“No all’apologia del fascismo e all’odio razziale”, Nicola Lagioia esclude il libro di Salvini dal Salone di Torino

Nicola Lagioia, direttore del Salone Internazionale del libro di Torino 2019

Il dibattito degli ultimi giorni circa la possibilità di Matteo Salvini di partecipare al Salone del libro di Torino subito smentita da Nicola Lagioia, direttore del Salone, si rivela utile e necessario per riflettere. 

Un momento storico, quello attuale, che pare essersi totalmente dimenticato dei 70 anni di Costituzione italiana, e quindi dei valori di democrazia, in cui le coscienze sembrano ingabbiate,  e con facilità, sia da parte di Ministri che di cittadini,  si ritorna a parlare e a praticare fascismo con estremo vanto.

È proprio in questi casi che servono atti di disobbedienza o più semplicemente, come è avvenuto grazie all’intervento di Lagioia,  si rende opportuno un richiamo allo stato delle cose,  e quindi schierarsi in difesa dei valori di libertà tanto sacrificati dai nostri padri. Non si può non tenere conto di quanto, giorno per giorno,  si stia venendo a creare in termini di odio dilagante.

“Chi pensa a sé stesso muore solo”

Così ha dichiarato nelle ultime ore Nicola Lagioia. Intanto nei giorni precedenti, in merito alla diffusione di una notizia falsa che inseriva “Io sono Matteo Salvini” libro edito dalla casa editrice di casapoud nel programma 2019, aveva chiarito la posizione del Salone cosi:

“Nessuna libertà può definirsi tale se non è tuttavia priva di argini. In ogni caso io e il comitato editoriale, a maggior ragione nell’anno del centenario di Primo Levi (è sempre, ogni istante, il tempo di Primo Levi) crediamo che all’apologia del fascismo, all’odio etnico e razziale non debba essere dato spazio nel programma editoriale. Mai. Neanche a ciò che può essere in odore di tutto ciò. Nel programma infatti non ne troverete traccia. L’antifascismo è un valore in cui io e l’intero comitato editoriale del Salone crediamo fortemente, così come ci crede la città di Torino”.

Il pensiero della direzione  editoriale è chiaro: “La comunità del Salone potrebbe sentirsi offesa e ferita dalla presenza di espositori legati a gruppi o partiti politici dichiaratamente o velatamente fascisti, xenofobi, oppure presenti nel gioco democratico allo scopo di sovvertirlo. È imbarazzante ad esempio ospitare la testimonianza di Tatiana Bucci (deportata ad Auschwitz con sua sorella Andra quando era bambina) in un contesto dove c’è anche chi sostiene le ragioni dei suoi carnefici”.

Si dimette Christian Raimo, uno dei membri del comitato editoriale del Salone di Torino

“Chi ha creduto di sfruttare il post di Raimo e le polemiche sui neofascismi per intimidirci, per scalfire l’indipendenza editoriale del Salone e quindi per danneggiare un progetto bellissimo e l’intero territorio, sbaglia di grosso. Il Salone si basa sulla condivisione. È il motivo per il quale, d’ora in poi, a parlare sarà il Salone e basta: gli incontri, i dibattiti, le presentazioni, la sua comunità”.

Buon lavoro a tutto lo staff del Salone Internazionale del libro di Torino, la storica fiera che va avanti dal 1988 e che in questa nuova edizione (09-13 maggio) mette al centro il tema del confronto culturale e del gioco.

 

Valeria D'Agostino

Giornalista pubblicista

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