La politica si nasconde (ma neanche tanto) dietro ai libri
La politica si nasconde (ma neanche tanto) dietro ai libri

La politica si nasconde (ma neanche tanto) dietro ai libri

Sarà presentato il nuovo libro di Daniele Capezzone “Per una nuova Destra” sabato 2 aprile, alle 18, al Chiostro caffè letterario di Lamezia. Organizzata dalla locale sezione della Lega, in collaborazione con il Centro studi politici e strategici Machiavelli e con Lega Giovani, all’iniziativa parteciperanno, oltre all’autore della pubblicazione, Francesca Gerardi e Domenico Furgiuele, parlamentari, Daniele Scalea, presidente del Centro studi Machiavelli e Francesco Mastroianni che modererà i lavori”. Questo l’attacco dell’articolo – comunicato stampa che si legge sul portale ilLametino.it, nota stampa diramata dagli organizzatori dell’evento in programma. Bene – si fa per dire -, a quanto pare il  “chiostro caffè letterario” nato come luogo culturale, bene comune restituito alla città, dietro una folta organizzazione giovanile, sin dalla sua origine ha stilato un regolamento preciso: non si possono fare eventi politici partitici. Così si era detto sempre quando qualcuno chiedeva la sala in affitto. Evidentemente, oggi, la politica partitica – sia essa di destra che di sinistra -, ama nascondersi dietro alla parola “libro”. Siccome è una presentazione di libro allora poco importa se quel libro si intitola “la nuova destra”, se quel libro è scritto da Daniele Capezzone, ex porta voce di Forza Italia, e se vi partecipa la Lega giovani e la Lega vecchi, con tanto di deputato lametino Lega Domenico Furgiuele. A chi vogliamo raccontarla sta barzelletta del libro? Se non è politica partitica questa allora cosa sarebbe? Perché al riguardo io non avrei molte altre risposte. Peccato. Perché il chiostro caffè letterario è veramente un bel posto, gestito da giovani in gamba e preparati, ma che evidentemente fanno grossa resistenza a gestire ulteriori questioni fra enti, regioni, e lobby. Da sempre il calendario del chiostro viene confrontato col comune, ma non si capisce a chi spetta l’ultima parola in merito alla decisione e alla caratura delle iniziative. Il mio non vuole essere un commento diretto a persone specifiche ma solo volto ad allargare quella coscienza ormai troppo appiattita dei lametini, che hanno perso qualsiasi vera affezione ai luoghi della città e alla sua identità completamente spersonalizzata a causa di trasversalismo spicciolo. È imbarazzante come una città tanto grande e quanto complessa resti dormiente di fronte simili azioni, che pure appaiono irrilevanti rispetto a temi più grossi ma che, in un momento storico così arido ed emotivamente represso, dovrebbero invece amplificare certe emozioni come conversazioni attorno alla partecipazione attiva e democratica della comunità.

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