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Pazienza. Pazienza. Pazienza. È probabilmente tra le parole che più ci ripetiamo in questi giorni di clausura casalinga, già difficili da gestire per le nostre abitudini frettolose e, forse, resi ancora più pesanti per via dell’Informatore Unico – l’Internet – al quale ci stiamo legando ormai in maniera indissolubile e che ci bombarda di notizie e di aggiornamenti costanti sulla situazione storica che stiamo vivendo.

Ieri, tuttavia, per i due milioni scarsi di calabresi, una notizia in particolare ha avuto risonanza centrale: dopo quasi due mesi (e dopo lo slittamento causa “paura contagio” da Coronavirus del primo consiglio) sono state finalmente sciolte le riserve della governatrice Jole Santelli per la nuova Giunta regionale. Potremmo dire “per il resto della giunta” – viste le precedenti nomine del capitano De Caprio (Ultimo) e dell’astrofisica Savaglio (rispettivamente assessori all’Ambiente e all’Istruzione, Università e Ricerca) – ma ammettiamolo: per i posti più scottanti, quelli che più fanno “girare l’economia”, era ancora troppo presto. Bisognava dare senz’altro più tempo alle varie parti politiche per giocare ancora a uno squallido braccio di ferro, deleterio e del tutto provinciale. Tipico delle nostre parti. E tipico, evidentemente, anche di Matteo Salvini e della sua Lega che del braccio di ferro sono stati la controparte ufficiale.

Curiosamente, nella stessa data di ieri (18 marzo), sei anni fa, il Fatto Quotidiano informava l’Italia delle gesta memorabili di Talarico – allora presidente del consiglio regionale della Calabria di Scopelliti – con quel vizietto di consumare cene trimalchioniche evitando chiaramente di pagare (https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/18/banchetti-e-feste-120mila-euro-di-debiti-per-il-presidente-del-consiglio-regionale-della-calabria/918181/?fbclid=IwAR1MzfqjaPepfrFS21H5tMehns7DHF_4DkSJ56XKm03T9PTJKOYvdZhOn6o). Ebbene oggi Talarico torna alla Regione Calabria nel coerentissimo assessorato al Bilancio. E se non fa ancora abbastanza ridere l’idea stessa che l’Udc – partito decrepito sulla scena nazionale – in Calabria possa ancora rivestire ruoli di grande potere, fa sbellicare dalle risate la notizia di un Udc che addirittura “esplode” dall’interno per la nomina (https://www.corrieredellacalabria.it/z-da/item/230545-prima-grana-per-santelli-la-nomina-di-talarico-fa-esplodere-ludc/). Che dire? In Calabria è l’Udc a scindersi.

Proprio lo scranno di presidente del consiglio, ruolo tanto ambito, non poteva che andare all’impresentabile Domenico Tallini. Impresentabile in senso letterale, vista la diffida dell’antimafia risalente solo a qualche giorno prima delle elezioni (https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/01/23/regionali-gli-impresentabili-per-lantimafia-due-imputati-per-corruzione-in-calabria-con-fi-e-un-condannato-in-primo-grado-in-emilia-con-la-meloni/5682740/) e alla quale Tallini ha poi risposto “con l’esito delle elezioni”, come “se il consenso popolare ottenuto lo assolvesse automaticamente dal processo nei suoi confronti che, al contrario, deve ancora celebrarsi.” (https://www.lanotiziagiornale.it/eletto-un-impresentabile-in-calabria-prima-grana-per-la-santelli-il-neoconsigliere-tallini-di-forza-italia-e-stato-rinviato-a-giudizio/).

L’uomo della Lega, per buona pace dei leghisti catanzaresi, è invece risultato essere l’istrionico Nino Spirlì, che dal suo blog del “Giornale” vaticina di Gesù Cristi immuni al Coronavirus e che si ostina a definirsi “intellettuale dissidente”. Come dargli torto, in effetti, visti i profondi dissidi nella sua stessa autopresentazione su Twitter, dove si definisce fieramente cattolico, “omossessuale a tempo perso” e, naturalmente, leghista. A lui va nientemeno che la vicepresidenza della Regione e la delega a: Cultura, beni e attività culturali, musei, teatri e biblioteche, associazionismo culturale, politiche del commercio e dell’artigianato, legalità e sicurezza.

La novità assoluta viene dai “martoriati” Fratelli d’Italia che dopo aver visto perdere i primi due eletti in provincia di Reggio Calabria per un’indagine di voto di scambio ottengono l’assessorato al turismo. Il nome è quello di Fausto Orsomarso ex FI, per due volte consigliere regionale, in queste elezioni decide di non presentarsi per entrare dalla porta di servizio alla cittadella regionale. Amico dichiarato di Scopelliti ed ex fedelissimo è passato con i meloniani dopo una breve militanza nel NCD di Alfano.

All’Agricoltura e Welfare invece, va Gianluca Gallo enfant prodige della politica nostrana due mandati da sindaco di Cassano allo Jonio, consigliere regionale nel 2010 e nel 2017 dopo aver vinto una battaglia legale contro Giuseppe Graziano.

Si può dire che la Santelli dopo la campagna elettorale in cui la parola d’ordine è stata “rinnovamento” e le prime due nomine di Ultimo e della Savaglio, non poteva disattendere in maniera peggiore le aspettative e le promesse da campagna elettorale. Soprattutto dopo 50 giorni di scandali ed emergenza è venuta fuori la solita minestra riscaldata dal fuoco delle peggiori trattative politiche. Vecchie facce a cui si sono affiancati i leghisti che per disposizione del leader Salvini hanno “visto” mettere da parte i propri eletti locali lasciando le redini del gioco alle due guardie nordiche che gli ha affibbiato. Infatti sembra proprio che l’anima calabrese sia totalmente in contrasto e ridotta alla mercè decisionale del Segretario Regionale Invernizzi (il bergamasco) e del suo braccio destro il “vice responsabile nazionale degli Enti locali” Walter Rauti, che da come si evince da molte voci di corridoio nella Lega conoscono solo al di sopra del Po, forse.

Pare, insomma, che ancora una volta, e più del solito, dall’interno delle nostre case, delle nostre quattro mura… avremo bisogno di tanta e tanta pazienza.

Di Domenico Benedetto D'Agostino

Sono nato nei giorni della Merla, ventinove anni fa a Lamezia Terme. Studio ciò che mi appassiona, Storia delle Religioni, Beni Culturali, Arte e Archeologia e, citando Calvino: "Scrivo perché sono insoddisfatto di quel che ho già scritto e vorrei in qualche modo correggerlo, completarlo, proporre un’alternativa".

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