Venerdì santo e le croci personali, “Resistere al dolore con un sorriso”

Oggi venerdì santo del 2019 in attesa della Pasqua accendo lo sguardo al cielo e ascolto la mia voce. Alcuni verbi come ‘stancare’ trovano il modo, adesso, di resistere.

Quello che mi stanca però senza sosta é l’indifferenza del mondo, la voce inascoltata, gli abbracci e le mani non afferrati, l’incomprensione perché semplicemente quel sapere non vuole essere trovato.

Si resiste al dolore, al respiro senza tregua, alla tosse, alla gola che brucia, si resiste al telefono che squilla e al telefono che non squilla, ai pensieri che di notte fanno paura, al cuore che fa male, alle gambe che tremano, alla schiena rotta, si resiste allo stress di scalini ripresi tante, troppe volte, si resiste alle affermazioni di medici, infermieri, ripetuti anch’essi all’infinito, a chi crede che tu sia ancora una bambina e invece sei già donna da un pezzo ma nessuno se ne accorge.

Oggi, porto la mia croce personale, certa che in silenzio troverò la pace necessaria a colmare la rabbia, la delusione, le trincee dell’anima solo apparentemente ingabbiata. Perché la serenità c’è, esiste, ed è forte, ma non è dato a tutti vederla, toccarla, assaporarla.

Ci vuole molto sforzo per amare, per contare gli anni, per distruggerli, e per ricostruirli da zero. Ci vuole sacrificio a vivere in amore, e volontà nella conoscenza. Non si può pretendere di amare senza sentirsi imperfetti, perché è in quel gioco di imperfezione la magia del sentimento che si rinnova.

Chi ci ama saprà cercare in fondo al cuore il sorriso più vero, non lo chiederà, lo troverà, e gliene restituirà uno inaspettato.

Valeria D'Agostino

Giornalista pubblicista

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