“Come si chiamano gli uccelli” e altre filastrocche di Gianni Rodari

Versi tratti da: “Filastrocche in Cielo e in Terra” – Gianni Rodari, ed. Einaudi
Immagine in evidenza: The Circus – Marc Chagall, 1964


Come si chiamano gli uccelli
Codone, marangone,
mestolone, fischione,
moriglione;
ghiandaia, beccaccino,
balestruccio, topino,
migliarino;
merlo, fringuello, luì,
beccapesci, cutrettola, colibrì:
gli uccelli si chiamano così

Alla formica
Chiedo scusa alla favola antica,
se non mi piace l’avara formica.
Io sto dalla parte della cicala,
che il più bel canto non vende, regala

A Pisa
A Pisa c’è una torre pendente.
Sul prato c’è sempre un sacco di gente
ad aspettare che venga giù.
– Allora, caschi? – Ma casca un po’ tu!

Domande
Un tale mi venne a domandare:
quante fragole crescono in mare?
Io gli ho risposto di mia testa:
quante sardine nella foresta

L’arrotino
O quell’ometto, con quel carretto,
che giri la ruota in quel vicoletto,
che giri la ruota tutto il dì:
pedali, pedali e sei sempre lì!

Un incontro
Un melone andava a Frosinone.
Incontrò una pera che andava a Voghera.
Si dissero buongiorno?
No, perché era sera

La testa del chiodo
La palma della mano
i datteri non fa,
sulla pianta del piede
chi si arrampicherà?
Non porta scarpe il tavolo,
su quattro piedi sta:
il treno non scodinzola
ma la coda ce l’ha.
Anche il chiodo ha una testa,
però non ci ragiona:
la stessa cosa capita
a più d’una persona

Filastrocca impertinente
Filastrocca impertinente,
chi sta zitto non dice niente,
chi sta fermo non cammina,
chi va lontano non s’avvicina,
chi si siede non sta ritto,
chi va storto non va dritto,
e chi non parte, in verità,
in nessun posto arriverà

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