C’era un gabbiano nel mio ginseng

Certe volte si ci domanda se le nostre esperienze siano condizionate dal caso o, a rigor di logica, siano delle coincidenze belle e buone.
Probabilmente, tra le milioni di aspettative, si apre una prospettiva molto discussa. Per quanto mi riguarda non c’è un Caso, non c’è una Coincidenza definita tale. Talvolta le infruttuose vicende della vita ci pongono davanti temi e situazioni parecchio illogiche e scottanti. Come ciò che è capitato a me qualche tempo fa.
Non ho avuto mai l’effettivo coraggio di raccontarlo, sapete com’è, c’è ancora chi insiste nell’aprire manicomi, istituti strambi per esseri ancora più strambi e via dicendo. Read more


Le camicie di Papà

[Per un felice Natale]

Non sono quella che si può definire ”donna di casa” o ”femmina da sposare”; sono concetti (per me) tanto obsoleti quanto diseducativi e ignobili.
No, non lo sono mai stata. Non è nella mia natura, vivo in un particolare limbo scoperto solo per un lato da quelli che sono i vessilli della cultura dominante. Read more


Io & i miei personaggi

[12 febbraio 2015] 

   Vorrei che i miei personaggi parlassero un po’ come me. Con frasi brevi, ma intense. Vorrei che ognuno di essi assumesse l’aspetto di quel che è veramente, reiterando più e più volte la tipologia del proprio carattere. Insomma, vorrei che i miei personaggi si dimostrassero, più che mostrassero, e che, nell’infinita matematica di una frase, stupissero ed emozionassero. Questo pensavo oggi. Da questo provo a partire per costruire qualcosa di nuovo ma allo stesso tempo di vecchio, perché credo che dentro di noi abbiamo già tutto pronto: il lavoro sta nel tirarlo fuori. Read more



Nomi- un racconto Fantasy

Il Re non era soddisfatto. Proprio per niente.
Fra poco ci sarebbe stata quella cerimonia, e lui non voleva fare brutte figure. Lui odiava le brutte figure.
E, soprattutto, detestava essere pronto e organizzato sempre prima degli altri. Non che gli dispiacesse; amava fare le cose prima di tutti, e arrivare con largo anticipo agli appuntamenti.. ma pretendeva che gli altri si conformassero a lui.
Accidenti. Non era forse il Re?
E non era nel suo diritto di fare… di fare….
Che strano.. non sapeva cosa doveva fare. Era una cosa molto buffa che gli capitava spesso; non sapeva perché fosse Re, e perché tutta quella gente gli girasse attorno. Sapeva che era così, e per lui era sufficiente.
Anche se più passavano i giorni e più si fermava a rifletterci sopra.. c’era qualcosa di strano, e..
“Mio Signore!Mio Signore!”
Il Re si irrigidì, e di colpo dimenticò tutte le sue riflessioni.
Lei era arrivata, dunque. E come al solito portava scompiglio.
Il Re aveva il viso livido di rabbia , ora; non sapeva come era stato possibile convincerlo a sposarla!
Per la verità non ricordava neanche quando fosse successo; sapevo solo che era così, e questo bastava .Ne aveva abbastanza di lei, però; era ora di farle aprire gli occhi.
Distolse lo sguardo dallo specchio, e si girò verso di lei, cercando di fare la faccia più austera che gli riuscisse.
“Donna- le disse severamente- ne ho abbastanza dei tuoi strepiti! Oggi è il Grande Giorno, e assolutamente dobbiamo brillare di fronte a tutti. Oggi più che mai. Quindi- tornò a girarsi verso lo specchio- confido che ti comporterai con dignità e decoro. Hai qualcosa da aggiungere?”.
Lei stava per dire qualcosa, ma il tutto le morì sulle labbra.. e gli occhi le si riempirono di lacrime.
Erano anni che era così.. quel maledetto muro che si frapponeva fra loro non aveva nessuna intenzione di scomparire.
Anzi, sembrava aumentare ogni giorno di più.
Deglutì. “No, mio signore- rispose, con voce tremante- sarò decorosa, secondo i vostri desideri. Sarete orgogliosa di me!”. Aveva un carattere allegro, e nonostante la miseria e la tristezza della sua vita, non riusciva proprio a perdere la sua vera essenza.
Ed era l’unica cosa che la tenesse in vita.
“Questo potrebbe non essere nei miei desideri”, le disse minacciosamente, e se ne uscì superbamente dalla stanza.

