Il diritto di un’opera a essere esistita nel suo tempo

Riscrivere alcune parole, se non intere parti, di grandi autori del passato al solo fine di non urtare la sensibilità dei contemporanei, vuol dire cancellare definitivamente una parte del pensiero di quello stesso autore che, di conseguenza, non sarà più lo stesso. Non perché l’immobilismo sia una cifra possibile nella lettura (critica o meno) di un autore del passato – l’Agatha Christie di oggi è diversa da quella che si leggeva venti anni fa, e così via – ma perché a “muoverci” dovremmo (condizionale obbligatorio) essere noi. Siamo noi ad acquisire nuove categorie e nuovi paradigmi di lettura, non quegli autori che hanno, purtroppo, smesso di pensare nel momento in cui si sono fatti polvere. Inoltre, una certa antropologia dei testi lo spiega in maniera semplice. A ogni testo corrispondono almeno tre diversi livelli di analisi: al primo, quello più in superficie, si collocano le intenzioni dell’autore, la struttura che ha pensato, la lingua conscia che ha deciso di utilizzare, e a questo livello concorre l’analisi prettamente letteraria e filologica; a un secondo, più profondo, si collocano quei riferimenti spazio-temporali di carattere, per esempio, geografico, ambientale, e così via; a un ultimo livello, completamente non-volontario nelle intenzioni dell’autore, si ritrovano – e sono questi che l’antropologia dei testi si preoccupa di trarre fuori – tutti quegli elementi di carattere culturale che consentono di ricostruire il background dell’autore stesso. Cosa rimarrà, insomma, da studiare e da approfondire, cosa rimarrà dei contesti sub e para-testuali quando avremo aggiustato il tiro, per pura “carineria”, di chi ha pensato decenni, se non secoli, prima di noi? Fosse anche il più insignificante dei romanzi, vogliamo davvero distruggere il diritto di un’opera a essere esistita nel suo tempo?

Vive a Lamezia Terme, legge e scrive dove gli capita. A tempo perso si è laureato in Beni Culturali e in Scienze Storiche, a tempo perso gestisce il blog Manifest e a tempo perso è responsabile della Biblioteca Galleggiante dello Spettacolo del TIP Teatro. Di fatto, non ha mai tempo. Ha esordito nel 2023 con il romanzo "Al di là delle dune" (A&B)

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