Se la poesia illumina la quarantena: Coriandoli e Tramare di E. Carnevale

 

Parlare di poesie oggi, in questo momento così delicato e tragico per noi tutti, potrà sembrare strano. Siamo immersi in un tempo senza tempo, scandito da decreti, conferenze stampa, notizie che si susseguono senza sosta, morti, sensazioni paranoiche. Eppure, credo sia importante cercare di mantenere le nostre abitudini e soprattutto, non farsi avvolgere totalmente dalla tristezza e dalla disperazione.

Ho conosciuto Emanuele a fine dicembre in occasione della presentazione delle sue due raccolte di poesie: Coriandoli e Tramare, entrambe edite da Erranti Edizioni. Ho avuto modo di approfondirne la lettura in questi giorni di quarantena. La prima raccolta- pubblicata nel 2016- è un excursus tra i pensieri di un giovane poeta che cerca di trovare nelle parole, nella composizione in versi, un’urgenza comunicativa, una dolcezza, una malinconia sospesa tra infanzia, adolescenza, giovinezza. L’amore sembra essere il fulcro di molte composizioni, tenero, passionale, effimero ma aspirante all’eterno. C’è un paesaggio, quello calabrese – e più precisamente quello della costa tirrenica – che fa da cornice, da limite superabile, punto di partenza e approdo per slanci appassionati, per tratteggiare sogni, sensazioni ed esperienze nel concatenarsi delle parole.  Interessante la sezione della raccolta intitolata Sociali in cui l’autore osserva e riflette sul mondo che lo circonda, sulla spietatezza, sul dolore causato dalla sperequazione sociale, dallo sfruttamento. Si legge ne  Il ruolo dell’uomo nel mercato:

 

Il denaro ingloba l’uomo,

lo attanaglia in una morsa senza tregua,

lo rende schiavo.

I soldi trasformano l’uomo

in una macchina senza cuore,

rilegandolo in un mondo dove tutto è merce;

la vita stessa ha un costo,

come del resto la morte.

 

Non mancano composizioni in lingua inglese, idioma che sembra padroneggiare benissimo, ove echeggiano la stessa inquietudine, gli stessi interrogativi.

 

Then some human beings

became

priests of the Power,

monks of the Money,

followers of the Privilege.

The worship of these Gods

declares

how to live,

where to live,

how to die.

 

Nella seconda raccolta, Tramare, pubblicata nel 2019,  i versi si fanno più maturi, concreti. Gli occhi, o meglio lo sguardo – vera lingua madre dell’autore – declina sentimenti, sensazioni, esperienze, pensieri , persone, nel suo errare da giovane giramondo. L’amore viene illuminato nelle sue molteplici sfaccettature, quelle più carnali, più concrete, fino a quelle ideali.  Notiamo più liriche in lingua inglese e una in dialetto, il medium espressivo che Emanuele preferisce. È un richiamo forte alla sua identità, sottolineando la sua appartenenza a questa terra, al sud Italia. Un meridione spesso oppresso, amaro, come emerge nel componimento dedicato al capolarato:

 

Li ho visti,

avevano la pelle nera

mani nella terra,

vestiti di terza, quarta mano.

Stavano malfermi

flettendo su muscoli possenti annoiati

schiena curva e faccia al suolo.

Piantavano cipolla rossa,

nella terra dei patrizi

romani

e della Principessa

guardinga su un mare

ritrattosi dalla vergogna.

 

Mirabolanti sogni, pennellate d’azzurro, di cielo e mare, ove si mescolano ribellione, impeto, passione, impegno sociale e politico, amore, momenti, volti, desideri, ma anche quotidianità rivista sotto piccole luci epifaniche  che ricordano quasi lo stile di  Majakovskij, Saba, Camus, D’Annunzio,  per la capacità di coniugare classicità e modernità, materia e spirito, questioni sociali e politiche.  Eppure Emanuele , come mi ha confidato, non legge poeti  ma si affida di più alla prosa. La sua è, dunque, una purezza primigenia, una necessità innata di raccontare il suo mondo , con il sorriso, con sensibilità, appellandosi alla forza sempiterna della parola, al poetare che fu uno dei primi gesti dell’uomo per dare ordine al suo mondo, in bilico tra sacro, profano, diritti e doveri, immerso in una natura dai molti volti. È così che potremmo immaginare il giovane poeta paolano: come un novello cantore, immerso nel panismo, con la sua penna, in giro su questa nostra terra, sempre pronto a raccogliere ogni sussulto del cuore e della vita, con gioia, speranza, delicatezza.  Per non dimenticare le radici della nostra umanità.

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