Questo non è un ragazzo.

Eccomi, alla soglia di un’età fatidica, i 30 anni.

Penso spesso agli altri di questa mia generazione. quanto siamo diversi e simili allo stesso tempo.

Ancora quanto siamo bambini e adolescenti, e quanto troppo adulti.

A volte posso pensare “quando cresco”?  E altre la voglia di non farlo mai.

Questa situazione di disagio paralizzante, invece di parlare di tutte queste cazzate, di tutte queste “paranoie”, ovvero queste faccende che non hanno altra funzione che allontanare la noia, o far sembrare che sia così.

Sembra, appunto, tutto inutile.

Quanto poco si stringe in mano, quante storie che ancora si fanno in testa, quante paure provenienti dai nostri anni al liceo?

Qualcuno è rimasto ancora lì, purtroppo, o per fortuna. Dipende quanto le paure ci congelino, sentendo questo cuore che batte freddo, come il ghiaccio.

Alla fine basterebbe solo avere quella persona, lontana, ma con cui si è destinati a stare. Il filo invisibile legato alla nostra “anima gemella”, e questo filo prima o poi si legherà alla sua mano.

Non rimane altro che dire l’uno all’altra “aspettami”.

E volere soltanto una bambina piccola, una figlia, perché è così, in quelle poche volte che ho trovato lavoro come educatore, le bambine sono state quelle che son state più simpatiche.

E tornare quindi bambini insieme a lei e giocarci e basta, senza dover più pensare a questi macigni sul cuore, sempre freddo.

Come questo fiume, che osservo.

È freddo, ma si muove, a differenza nostra.

Anche se ci sentiamo bloccati, o fermi, il tempo continua a scorrere.

 

Un disagio di questa generazione che dice di essere “vecchia”, senza aver compiuto nemmeno 30 anni, come se fossimo già fatti e finiti, una generazione che ha perso la fede.

La crisi, la disoccupazione e questa depressione che ci fa male nel profondo.

E cosa facciamo? Stiamo su ‘sta comunicazione nuova, magari sfogando la nostra frustrazione prendendocela con gente sconosciuta su internet.

 

Per quanto la speranza resti dentro di me, di avere un giorno la vita che voglio, di avere la mano a cui si collega il filo che parte dalla mia anima, e poi avere la figlioletta con cui giocare…

… Non è questo il futuro che avrei voluto.

 

Come Magritte, questa non è una pipa,

questo non è un ragazzo.

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