Operazione Quinta Bolgia, Gratteri: “A Lamezia è gara a chi si aggiudica per prima il morto”

Lamezia Terme – Quando entri al pronto soccorso dell’Ospedale di Lamezia Terme è tutto molto evidente. C’è aria di decadenza, c’è aria di morte, ma c’è pure aria di conflitti, di affari deviati, c’è aria di onoranze funebri che ti guardano negli occhi, ti scrutano, per intuire se il tuo malore è così grave da poter predisporre una barella, e poi domani magari il funerale.

“È una gara continua a chi si aggiudica per prima il morto” – dice Nicola Gratteri, che insieme alla Dda e alla Guardia di Finanza di Catanzaro sono giunti, nell’operazione Bolgia, a 22 persone in arresto, per corruzione, abuso di ufficio e altri reati assimilabili. A quanto pare, però, fra i vertici dell’Asp fra cui il direttore generale Giuseppe Perri (in pensione da luglio scorso) e l’ex deputato Giuseppe Galati, con l’ex consigliere comunale Luigi Muraca, e fra le due ditte imprenditoriali di onoranze funebri Putrino e Rocca c’erano di mezzo le cosche mafiose Iannazzo/Cannizzaro/Daponte.

E così quello che spesso leggiamo o studiamo (in diritto penale riemerge l’articolo 416ter) in merito alla più estrema collaborazione fra mafia e politica si realizza sotto gli occhi di tutti. Dapprima sotto forma di contiguità, poi grazie alla determinazione di giudici come Nicola Gratteri si trasforma in atto probatorio e infine in reato a cui segue una pena. E i lametini onesti, questa volta, auspicano che dai processi e dai domiciliari certe facce ne escano in manette e vi restano più a lungo possibile. Perché Lamezia non è una città fatta solo di mafia e di contiguità, e allora un po’ di rispetto a quei lametini onesti occorre restituirlo in fretta. Sebbene, adesso, in qualunque angolo ti giri, in città, tutto sembra corrotto, malato, sporco, senza via di salvezza, dai rifiuti, alla sanità, alla macchina amministrativa, ai politici, ecc. Ma pensare a quei servizi essenziali a cui ogni donna e ogni uomo ha diritto, pensarli carenti, o in mano al sistema mafioso, quindi deviati, è qualcosa che fa irrigidire parecchio. Se ai vertici al comando ci stanno politici che siedono da decenni su alte poltrone dello Stato non solo umilia, ma indigna, e avvilisce ogni principio scritto dai nostri padri costituenti.

Ma i lametini, oltre ad essere onesti, e ad indignarsi devono compiere un salto di qualità: smettere di votare le persone sbagliate, smettere di dare fiducia a quei politici che da anni hanno smesso di essere credibili, o forse non lo sono mai stati, smettere, infine, di cedere al compromesso, di credere che per sopravvivere ci sia bisogno del supporto della mafia, o che senza di essa il posto di lavoro non esista. Nel 2018 non si può più pensare in modo arcaico, come se fossimo in un lontano ‘800 in cui la mafia dei pastori assicurava la protezione ai piccoli proprietari terrieri. Bisogna che l’assicurazione per la vita ce la guadagniamo da soli, e bisogna rifiutare ogni tipo di apparente agevolazione.

All’ospedale di Lamezia le cose non vanno bene da anni. Oggi si chiude una lunga e triste pagina che racconta di medici sottomessi, di un sistema di servizio sostitutivo delle autoambulanze, di chiavi di reparti date in mano alle due ditte di onoranze funebri, di ambulanze in pessime condizioni, di farmaci e di carte di degenti liberamente accessibili agli stessi uomini. All’ospedale di Lamezia chi non è morto, specie se in gravi condizioni,  viene fatto morire, e  chi è morto viene dato in mano agli affiliati alla ‘ndrangheta. Il diritto alla salute non è mai esistito. Ma manco una morte dignitosa e pulita esiste più a Lamezia.

Valeria D'Agostino

Giornalista pubblicista

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