Un viaggio alla scoperta del patrimonio calabrese a Sciabaca Festival 2017

Nel corso della giornata conclusiva di Sciabaca Festival – tenutasi il 24 settembre nell’Officina della Cultura e della Creatività di Soveria Mannelli –  si è gettata una nuova luce sulla Calabria, il cui vasto patrimonio storco- artistico costituisce un’importante risorsa da conoscere e preservare per sviluppare un profondo senso d’identità. Read more




Gli amici sanno tutto di noi. Poi ci sono i “maestri” che ci insegnano qualcosa di noi

Guidare mi rilassa. Spesso mi aiuta a mettere in ordine i pensieri. Così ieri sera, dopo aver incontrato alcuni amici, ho deciso di allungare il percorso per tornare a casa. Mentre ero sola in macchina, un po’ sovrappensiero, con le mani sul volante, mi sono posta questa domanda: “Quante persone incontriamo sulla nostra strada? Quante ci lasciano qualcosa e quante, invece, rimuoviamo nel giro di pochi minuti?”. Mille, diecimila, un milione. Difficile tenere il conto. Ma chi sono quelli che lasciano un segno indelebile nelle nostre esistenze? Read more


L’artista “errante” nell’era postmoderna

Gli studi accademici sul postcolonialismo hanno focalizzato l’attenzione soprattutto su temi quali etnicità, migrazione, differenza,  marginalità, adottando un metodo di tipo etnografico nello studio di tali fenomeni. Nell’analisi della migrazione transnazionale si è pervenuti a una serie di constatazioni di carattere generale, in altre parole nell’era dei «flussi culturali globali» si è verificato quello che lo studioso Arjun Appadurai definisce come processo di deterritorializzazione.  Egli nel libro Modernità in polvere scrive:

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Il ciclo pittorico del Santuario dei Santi Cosma e Damiano a Riace

Il Santuario dei Santi Cosma e Damiano a Riace costituisce un esempio della commistione tra accademismo e verismo pittorico, che fu uno degli elementi caratterizzanti la pittura d’arte sacra in Calabria fin dall’età post-unitaria.  Esso, infatti, contiene al suo interno un pregevole ciclo di affreschi e alcuni dipinti su tela, raffiguranti il martirio e la vita dei due santi e fu realizzato nel secondo decennio del XX secolo da Carmelo Zimatore e Diego Grillo (figg. 1-2). Il lungo sodalizio tra i due pittori, originari di Pizzo Calabro e legati anche da rapporti di parentela, iniziò intorno al 1875.

 

Fig. 2 interno della Chiesa dei SS, Cosma e Damiano
Fig. 2 interno della Chiesa dei SS, Cosma e Damiano

La loro  collaborazione artistica diede vita a uno stile peculiare facilmente riconoscibile per la vivacità di tratto  e per la presenza sia di elementi della tradizione accademica che della pittura verista[1]. In effetti Zimatore e il nipote Diego si erano formati all’interno di due contesti diversi: il primo studiò a Firenze dove s’interessò alla ritrattistica, entrando in contatto con il purismo di Luigi Mussini e la corrente dei Macchiaioli. Grillo, invece, conobbe gli esponenti di spicco della pittura verista napoletana e soprattutto le innovazioni introdotte da Domenico Morelli[2]. Tuttavia i due pittori di Pizzo, nonostante queste aperture verso nuovi stili compositivi, conservarono un legame con la  tradizione della scuola monteleonese[3] nella trattazione di temi sacri. Read more


Parmigianino e il desiderio di “contraffare ogni cosa”

Nel 1524 Girolamo Francesco Maria Mazzola (1503- 1540), meglio noto come Parmigianino, aveva poco più di vent’anni quando decise di realizzare il proprio autoritratto su una piccola tavoletta di legno dalla superficie ricurva allo scopo di simulare la distorsione prodotta dal riflesso su uno specchio convesso (Fg.1). Il quadro mostra il giovane pittore intento a rappresentare se stesso all’interno di una stanza. Tutto è ben congegnato in modo da colpire chi osserva: gli abiti eleganti, il candore del volto, la mano grandissima in primo piano, lo spazio deformato della stanza. Read more


Il silenzio nell’arte di Johannes Vermeer

  La stradina, 1657-58 circa, olio su tela, Rijksmuseum, Amsterdam

L’olandese Johannes Vermeer è noto per le sue scene d’interni domestici, in cui la luce penetra dalle finestre ridefinendo i contorni degli oggetti e delle figure. Eppure, almeno in due casi, il pittore guardò fuori dalla finestra per dipingere ciò che vedeva all’esterno. Verso la metà del Seicento, all’età di quasi trent’anni, Vermeer dipinse un tratto di strada: due case vicine, tratteggiate nei minimi dettagli. Il quadro dal titolo La stradina è di piccole dimensioni e probabilmente raffigura una piccola porzione dell’antica Voldersgracht, una nota via della città di Delft. Le due case sono descritte con estrema precisione e mostrano un miscuglio di stili architettonici diversi, come se il pittore avesse voluto selezionare alcuni particolari per poi mescolarli tra loro, al fine di creare una “scena inventata”. Eppure ogni cosa all’interno del quadro è realizzata con tale maestria da sembrare reale. Read more


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