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Sento il tuo sguardo tra la folla piovermi addosso,

come un’onda gelata che scalfisce un sasso, inerme, inebriato dal sole.

 

Accolgo le tue mani fra mille petali di rosa, confuse tra i germogli dell’estate,

sperdute e stanche.

Mi affido alla tua bocca in cui nascondo i segreti più incerti, racconto

l’estasi di un lungo viaggio, distendo i miei pensieri.

 

Nel tuo cammino mi abbandono, i tuoi passi come faro nella notte,

ombra nel deserto, neve sui tetti, foglie arancio sull’asfalto,

luce bianca su un racconto, occhi aperti in fondo al mare.

 

C’è che seguiamo un comune sentiero,

brandendo lo stesso destino, stringendo granelli di sabbia fra le mani aperte.

Di Giorgio Curcio

Sono i ricordi e gli amori che non ho mai avuto, le risate e le bugie, gli schiaffi presi e quelli non dati, ma anche i sorrisi e gli sguardi rivolti nel vuoto delle anime che mi circondano e spesso ne scrivo anche. Giornalista di professione, utilizzo i miei occhi e i miei sensi per trovare un filo che unisce le migliaia di distrazioni che mi circondano e che mi confondono.

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