Vogliamo dare finalmente un po’ più di visibilità e dignità agli altri sport?

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Se c’è qualcosa per cui abbiamo goduto in questo 2021 si è trattato sicuramente della bellezza dello Sport, delle sue opportunità, delle sue ripartenze, della sua cultura. Non solo per le numerose vittorie italiane –  anche se, inutile dirlo, soprattutto per queste – quanto per aver cominciato a porre un’attenzione più “popolare”, meno borghese e, forse, più umana dietro le vicende di Vinti e Vincitori, di Campioni e di Sconfitti. Gli europei di calcio, il Tennis, poi le Olimpiadi, le Paraolimpiadi, ora il doppio oro nel volley femminile e in quello maschile, senza dimenticare ciclismo e numerose altre discipline sportive.

Mi piace pensare che, tutto sommato, questi ultimi mesi il “gossip del calciomercato” non sia stato più seguito dei successi dei nostri atleti e delle nostre atlete, dei nostri ciclisti, dei nostri schermidori e delle nostre schermitrici, dei nostri pallavolisti e delle nostre pallavoliste. Dati di ascolto televisivi e social insights concordano probabilmente e possono dare conferma di una rinnovata nostra attenzione nei confronti dello “Sport meno che il calcio”, perché bisogna pur ammetterlo: il mondo del calcio è un’altra cosa. Non mi azzardo a dire che non sia più definibile neppure “sport”, tuttavia i suoi connotati appartengono oramai a un’altra sfera sociale. Le sue dimensioni, culturali, sociali e forse soprattutto economiche, lo collocano ben distante rispetto a tutte le altre discipline sportive. Che poi non si tratterebbe mica di “togliere al calcio” per dare agli altri sport, ci mancherebbe. Ma sfido chiunque a non ammettere di averlo pensato almeno una volta, nel corso di questi bei mesi sportivi in televisione e online: è mai possibile che non ci possa essere un po’ più di spazio per tutti gli altri sport? Senza toccare il complicato calderone delle nuove piattaforme-streaming che stanno ormai modificando – o forse lo hanno già fatto – in maniera irreversibile il nostro rapporto con la televisione, lasciando perdere polemiche sulla Rai, sul suo canale “sportivo” (RaiSport) che riesce a trovare, nonostante tutto, persino lo spazio per numerose partite di calcio storiche (di decenni e decenni fa), lasciando perdere Dazn, Sky o chicchessia, lasciando perdere che dopo tre ore di finale di Volley – che non si sa perché non possano considerarsi perlomeno tanto emozionanti quanto la finale di Wembley – ci si debba accontentare di qualche quarto d’ora di post-partita perché sull’altro canale è già iniziata la Domenica Sportiva (che ormai bisognerebbe chiamare “La Settimana Sportiva”) che, inutile dirlo, lascia il grosso per Juventus – Milan appena conclusa. Lasciamo perdere tutto questo.

Quanto, però, si “legge” oggi sul Corriere dello Sport, in prima pagina, non può che lasciare parecchio amaro in bocca. Nel solito “boxino” in alto – guai a togliere qualche punto di grandezza al titolone sulla Juventus – accanto al motociclista Pecco Bagnaia e al ciclista Filippo Ganna, svetta il pallavolista serbo Marko Podraščanin scambiato, evidentemente, per un giocatore italiano. Chiaramente una svista che può succedere a tutti, è vero; chiaramente è un errore a cui non si può dare troppo peso, è vero. Meglio La Gazzetta dello Sport, a questo punto, a non aver fatto proprio alcun cenno in prima pagina! Ma quanto può essere indicativo di tutto un atteggiamento – quello accennato poco fa – che forse sta cominciando a cambiare ma solo fra gli italiani, fra noi spettatori affamati di sport e di agonismo? Di un cambiamento di tendenza anche fra i media e i giornalisti sportivi sembra ancora fin troppo prematuro parlare. Questo 2021 ancora nemmeno concluso, tuttavia, i suoi segnali li ha lanciati. La corda si è tesa più che mai e siamo sempre di più a urlarlo: dateci un po’ più di sport! Di ALTRI sport!

 

About Post Author

Domenico Benedetto D'Agostino

Sono nato nei giorni della Merla, trent'anni fa. "Vivendo per capire perché vivo, scrivo anche per capire perché scrivo: e vivo per capire perché scrivo, e scrivo per capire perché vivo:" [E. Sanguineti]
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