Bookcrossing | Nido di aquile, il romanzo di Emanuela Costanzo sulla riscoperta di Catanzaro

Interviste & passaggi:

letture di scambio al TIP Teatro di Lamezia Terme

“Nido di aquile” è l’esordio letterario di Emanuela Costanzo, giovane autrice che è nata e vive nel capoluogo calabrese. Un libro che, giunto già alla seconda edizione, e pubblicato per la prima volta nel 2015 dai tipi de “La rondine edizione”, vuole mettere in evidenza la storia della città di Catanzaro, un viaggio che parte dalla nascita, quindi dal passato, e arriva ai giorni nostri, dunque volge al presente. Read more




“Reticoli” Antonio Iacopetta fra minimalismo e zeritudine

Cammino da sola e vedo il mondo attorno scorrermi veloce, tra auto, semafori, insieme al passo di innumerevoli persone, altre voci, e cieli azzurri davanti agli occhi, poi mi appaiono improvvise certe altre vite, quelle piccole e invisibili, quelle delle ‘formiche’, quelle che inizio a pestare. Fiumi che paiono straripare, dopo una notte di pioggia e fulmini, rapiscono il mio sguardo, un attimo dopo sono già altrove. Cammino, una luce improvvisa si adagia ai muri gialli di un palazzo, e il sole inizia a riflettere sui miei capelli. Cos’è la poesia? Mi chiedo. C’è qualcosa di altamente poetico nel pensiero della vita associato a quello della morte…

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Intervista ad Antonio Saffioti: “Io non capisco la loro lingua ma posso sorridere”

Dalla prima presentazione del suo esordio letterario autobiografico scritto con Marco Cavaliere, con circa 200 presenze, ad oggi giunto alle sesta tappa del tour di “Chi ci capisce è bravo” Antonio Saffioti, giovane lametino laureato in Giurisprudenza e conosciuto da tutti, grandi e piccoli in città, conta almeno 1000 copie vendute. Read more


Mia Nonna ed il suo Femminismo quotidiano.

 

 

Questo documento non ha la pretesa di divenire storicamente rilevante ma, a mio parere, le rivoluzioni non sono sempre e solo quelle nelle quali si impugnano le armi e si combatte per far valere i propri ideali; le rivoluzioni sono anche e soprattutto quei piccoli passi compiuti nel quotidiano, quelli messi in atto con conseguenze ad oggi aberranti: schiaffi, minacce di morte, vite non vissute.
Ecco, oggi voglio parlarvi della Calabria degli anni ’40-’50, quella costituita da famiglie patriarcali, del conseguente valore femminile pari allo zero, di mafia mista alla vita di tutti i giorni, di sacrifici e sofferenze nel periodo della guerra.

Il femminismo che vado affrontando in questo discorso non è quello di cui si sente parlare oggi, forte ed estremo, o quello vissuto da tutto il mondo dopo le rivoluzioni d’amore degli anni ’60; questa è una lotta ad armi impari, una lotta (come già detto) svolta nella vita di tutti i giorni, portata avanti con saltelli piccolissimi e soprattutto inconsci, di chi non sa, di chi sottostà a dogmi dettati da una cultura fin troppo radicata, una tipologia di valore femminile diverso dalle altre donne, segregate in casa e utilizzate solo per far figli.

Vi inoltro brevemente nel quadro storico in cui ci troviamo. Parliamo della Calabria del primo dopoguerra, a ridosso della seconda guerra mondiale. Mia nonna, Gemma Molinaro, nasce a Nicastro (attuale Lamezia Terme) il 26 Luglio del 1929, crescerà in una famiglia composta da sola madre (il padre morirà un anno dopo la sua nascita) e da moltissimi fratelli e sorelle (per la precisione 18, tra i quali vi saranno diversi lutti nel corso degli anni; mia nonna, essendo la più piccola, ne conoscerà molti meno).

L’intervista è stata condotta secondo la modalità “non strutturata”,con eventuali rilanci da parte mia, per mantenere una rotta riguardo i temi da affrontare. Credo sia rilevante, a questo punto, spiegare il perché della mia decisione: sono convinta del fatto che una testimonianza di questo livello sia molto più utile se lasciata alla sua naturalità, con la messa in gioco di moltissimi episodi della vita quotidiana; più che il rispondere ad una domanda specifica, in questo caso sono convinta sia meglio lasciare alle parole il loro scorrere naturale per trarre fuori le sfumature più belle di un modo di vivere che esiste solo nei ricordi di queste valli sconfinate di testimonianze che sono i nostri nonni, le zie, gli zii ed i signori di un tempo (modo di vivere che deve confrontarsi assolutamente con le vicende contemporanee per poterne concepire i miglioramenti, i punti di scontro e d’incontro e, soprattutto, quello che ancora può essere modificato). Inoltre vi preciso che l’intervista non è integrale (mia nonna parla moltissimo) e, soprattutto, è stata tradotta dal dialetto Calabrese semplicemente per poter renderla fruibile ai più.

 

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  [M.G. 15 anni circa]

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