Oggi partirò

Sono le nove del mattino, immobile nel letto, i miei occhi sfuggono la luce del sole, respiro a pieni polmoni, il vento che mi accarezza la pelle. Il mio respiro è mozzato perché oggi ho quell’esame importante.
“Sei già sveglia?” Mi chiede con premura la mia mamma.
“Non ho dormito tutta la notte!”.
“Questo non va bene, non mangi e non dormi. Finalmente oggi ti liberi da questo peso!”
Tanto non lo passo.
Anche se ho l’esame nel pomeriggio prendo il treno prima, così ripeto un altro po’ in biblioteca. Mi vesto alla rinfusa, lavo i denti e il viso in fretta e furia. Prendo il treno delle 10.58, così  mangio un boccone nel mio bar preferito che fa quei cornetti buonissimi.
Zaino in spalla.
Ho preso tutti gli appunti? Sì, tranquilla. Ok vado.
Oddio ho dimenticato il libro! Devo salire di nuovo. Dove sarà? Sono la solita disordinata, quando sono sotto esame questa stanza è un disastro. Ah, eccolo! Uff.. come pesa, ma non mi lamento: questo libro rappresenta la mia vita, i miei sogni, le mie paure, il sudore che sgorgava dalla mia fronte durante questa sessione estiva e le mie lacrime.
Sono le 10.45. Farò tardi, devo correre… Corro, corro, a conquistare il mio esame! Mi sento stranamente forte, posso farcela. Eccolo, ultimo sprint. Corro verso il primo vagone perché è il più tranquillo, così posso ripetere. Salgo, eccomi, ce l’ho fatta. Respiro profondo. Fiuuuuuu.
Mi siedo.-Fino a Corato non apro il libro- Mi dico imbronciata. E mi soffermo a guardare il paesaggio delle campagne pugliesi, prendo l’mp3 e lo punto sulla mia canzone pre-esame. E mi tranquillizzo, mi tranquillizzo, mi tranquillizzo… Crash!

Oggi partirò, non mi aspettate per pranzo perché non torno.
Non piangere mamma, non ho sofferto. Non preoccuparti per la mia assenza, starò bene.
Ciao amore mio, il mio ultimo pensiero l’ho rivolto a te. Non volevo andare via, ma è successo. Questo dolore è così forte da spiegare, non ci sono parole. Per favore, prenditi cura della tua vita. Ti amo.
Figlia mia, gioia mia, avrei voluto accompagnarti in questo lungo percorso, ma purtroppo non potrò farlo. Dovrai essere forte, più forte degli altri bambini della tua età, ma sono certa che ti rialzerai con le tue mani. Sicuramente piangerai, ma ti rialzerai.
Puglia mia, Puglia bella, terra degli ulivi. Perché mi hai fatto questo? Perché ci hai fatto questo? Oggi partirò, ti saluto con un po’ di rancore, il rancore di una tragedia che poteva essere evitata. Il rancore di una tragedia che reclama i suoi responsabili che, una volta trovati, non colmeranno il dolore e le nostre lacrime. Puglia mia, Puglia bella perché sei così indietro? Così bella e così antica. Il mio cuore e quello di molti altri viaggiano, hanno viaggiato e viaggeranno su quel treno.
Oggi partirò, ma tu fammi una promessa: cerca di crescere.
Potevo essere io, potevi essere tu, potevamo essere noi… Puglia mia, Puglia bella, dilaniata dal dolore, cresci.


Pioggia

Uscita da scuola cercavo lo sguardo di mia madre in quella miriade di volti che si accalcavano all’entrata. Tutti i genitori erano preoccupati per i loro bambini, come se una singola goccia di pioggia avrebbe potuto causare chissà quale danno irreparabile sulla salute dei propri figli.

Ricordo che amavo quei giorni lì, grigi e uggiosi. Non ero meteoropatica. Una giornata di pioggia causava in me una forte eccitazione, perché sapevo che la mia mamma avrebbe messo da parte i suoi impegni per venirmi a prendere e perché avrei sfoggiato il mio ombrello rosa trasparente che amavo tanto.

Gli adulti sembravano nervosi e arrabbiati. Gli adulti sono sempre nervosi e arrabbiati, chissà perché… che esseri strani! Io invece ero felice, mi sentivo protetta sotto il mio ombrello rosa, niente avrebbe potuto turbarmi e la mia unica priorità era quella di saltare nelle pozzanghere piene di fango con i miei stivaletti impermeabili e sporcarmi tutta.

Che divertimento!


Nero

Nel buio della notte,
brutale incontro.
Faccia a faccia con quella oscurità
tenuta a lungo nascosta.
Nello specchio di un ruscello
scorge il riflesso di un cigno nero.
Rabbia,
vorrebbe correre veloce,
cancellare la crudele immagine,
annientarla in via definitiva.
Eppure nero è sempre là,
nient’affatto intimorito,
e la guarda.
Occhi di pece,
occhi che parlano di sentimenti lontani,
di vecchie passioni,
di difetti, di paure.
Lei era un cigno bianco,
un cigno bianco impuro,
aveva taciuto al mondo
il cigno nero, così drammaticamente imperfetto,
ma dannatamente vitale.


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