“Nostalgia del passato”, quando comprare un libro voleva significare libertà dalle catene

Oggi qualcuno mi ha fatto riflettere a proposito del totale appiattimento culturale nel quale ci troviamo calati, nel quale si tuffano in particolare le giovanissime generazioni, quelle che insomma sono nate proprio nell’era dei social network.

Ho provato nostalgia, se così posso definirla, o forse curiosità, verso un tempo che non ho vissuto, un tempo passato dove parlare di argomenti quali femminismo, lotta per i diritti delle donne, o di comunismo, libertà, e principi fondamentali che caratterizzano il nostro essere uomo e donna, voleva dire qualche cosa di diverso da quanto possiamo in minima parte cercare di assorbire oggi, mediante un click sul web, e una condivisione sul profilo Facebook.

Voleva dire, innanzitutto, prendere parte “insieme” a un processo storico, sociale, economico, e culturale che aveva a che fare, indistintamente, con una urgenza: quella di sapere, di sapere per salvarsi. Allora non era utile a nessuno mettere sul piedistallo chi aveva il liceo rispetto a chi aveva la quinta elementare, perché tutti avevano allo stesso modo grande sete di coraggio, di confronto, di arricchimento reciproco.

Tutti facevano salti mortali per poter acquistare un libro, per scambiarselo. Per trovare delle soluzioni. Oggi che nel 2020 siamo circondati da notizie online che viaggiano al minuto senza avere tempo a disposizione per l’approfondimento, siamo tutti incredibilmente stanchi, annoiati, eppure dottori e dottoresse.

La cosa più triste è che non ci sappiamo riconoscere uomini o donne in grado di sapere formulare abbracci. Per questo giornate importanti, che rincorrono la storia, vengono continuamente denigrate, oppure vengono circondate da slogan e protagonismi. Oggi mi è venuta una gran voglia di leggere libri, ma so che non lo farò, è pomeriggio inoltrato, numerose faccende attendono che le incontri, nessuno vuole più fare rete realmente.

Valeria D'Agostino

Giornalista pubblicista

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