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Eccomi, alla soglia di un’età fatidica, i 30 anni.

Penso spesso agli altri di questa mia generazione. quanto siamo diversi e simili allo stesso tempo.

Ancora quanto siamo bambini e adolescenti, e quanto troppo adulti.

A volte posso pensare “quando cresco”?  E altre la voglia di non farlo mai.

Questa situazione di disagio paralizzante, invece di parlare di tutte queste cazzate, di tutte queste “paranoie”, ovvero queste faccende che non hanno altra funzione che allontanare la noia, o far sembrare che sia così.

Sembra, appunto, tutto inutile.

Quanto poco si stringe in mano, quante storie che ancora si fanno in testa, quante paure provenienti dai nostri anni al liceo?

Qualcuno è rimasto ancora lì, purtroppo, o per fortuna. Dipende quanto le paure ci congelino, sentendo questo cuore che batte freddo, come il ghiaccio.

Alla fine basterebbe solo avere quella persona, lontana, ma con cui si è destinati a stare. Il filo invisibile legato alla nostra “anima gemella”, e questo filo prima o poi si legherà alla sua mano.

Non rimane altro che dire l’uno all’altra “aspettami”.

E volere soltanto una bambina piccola, una figlia, perché è così, in quelle poche volte che ho trovato lavoro come educatore, le bambine sono state quelle che son state più simpatiche.

E tornare quindi bambini insieme a lei e giocarci e basta, senza dover più pensare a questi macigni sul cuore, sempre freddo.

Come questo fiume, che osservo.

È freddo, ma si muove, a differenza nostra.

Anche se ci sentiamo bloccati, o fermi, il tempo continua a scorrere.

 

Un disagio di questa generazione che dice di essere “vecchia”, senza aver compiuto nemmeno 30 anni, come se fossimo già fatti e finiti, una generazione che ha perso la fede.

La crisi, la disoccupazione e questa depressione che ci fa male nel profondo.

E cosa facciamo? Stiamo su ‘sta comunicazione nuova, magari sfogando la nostra frustrazione prendendocela con gente sconosciuta su internet.

 

Per quanto la speranza resti dentro di me, di avere un giorno la vita che voglio, di avere la mano a cui si collega il filo che parte dalla mia anima, e poi avere la figlioletta con cui giocare…

… Non è questo il futuro che avrei voluto.

 

Come Magritte, questa non è una pipa,

questo non è un ragazzo.

Di Paolo

nato nell'ultimo degli anni 80, nella città propensa verso lo studio di ogni pregio e difetto delle persone, eccomi qui. Appassionato di romanzi, specie quelli di avventura, cresciuto con Salgari e altri romanzi di avventure del mare, ho iniziato da lì, ad appassionarmi al mondo dell'avventura. Anche se dovrebeb essere il mio genere "prediletto" insieme al fantasy, non amo dare etichette, come dicono amici che dicono che ascolto rap. è vero, ascolto molto spesso quella musica, ma ho anche periodi in cui mi ipnotizzo o coi foo fighters o con gli u2, per dire. Amante della natura, del silenzio, dell'amore (quello vero), delle donne, dell'amicizia, dei videogiochi e delle serie tv. La mia cultura non si ferma al libro e alla musica, si amplia nella conoscenza degli altri e dell'altro.

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