“Un uso qualunque di te. Dieci anni dopo” di Sara Rattaro

“A volte dobbiamo piantare alberi sotto la cui ombra non siederemo mai”

 

È notte fonda e il telefono accanto a Carlo inizia a squillare: sua figlia Luce è stata ricoverata d’urgenza in ospedale per un’epatite fulminante e, per sopravvivere, ha bisogno di un trapianto. Carlo si gira di scatto per svegliare Viola, ma sua moglie, quella sera, non ha dormito a casa.

È questo l’incipit di “Un uso qualunque di te”, uno dei romanzi più famosi della scrittrice Sara Rattaro che, edito dalla Sperling&Kupfer, torna a far parlare di sé ben dieci anni dopo, unendo, in un unico volume, il libro originale e un sequel inedito.

Nella prima parte del romanzo, la protagonista è Viola, il lettore vive tutto attraverso il suo punto di vista. Viola è una donna in continua lotta per essere una brava moglie e una brava madre, ma sente di non riuscirci perché le manca l’amore verso sé stessa.

Nella seconda parte, che è il sequel aggiunto nella nuova edizione, la storia viene raccontata dal punto di vista di Carlo, ma in un diverso momento temporale, cioè dopo che Viola ha scelto di sacrificarsi per salvare Luce, lasciando il marito a viverne le conseguenze, con la certezza di non averla mai conosciuta fino in fondo. Carlo, dunque, si ritrova da solo, con una figlia che ha bisogno di lui, tanti interrogativi e un vuoto enorme difficile da colmare.

“L’elaborazione di un lutto o di un dolore avviene attraverso cinque fasi, il rifiuto, la rabbia, la negoziazione, la depressione e l’accettazione. Il rifiuto, perché accettare che sia vero è impensabile. La rabbia che arriva e ci dà la forza di reagire, ma quando ci accorgiamo che nulla può cambiare ci sentiamo sconfitti e disperati”, ed è così che si sente Carlo quando, ogni giorno, si reca al cimitero per parlare con Viola. Proprio lì incontra Marion, un’ottantenne che dialoga ancora con suo marito Piero dopo aver vissuto insieme per ben 48 anni. L’amicizia con Marion riesce a risollevare Carlo perché, finalmente, può essere sé stesso, può parlare del suo dolore con chi lo capisce senza giudicarlo. Finalmente lo può urlare che “Viola gli manca così, in un modo inspiegabile e costante”. È proprio vero che “il dolore è strano, si manifesta all’improvviso e puoi solo aspettare che scompaia da sé. Non ci sono soluzioni né risposte. Bisogna fare un respiro profondo e aspettare” e Carlo impara a resistere e prova a ricominciare a vivere. Il destino, o semplicemente la mano di Marion, gli faranno, poi, incontrare Beatrice facendogli comprendere pienamente che “nessuno può convincersi di stare bene se non si trova accanto a chi ama” ma si può comunque rinascere innamorandosi ancora.

Quando ho letto “Un uso qualunque di te”, tanti anni fa, Viola avrei voluto prenderla a schiaffi, scuoterle le spalle e urlarle: “Possibile che tu non capisca? Ti stai rovinando la vita! È Carlo la persona giusta, è lui che sa come perderti perché sa dove andarti a cercare, è lui che sa far fronte al tuo disordine, ed è lui che ti ama senza chiedere né pretendere”. Ora, invece, a distanza di tempo, Viola vorrei abbracciarla, prenderla per mano e sussurrarle: “Io ti capisco. È solo sbagliando strada che si è in grado di capire quale sia quella giusta e spesso, purtroppo, ci si accorge delle cose che ti fanno male solo quando è troppo tardi”.

In tutti questi anni, Viola è cresciuta insieme a me pur rimanendo immobile tra queste pagine… è cresciuta nel mio cuore, nella mia anima che non l’aveva dimenticata e che l’ha trattenuta lì in un angolo, come si fa con le cose preziose.

Buona lettura a chi sa di essere sbagliata e cerca un punto fermo. Buona lettura a chi comprende che “forse essere felici dipende da quanto riusciamo a essere consapevoli di noi e quindi grati”. E infine buona lettura a chi è consapevole che “il dolore si manifesta in diverse forme. Se è morale allora la chiamiamo sofferenza. Da un dolore spesso si guarisce in fretta. E da una sofferenza?”.

 

ALESSANDRA D’AGOSTINO

Sono una prof di Lettere appassionata e sorridente! Amo insegnare, leggere e scrivere recensioni, racconti e poesie che, spesso, hanno ricevuto pubblicazioni e premi letterari nazionali. Il mio motto è: "Se la fatica è tanta, il premio non sarà mediocre"... La vita mi ha insegnato che Giordano Bruno non si sbagliava!

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