Una biblioteca vivente per andare. Una biblioteca vivente per restare.

S’è conclusa ieri la seconda edizione della “Biblioteca Vivente” a Lamezia Terme. L’idea, nata due anni fa, da un gruppo di giovani volontari della biblioteca comunale, s’è riproposta questa volta nel piccolo teatro indipendente di via Aspromonte, nel centro storico di Nicastro. Ecco che, così, altre idee, nuove storie, e visi, e mani, si sono incontrati, e racchiusi nella magica e calda atmosfera della biblioteca dello spettacolo (con oltre 3000 volumi dedicati al cinema e al teatro) e nella sala Beck to Beck del Tip Teatro, dedicata al grande Julian Beck,  del Living Theatre.

Deponiamo le armi con cui minacciamo, ogni giorno, il nostro pensiero. Abbattiamo il pregiudizio, con tutti gli stereotipi intorno, e abbattiamo anche la retorica per cui molti luoghi comuni trovano forma di esistere, e di viaggiare, di creare rassegnazione, indebolimento sociale, psichico, armonico del corpo e dello spirito. Come si crea una biblioteca vivente? Si crea da un’esigenza interiore, da un ascolto intimo, personale, che poi trova la forza di esprimersi all’esterno. Si crea, come qualunque altra cosa. Con il desiderio, la voglia di non arrendersi ad un io, sempre più misero, che la nuova comunicazione, dell’era digitale, ci impone, si trova nella vittoria che risiede nel riconoscersi, tutti, più ricchi stando insieme, tramite un’accoglienza disinteressata, un coinvolgimento spontaneo, le adesioni animate da speranza, respingendo ogni tipo di resistenza deviata.

Il manifestarsi di fronte ciò che la società reputa oggetto scriminante, dire che non è proprio così: siamo uguali, esattamente nella misura in cui siamo diversi, e perciò siamo più che mai belli. Il manifestarsi di fronte il pietismo, o la compassione, e quindi respingerli, far prevalere lo stesso cuore, che batte, e gli occhi di diverso colore che non sentono alcun timore di afferrarne altri, ma ci stanno dentro dolcemente.

Ogni storia con dentro altre storie ha trovato modo di confrontarsi. Dopo qualche minuto di imbarazzo tutto è sembrato ‘normale’ , familiare, azzeccato. Così le etichette, lo stigma, i pregiudizi, a fine serata, sono volati via, e tutti hanno trovato modo, anche nel silenzio della propria anima, ma con estrema empatia, di modulare a se stessi e agli altri i migliori auguri per la vita a venire.

A chi va via, a chi resta, a chi si nutre di pensieri e sguardi comuni, ai solitari, ed ai piccoli eroi silenziosi che hanno scoperto il segreto dello stare al mondo: Auguri da tutti noi. A presto.

Valeria D'Agostino

Giornalista pubblicista

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