Il ragazzo voleva avvicinarsi a lei, ma si bloccò. Esitava a farle notare la sua presenza, perché capiva da quanto tempo ormai lei si trovasse in quella situazione, e ne soffriva enormemente.
Aveva sempre avuto un animo gentile- conservarlo in quell’orribile posto era stata davvero un’impresa- e spesso le sofferenze delle persone che amava se le trovava inevitabilmente sulle spalle.
E lui amava quella eroica e infelice fanciulla.
Avrebbe voluto strapparla a quell’infelice destino, condurla in luoghi lontani pieni di profumi inebrianti, farle respirare la.. la… come si chiamava? Gli sfuggiva.
Che strano, pensò. Non era la prima volta che qualcosa che sapeva di avere bene in mente gli sfuggiva poi dalla mente; eppure non una delle sue mansioni erano svolte male.. si ricordava ogni piccolo dettaglio alla perfezione.
Eppure, quando si trattava di dare voce a certi pensieri, a esprimere certi concetti, a ricordarsi della sua vita e della vita delle persone in quell’infelice luogo.. sopraggiungeva l’oblio.
Eppure, non poteva fare a meno di rifletterci su. Sentiva che nella sua vita, nella vita di tutti loro che vivevano lì , esisteva un terribile segreto che essi avevano dimenticato. E presto sarebbe esploso davanti ai loro occhi.
Se lo sentiva nelle ossa.

Il Mago sorrise. Mancava così poco.
L’evento di quel giorno- l’ennesimo ripetitivo cerimoniale- sarebbe stato il suggello di tutto ciò che aveva fatto finora.
E avrebbe vinto. Senza alcun dubbio possibile.
Un piano lungo, laborioso e a volte frustrante.. ma alla fine lui aveva visto giusto. Aveva fatto la scelta giusta. E ora, il tocco finale.
Tirò fuori dal suo cassetto personale la pietra blu che portava sempre al collo in tutte quelle cerimonie, e se la mise addosso.
La pietra emanò una luce sinistra e gli occhi del Mago brillarono. Era pronto.
Lo sentì arrivare- ormai aveva imparato a memoria i suoi passi- e sorrise.
L’ultimo tassello della sua opera era destinato a compiersi, quel giorno.. e quel cieco e ingenuo Re sarebbe stato ancora una volta l’inconsapevole artefice di tutto.

