“Ciatuzzu” di Catena Fiorello Galeano

“Dopo un distacco si è più sensibili al bisogno di amare ed essere amati. Come se desiderassimo, senza saperlo, un lecito risarcimento”

 

Sebastiano Lo Porto è un nome che, a Leto, un piccolo paesino della Sicilia, nessuno conosce perché lui è sempre stato Ciatuzzu, fiato, respiro, voce e forza dell’anima. Era questo il soprannome che gli aveva dato la sua adorata mamma e Nuzzo, ormai, era il diminutivo con cui tutti lo chiamavano: i suoi nonni, i suoi fratelli Paolo e Nino e suo padre Turi costretto, per problemi economici, a lasciare l’isola e a trasferirsi in Belgio dove lavorava nelle miniere perché, come spesso diceva, “viaggiare era roba per ricchi o disperati emigranti”.

Ciatuzzu è sempre stato un bambino felice e spensierato, ma alla tenera età di nove anni, un male incurabile gli porta via la sua amata mamma. Da quel momento deve fare i conti con il dolore e con l’assenza, sperimentando sulla propria pelle cosa significhi crescere senza l’amore della donna più importante. Per risollevarlo dalla totale disperazione in cui era piombato, sua nonna Nina gli dice che la madre è sempre con lui, solo che ora si trova in un altro posto, il cimitero. Nuzzo prende alla lettera le sue parole e, da quel giorno, passa la maggior parte del tempo al camposanto, aiutato dal custode e accolto da don Pippo che ama ripetergli: “To matri non ti lassau. Basta ca’ a cerchi cu l’occhi du cori”, convinto che, prima o poi, lei gli apparirà per confortarlo.

Pur di stare accanto a sua madre, non andrà più a scuola, verrà bocciato e il padre deciderà di portarlo in Belgio con lui. A Ciatuzzu il mondo crolla un’altra volta addosso. Lontano dalla Sicilia e dai suoi affetti più cari, presto si renderà conto che le paure, per essere sconfitte, vanno affrontate.

È questa la storia narrata da Catena Fiorello Galeano nel suo libro “Ciatuzzu” edito dalla Rizzoli. Un potente romanzo di formazione che, attraverso la voce straordinaria di un bambino degli anni Sessanta, parla di riscatto morale e sociale. Una storia esemplare raccontata con grazia, un libro commovente sulle sfide della vita e sul potere della memoria. Perché, anche nei momenti più bui, il ricordo indelebile delle nostre radici e di chi abbiamo amato ci porterà lontano.

Nuzzo è un bimbo che, all’inizio, non riesce ad affrontare il dolore perché vorrebbe capirne il motivo, il significato più profondo. Poi, invece, lo fa suo, lo accetta come si fa con tutte le cose che non si possono cambiare perché “i cristiani per bene non scappano davanti al dolore, scappano solo i codardi” e soprattutto perché comprende che “resistere restava l’unica strada percorribile. Se mi fossi lasciato attraversare dagli eventi, accogliendoli senza rabbia, ne sarei uscito vincente”. Nuzzo, a un certo punto, capisce che “c’è una forza positiva dentro ogni disperazione. Esplode nel momento in cui credi di non avere più niente da perdere. Ci si lascia attraversare da tutto, senza opporre resistenza. L’unica soluzione sembra la resa. Apparente perdita e invece futura salvezza” ed è lì che comincia la sua rinascita.

In questa storia di sconfitte e vittorie, dunque, c’è Ciatuzzu, ma c’è anche suo padre Turi che, con strazio, osserva la felicità degli altri, c’è Mario che non ha avuto la forza di scegliere e pagherà per sempre lo scotto della sua codardia perché “si non hai un pocu di curaggiu ‘a vita ti futti senza ca ti nn’accorgi” e c’è don Pippo che rimarrà eternamente ancorato alla sua casa, ai suoi ricordi, alla sua storia perché “l’amuri resta, puru quannu t’abbanduna, e allura tu voi tèniri strittu. L’amuri resta nonostante tutto”.

Buona lettura a chi crede nei “per sempre” ma anche nei “per mai”. Buona lettura a chi comprende che “la sofferenza può superare per importanza eventuali colpe. I fatti bisognerebbe guardarli col filtro della pietà, per analizzarli nella loro pura essenza”. E infine buona lettura a chi sa che “ognuno di noi è obbligato a un ingrato compito: accettare il peso della rievocazione nei riguardi del passato. Impossibile dimenticarsi di chi abbiamo amato”.

 

ALESSANDRA D’AGOSTINO

Sono una prof di Lettere appassionata e sorridente! Amo insegnare, leggere e scrivere recensioni, racconti e poesie che, spesso, hanno ricevuto pubblicazioni e premi letterari nazionali. Il mio motto è: "Se la fatica è tanta, il premio non sarà mediocre"... La vita mi ha insegnato che Giordano Bruno non si sbagliava!

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