Io ed io; Slot Memory #1
Io ed io; Slot Memory #1

Io ed io; Slot Memory #1

Io ed io

Siamo rimasti per l’ennesima volta io e te, qui da soli, a guardare la luna. In questa notte piovosa di quasi inverno hai deciso di ripresentarti, anche se mi promettesti che non l’avresti più fatto. Sarà stata la direzione del pianto del cielo ad averti indirizzata qui nella mia camera, o forse sarò stato io ad averti lasciato inconsapevolmente l’indirizzo.

Non parlarmi, vecchia amica. Anche se questa è una richiesta insensata, tra noi non ci sono mai stati segreti. Ma ti prego, ancora non è il momento di sentenziare. Lasciami cullare almeno un altro po’ in questo limbo tra oggi e domani, come la mezzanotte.

Tra i postumi del temporale appena trascorso ci sono i miei ciclamini, che ora vanitosi si abbracciano coi raggi di luna e le gocce di pioggia. Perché ti sforzi ad indicarmeli? Lasciali lì, indisturbati dietro i vetri, non sono mai stati così felici.

–  Non sono così felici. Guarda, sotto di loro ci stanno metri di vuoto. Non sanno se il prossimo temporale possa farli precipitare per sempre. Eppure hanno il coraggio di mostrarti tutta la loro bellezza, anche sotto un diluvio asfissiante. Non temono quel vuoto. Potrebbe accoglierli come un vecchio amico, come il più splendido degli amanti o lasciarli consumare da soli, in una danza malinconica verso terra. –

Vorrei essere coraggioso come quei ciclamini e urlare al cielo di essere riuscito ad accettare quel vuoto aldilà del balcone.

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Open Access File // “Buio.txt”

Non è poi così male il buio, se dura un solo istante. Lo sfarfallìo degli occhi è altra cosa. Mi chiamavano Antenna Rossa, perché difficilmente non avrei scorto l’impercettibile. E perché nell’accorgermi delle cose provavo l’indecifrabile vergogna che le cose stesse provano quando si vedono svelate. Nude. Alla mercè degli altri uomini. È una sensazione che non auguro a nessuno. Abbastanza inutilmente, perché a ben vedere anche al più trasparente di noi può capitare di perdere l’abitudine alla nudità.

Write Project // “Sto per…”

Sono il re delle parole inutili. Mi infrango, pietra su pietra. Ma questo buio non è poi così male. Ci stiamo dentro come esseri cavernicoli, per una esistenza semplice. Quando sei venuta alle mie spalle? Quando hai poggiato una mano sulla mia schiena? E che cosa sono questi silenzi di vetro? Parliamo a voce alta, ti prego. Perché hai messo da parte la tua ars chiacchiereccia?

Burn This Image // “Mothel Lille”

Grazie a Dio non la smette di piovere. Potrei perdere il senno se terminasse un certo ticchettio. Sono diventato tutti i ticchettii del mondo: il letto è rifatto bene, è al suo consueto grado di comodità. Ho spostato qualche mobile, nei limiti di spazio che lo spazio mi impone. Lui sa essere più angustiante di un orologio, quando si mette di impegno. Ho bisogno di spazio sulla scrivania, su questi fogli da colorare. Mi piace allontanarmi. Anche questa volta non sono io.

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