è svanita in un attimo, non esiste più, e forse non è mai esistita.

Di Valeria D'Agostino

Giornalista pubblicista

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