Piccola Apocalisse Lametina

A Lamezia Terme il Sublime si è ipostatizzato spesso in una sorta di classe nemmeno lontanamente definibile medio-borghese (perché rimaniamo ancora periferia del vero centro economico-politico che è Catanzaro. Ma facciamo finta di poterla definire così. Negli ultimi anni, a Lamezia Terme, il Sublime, sceso in terra, ha cominciato a scavare ancora più a fondo fino a raggiungere livelli decisamente vergognosi, in termini di equità sociale ed etica. Tuttavia Esso non s’è mai completamente dissociato da quel tipo di classe sociale. Rimasto coerente con gli ideali di quella, ha inculcato negli animi e nelle coscienze civiche di giovani e adulti idee distorte o incomplete. E così, dagli scranni dei loro tribunali mentali, i medio-borghesi hanno creduto di poter indicare, a noi discreti, a noi mediocri, persino a noi “scadenti”, quali fossero i luoghi deputati alla vita pubblica, quali fossero le modalità di aggregazione sociale o culturale, cosa fosse giusto o cosa sbagliato, per cosa bisognasse protestare e cosa bisognasse disertare. Il Sublime, impossessatosi di corpi della più varia natura (professori, avvocati, dottori, magistrati, ingegneri ecc.) ci ha persino fatto sentire in colpa perché avremmo, a quanto pare, dato sfogo al nostro egoismo e al nostro individualismo, anziché pensare al “noi”, al collettivo e all’unione. Certo, nessuna parola sul fatto che l’individualismo ce lo avesse inculcato il loro Cristianesimo, quello bigotto, quello che ha la pretese d’essere l’unico a detenere l’Etica. Sempre il Sublime, ci ha dato, implicitamente, dei “pecoroni”, ci ha detto che abbiamo sbagliato a votare a questo a quell’altro. Perché dovevamo e dovremo votare per loro. Insomma a Lamezia Terme il Sublime si è saputo ben mascherare dietro cravatte, papillon, ma anche dietro impermeabili, in mezzo a tanti libri, fra la pochette e il taschino, nei portafogli. E, soprattutto, dietro tanta, tanta miseria e disonestà intellettuale.

Prendiamo le distanze. A Lamezia Terme il Sublime è un fiore velenoso, una zizzania che va sradicata all’istante, non appena la si riconosce. È «l’inutilità dell’Utile». La perfezione da cui scappare. Prima che sia troppo tardi.

Domenico Benedetto D'Agostino

Sono nato nei giorni della Merla, ventisette anni fa a Lamezia Terme. Studio ciò che mi appassiona, Storia delle Religioni, Beni Culturali, Arte e Archeologia e, citando Calvino: "Scrivo perché sono insoddisfatto di quel che ho già scritto e vorrei in qualche modo correggerlo, completarlo, proporre un’alternativa".

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