Il libro della Giungla: un libro da leggere, sempre

La magia di essere un classico: qualcosa di magico, indefinibile, magnetico. Non è facile trovare i motivi per leggere qualcosa, quando hai a che fare con un Classico della Letteratura. Avresti così tante cose da dire, che hai sempre paura di lasciare fuori proprio quel motivo importantissimo senza il quale non si può proprio stare…

Comunque, io ci provo, e oggi il libro che vi consiglio è… Il libro della Giungla, di Rudyard Kipling!

Cavolo, lo conosciamo tutti, vi sento già dire… bello il film della Disney! Ecco, appunto, proprio perchè c’è il film della Disney che il libro andrebbe letto.
Il fatto è che il cartone è molto distante dalla storia del libro: al di là degli episodi tagliati o no, è proprio l’atmosfera che è diversa.
Quindi, qual’è il tono del libro di Kipling?
La prima parola che mi viene in mente è soave durezza. Il libro è proprio così. Soave come la bellezza della natura e di un mondo incontaminato o che cerca di rimanere tale; duro come la Legge della Giungla, “vecchia e vera come il cielo”, a cui tutti sono tenuti a portare rispetto e a cercare di non trasgredire, altrimenti si finisce reietti e zoppi come la tigre Shere-Khan, o senza legge come il Bandar-log, il Popolo delle Scimmie, o confusi e deboli come i lupi amici di Mowgli, il cucciolo d’umo protagonista, adottato dai lupi, i quali abbandonano la saggia via del Branco e di Akela, per seguire l’anarchia di Shere-khan e dello sciacallo Tabaqui.

Ma il libro è anche altro, e la seconda parola che mi viene in mete è dissidio. Il dissidio che vive Mowgli, il cucciolo d’uomo, il quale, man mano che crescce, sente sempre di più dentro di sè, il conflitto tra il suo essere uomo e il suo vivere da lupo, magnificamente espresso da questo suo dialogo con Bagheera, la pantera nera, sua compagna di vita e cacce:

“Allora Mowgli si sentì stringere il cuore, un dolore dentro che non aveva mai sentito prima in vita sua; trattenne il respiro e scoppiò in singhiozzi, mentre le lacrime gli scorrevano sul volto.
“Cos’è? Cosa mi succede?”, chiese. “Non ho voglia di lasciare la Giungla e non so cosa mi ha preso. Sto per morire, Bagheera?”.
“No, fratellino. Sono solo lacrime, quelle degli uomini”, rispose Bagheera. “Proprio le lacrime mi confermano che sei un Uomo e non più un Cucciolo d’Uomo. La Giungla è chiusa per te da ora in poi. Lasciale cadere,
Mowgli, non sono che lacrime”.

Alla fine dovrà affrontare questo dissidio, per crescere e diventare uomo, e non c’è miglior romanzo di formazione del Libro della Giungla per capire il tormento della crescita.

La terza parola che mi viene in mente è parola maestra: il codice verbale grazie al quale gli animali comunicano, si riconoscono e si rispettano nella Giungla: solo grazie all’apprendimento delle parole maestre insegnategli da Baloo, il vecchio orso Maestro della Legge, Mowgli saprà farsi accogliere come amico dal serpente Kaa, saprà chiedere aiuto all’avvoltoio Chil quando le scimmie lo rapiranno… insomma, le parole maestre sono la garanzia di salvezza nella Giungla.

Ci sarebbero ancora tante cose da dire, su questo magnifico libro, ma io mi fermo qui e vi lascio il piacere di entrare nella Giungla, di viverla…e di uscirne, profondamente cambiati.

Perchè è questa la magia della Giungla, e di tutti i grandi libri.

Mostrare la bellezza tremenda della vita.

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