Di nuovo, inesorabilmente, era tutto pronto.
Il Re entrò nel padiglione dai mille colori, e si sedette, guardando furiosamente la Regina che si ostinava a guardarsi attorno, e a salutare la plebaglia.
Non cambierà mai, si disse. E lui ormai ne aveva abbastanza.
Lei si accorse del suo sguardo, e abbassò la testa per nascondere le lacrime, sedendosi pesantemente.
Il ragazzo la vide, e scacciò la rabbia che gli saliva in corpo per l’ennesima umiliazione di quella solare e gentile regina… come si poteva permettere che un essere così nobile vivesse nelle grinfie di un Re così insensibile e grossolano? Ma lui chi era , per intromettersi? Era solo un semplice intendente.
Eppure.. eppure erano tre giorni che la sua mente si faceva delle domande; domande che di solito non si poneva mai.
Aveva osservato il Re; ebbene.. sembrava avere la sua stessa età.
Lui non ricordava bene quanti anni avesse; ma non era questo il punto.
Il punto era che .. che sentiva che il suo passato avrebbe dovuto raccontare molte storie, riguardo a se stesso, e a tutti quelli che vivevano in quel malinconico Reame.
Qualcosa ne suo cuore pulsava, dolorosamente e fortemente, quando la sua mente si apriva.
Di solito, faceva ciò che era suo dovere, e basta.. ma da qualche giorno le cose erano cambiate.
E non aveva intenzione di smettere. Sentiva che avrebbe avuto presto molte risposte.
Un brusio lo riscosse dai suoi frenetici pensieri. Quel brusio, anzi.
Ormai era tristemente familiare.
Le impassibili guardie portarono l’uomo. L’uomo a cui era toccata in sorte la cerimonia.
Il ragazzo rabbrividì, e il suo cuore si contorse dolorosamente, pensando a quando era toccato a sua sorella. E il dramma era che non ricordava perché era toccato a lei. Era successo e basta, e questo sarebbe dovuto essere sufficiente.
Ma non era così. Lui sentiva che tutto questo era un’enorme ingiustizia.. ma ancora c’era una buia oscurità che gli impediva di trovare il perché di tutto questo.
Si concentrò sulla tremenda scena che stava per accadere. Vide l’uomo –coperto solo di pochi stracci insanguinati- tremare dal freddo; vide il Re alzarsi pesantemente e solennemente; lo vide lanciare un’occhiataccia alla Regina che subito si alzò sussultando ; vide il Mago avvicinarsi al Re. Lo vide poggiargli una mano sulla spalla. Il Re si rivolse all’uomo inginocchiato ai suoi piedi,e disse semplicemente:”Ripeti”.
L’uomo era scosso dalle convulsioni; evidentemente aveva già la febbre alta, e stare lì in quella posizione e con quei miseri cenci non faceva che peggiorare la situazione.
Non rispose quindi subito, e il Re divenne paonazzo dall’ira.
Lanciò uno sguardo di fuoco alle guardie, che cominciarono a bastonare il poveretto.
Il ragazzo era sdegnato, e avrebbe voluto intervenire. Ma era la cerimonia.. quindi forse era giusto così.
“Basta!Fate basta!”. Era la Regina.
Il Re sembrò scoppiare. “Donna- disse minacciosamente- stai attenta a quello che fai”.
Lei sembrò che neanche lo udisse. Con stupore di tutti, si tolse la sua pelliccia dorata e la mise sulle spalle dell’uomo. “Ma non vedi- disse – come è malato? Non riuscirebbe mai a recitare tutta la solfa che ogni volta propiniamo a qualcuno! Succederebbe come a tutti gli altri.. morirebbe ben presto. E mi chiedo con quale cuore ogni volta ordini questa triste parata. Non sappiamo neanche se lui e tutti quelli prima di lui erano colpevoli o no.”.
“Mia signora- disse mellifluamente il mago- poni un freno alle tue parole; devo forse ricordarti che questa è la Cerimonia? Da anni si svolge, e la Commissione presieduta da me indica chi ne sarà il protagonista. E ogni volta, il Re si è trovato d’accordo con le prove schiaccianti che gli ho portato. Non c’è nulla da discutere, mia signora; egli è colpevole, e morirà comunque.. con o senza la tua pelliccia”.
“E chi ci assicura che la Commissione sia nel giusto? Essa non ha risparmiato niente e nessuno: nobili e popolani, mercanti e guerrieri.. e niente che ci venga detto sul Perché. Io sono stufa di vedere morire il mio popolo, sono stufa di vedere la tristezza in questo maledetto Regno, sono stufa della durezza sua -indicò il Re, che sbiancò in volto- e sono stufa delle tua arroganza. Chi ci dice che tu sia nel giusto?”.
Il Mago non sembrò perdere la sua sicurezza. “Sono un Mago, sono IL Mago- rispose- e da anni dirigo questa Commissione. Ma non meriti neanche che io sprechi il mio tempo per risponderti; le tue parole e le tue azioni ti condannano. E penso che il mio Sire sia d’accordo con me”. Gli lanciò uno sguardo sfuggente, e il Re si affrettò ad annuire. “Ho cose ben più importanti da fare che stare a rispondere alle tue ennesime follie, donna- gridò- E’ora di farla finita con te”. Girò lo sguardo verso il Mago, come per avere la sua approvazione.
E in quel momento, il ragazzo notò un particolare.
Qualcosa scattò nella sua mente, e il suo cervello prese a girare freneticamente.
E gli sembrò di vedere una luce oltre il buio.

