La società liquida dei like e delle illusioni

Cosa si nasconde, spesso, dietro un like, e cosa invece si rende visibile, fuori da ogni altra possibile lettura? Quanto di vero e quanto di fantastico c’è nelle varie supposizioni che la mente elabora a proposito di like, su Facebook, Instagram, Twitter?

Sappiamo, infatti, che nell’era della velocità su cui si plasma la nuova comunicazione formata da digitalizzazione e tecnologia innovativa, il mondo reale e il mondo virtuale diventano una sola cosa. In altri casi, però, c’è una estrema divisione. Comunque gli effetti sono quasi sempre dannosi. Esclusi gli utilizzi dei social network per fini lavorativi, laddove anche qui la comunicazione umana e il potere contrattuale si appiattiscono, chi vive insieme reale e virtuale si trova a sviscerare sulla piattaforma fatti privati, immagini intime e personali, sentimenti, emozioni di ogni tipo, si trova a spersonalizzarsi totalmente. Si giunge persino a crearsi degli amori, nelle chat, e i commenti e i Like in aumento sono una traducibile ipotesi di rimorchio con quella ragazza o con quel ragazzo. Chi tenta, anche inconsapevolmente, di dividere le due cose, si trova irrimediabilmente solo. La vita virtuale e basta, non consente di avere rapporti e vita sociale alla luce del sole, non si trova gusto nel fare una passeggiata, nel fare due chiacchiere viso a viso con degli amici, e casa, con pc, tablet, o ufficio con chat aperte in ogni dove diventano l’unico filtro dipendente del quotidiano. Chi, invece, vive senza social pare si senta escluso, non conosce informazioni, eventi, e spesso non riesce a creare neanche relazioni. Sarà vero?

Insomma, a prescindere dall’utilizzo o meno dei social, la vita di ogni soggetto in questa società post moderna, di rapporti e amori liquidi, pare non riesca affatto a restare circoscritta. Così, mentre nel 2000, gli adolescenti si affacciavano ai primi cellulari, e attendevano con ansia i famosi sms per sapere se quella ragazza o quel ragazzo fossero nei loro pensieri, oggi sono le notifiche su Facebook a far battere loro il cuore. Più notifiche più battiti.

Dunque viviamo un tempo in cui i sentimenti risultano assai sminuiti, ridotti a uno schermo, le cui emozioni amplificate si esauriscono in un baleno, giusto il tempo di conoscersi un po’ per davvero, rompere la sfera di illusione creata dalla fantasia, tutto,  anche quella che stupidamente si considerava amicizia,  è rimozione.

Nella società liquida, per come affermava lo studioso Bauman, l’amicizia, l’amore, si assumono come consumistici, alla stessa stregua del commercio, i rapporti si vendono e svendono, scadono, si accentuano e si perdono. Accade, molto spesso, a causa della precarietà emotiva, ma anche a causa della nuova cultura della immagine, su cui fanno leva appunto i social, per cui tutti siamo bravi e belli, irresistibili, e così nessuno ha bisogno (cioè di nutrirsi) di nessuno, finita una storia se ne comincia un’altra il giorno dopo, cosi delle amicizie improntate agli affari, al lavoro, nulla pare resti, perché tanto grave (pesante) è lo sforzo del dare, ricambiare, rischiare, e poi ancora dare, mettersi in discussione.

La paura ha preso il sopravvento? Ci divora tutti e non ce ne accorgiamo? Meglio stare comodamente distratti da un cellulare mentre i nostri piedi penzolanti su un divano riposano. Ma quanti passi, invece, quei piedi desidererebbero condurre all’impazzata verso prati verdi e terre incontaminate?

Valeria D'Agostino

Giornalista pubblicista

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