Ricordò un tempo, e gli sembrò lontano anni luce.
Un tempo dove c’era il sole. E come per magia, il ricordo di quel sole gli illuminò del tutto la mente, strappandogli via quell’invisibile maschera che aveva addosso.
Ricordò chi fosse. E questo lo sconvolse per un attimo.. ma poi il perché di tutte le sue strane sensazioni di quegli ultimi giorni. Lui SAPEVA.
“Rèbel”, sussurrò, quasi stupendosi di poterlo di nuovo pronunciare. Il suo nome.
E quella consapevolezza cambiò tutto.
“Mago”. Quelle parole gli uscirono così facili.. per tanto tempo gli aveva provocato terrore il solo pensare a quelle quattro lettere.
Ma ora ricordava. Ricordava tutto.
Il Mago si girò,e lo squadrò con fastidio. “Che vuoi, ragazzo?-disse- E abbassa il tono. Sai bene che hai di fronte”.
“Certo- disse Rebel, con un tono fiero che stupì tutti- se fossi quel misero, infelice e timido inserviente che ti hai contribuito a plasmare, dovrei chinare il capo in fretta. Ma non lo farò. So bene chi sono, per tua immensa sfortuna”.
Seguì uno strano silenzio, quasi di terrore: tutti ne erano permeati, come se quello che stava dicendo potesse far cadere tutti dentro un nero pozzo senza fondo. “Strano- pensò Rebel, accorgendosi di quell’atmosfera- la verità è spesso la cosa più terribile . Ma io non la temo più”.
Scese i gradini della tribuna, e si mise davanti alla regina, sorridendole. Aveva trovato il coraggio anche per quello. Lei lo fissò, e qualcosa di strano la fece rabbrividire. Era come se potesse vedere per un fugace attimo le quinte di un misterioso ma allo stesso tempo familiare palcoscenico. E aveva una tremenda paura che quel sipario si richiudesse per sempre.

“Ho una storia da raccontare- disse Rebel- è lunga, ma interessante, Mago. E credo che a tutti possa piacere. Poi potrai continuare nelle tue cerimonie, se così ti piace”.
Il Mago gli sorrise con disprezzo. “Basta che non ci metti troppo- disse- abbiamo di meglio da fare che sopportare le esibizione di un paggio annoiato”.
“Soddisferò tutti , vedrai, mio signore”, disse Rebel, senza recedere da quella nuova fierezza.
“Nessuno di noi è quello che crede di essere”, disse con un tono glaciale. Il silenzio attorno a lui ora si poteva quasi toccare con mano.
“Mi chiamo Rèbel, e un tempo sapevo molte cose di questo posto”. Alzò lo sguardo per comprendere in un sol momento tutto ciò che lo circondava.
“Il Re ero io.”. Cadde un silenzio attonito e ostinato. Molti chiaramente cominciavano a pensare che fosse pazzo, ma lui non se ne curò.
“Sì, ero io-ribattè con maggior decisione- e ora vi dimostrerò che ho ragione”. E così, con calma e freddezza glaciale, cominciò a raccontare la storia del Palazzo e della loro terra, ricordando quando e come era stata fondata, e le guerre e i dolori che aveva dovuto sopportare.
Descrisse le stanze piene di quadri e statue rare e meravigliose, degli archivi del Palazzo, dei trattati con i popoli vicini, delle fastose cerimonie che i vari Re avevano svolto in innumerevoli anni.
E raccontò di lei. Read more


Lascito di un tradimento (e di quel che ne rimane)

Questo è solo il racconto di un frammento della mia vita che, nel dolore, mi invitò, in ultima istanza ad andare lontano e divenire, così, un Dheliryo (guardiano della Vita e dei segreti della Natura).

Mi ritrovavo seduta attorno al solito tavolo di legno di Sowln, boccale di birra in mano (quella nera, ovviamente), capelli legati da una corda bianca e pugnale infilato nello stivale destro… Avevo sempre amato quel pugnale, lo presi nella baia di Elii Castle da bambina, riponendo in esso una cosmica infinità di desideri.

Era un’allegra sera d’estate, i lumi conferivano un colore delicatamente rosato al bel legno di castagno utilizzato per costruire la famosa Osteria di Weecy. Moltissimi erano passati da quel posto, molti altri, preceduti dalla fama della Pentola Canterina, arriveranno per poterne assaggiare anche un solo boccone. Read more





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