A San Ferdinando nasce “Hospitality School” primo progetto di architettura meticcia per bisogni primari dei migranti

Ph. Nadia Lucisano

Rosarno – C’eravamo stati qualche anno fa, in estate, per verificare da vicino la triste vicenda del canalone che sversava liquame tossico nelle acque adiacenti il Porto di Gioia Tauro. Dopo il disastro ambientale ritorneremo a San Ferdinando, paesino di 4.500 abitanti della provincia di Reggio Calabria, noto nei titoli delle grandi e piccole testate giornalistiche per la ‘Tendopoli dei migranti’. Situazione, questa, che dura ormai da 7 anni generando sempre più pessime condizioni di precarietà.  Su tutta l’area di Rosarno, area di passaggio della provincia, è facile focalizzare l’attenzione in merito allo sfruttamento di braccianti agricoli. Ne consegue una pagina disumana e che specie negli ultimi mesi ha portato a registrare drammi di irrisolta giustizia. Accanto alla sopravvivenza dei migranti, al caldo o al freddo di questo pezzo di terra, convivono gruppi di attiviste e attivisti volontari che segnano in silenzio, in modo indisturbato, il lento cambiamento. L’Associazione S.o.s Rosarno, per esempio,  sul posto ormai da tempo per insegnare l’italiano, spesso in condizioni di totale scomodità, in mancanza di luce o di acqua. Sono volontari a cui piace concretizzare, mediante le proprie azioni, l’integrazione, l’inclusione, e che vivono a tutti glie effetti la tendopoli con i migranti.

Ph. Nadia Lucisano

“La cosa difficile inizialmente sembrava quella di trovare volontari sul territorio per insegnare – ci spiega Nadia Lucisano, attivista – Invece  ce l’abbiamo fatta. Da un lato collettivi attivi, dall’altro si è pure creata una sorta di solidarietà fra le persone sensibili al tema. Così siamo riusciti a mettere su una scuola con circa 14 volontari”.

Quello di cui Nadia ci parla è il progetto pensato dal Collettivo Mamadou di Bolzano, realizzato dai richiedenti asilo di Rovereto, e trasportato grazie al supporto di S.o.s Rosarno, del Comune di San Ferdinando, e dell’azienda agricola Terre di Vasia, a Rosarno. È l’Hospitality School, il primo progetto di architettura meticcia realizzato finora in regione, con l’obiettivo di fornire bisogni primari ai migranti, quali fra gli altri la scuola e la sanità,  segnando un presidio militante assai convincente di mutualismo e di emancipazione. Per i migranti della tendopoli di San Ferdinando è appena cominciata, quindi, una nuova primavera, che segna un ponte tangibile di buone pratiche fra Nord e Sud, ponte di sorrisi e cuori pulsanti.

“Con due appuntamenti settimanali da Ottobre abbiamo in pianta stabile la scuola. Nel mentre della costruzione partiva anche il nuovo progetto tendopoli, la terza, e si pavimentava un imminente sgombero dell’area, c.d abusiva ma che abusiva non era poiché le baracche nascono da un insediamento ministeriale quale soluzione al problema della rivolta del 2010 – continua Nadia facendo notare qualche piccola preoccupazione poi superata”.

Ph. Nadia Lucisano

Sono 35 metri di moduli di legno ricavati da materiali di recupero e donati da un’azienda austriaca ad aver dato alla luce l’hospitality school, progetto dei designer Brave New Alps e degli Area 527, dietro l’interesse maturato dal 2016 dal Collettivo Mamadou di Bolzano, il quale nei giorni di ferie scendeva giù a fare dei corsi intensivi di italiano. Un’esperienza concatenata da volti, culture diverse, e aree geografiche vicine e lontane, che ha permesso il nascente progetto di architettura meticcia polifunzionale,  tenendo come riferimento l’ unico mezzo economico del crowdfunding.  Ad oggi la struttura è costata 9000 euro a fronte di una raccolta fondi di 5850 euro e un’ulteriore raccolta di 1700 euro.
Il restante dei soldi è stato aggiunto attraverso le attività del Collettivo Mamadou.

“Più di 300 mila braccianti agricoli, nel Sud Italia, vivono in “ghetti” dove le condizioni igienico sanitarie sono pessime, sfruttati dai caporali e dalla criminalità organizzata, sottopagati, vittime di razzismo, invisibili che oggi rappresentano la schiavitù moderna. Da gennaio a maggio 2016, in untour de force infernale, abbiamo girato tra Calabria, Basilicata, Puglia e Sicilia visitando le zone più depresse e i ghetti più nascosti, da Rosarno a Boreano, da Rignano a Cassibile. Ma il nostro viaggio non è ancora concluso! Dalla metà di luglio fino alla fine di agosto ritorneremo nel profondo sud per stare a contatto con i braccianti, farci narrare le loro storie, parlare, discutere e cercare una soluzione credibile per l’uscita dal ghetto. Raccoglieremo tutto questo in un poderoso monologo teatrale che avrà lo scopo di far riflettere, perché no con un po’ di umorismo, sulla nuova mafia italiana, il caporalato, e sulle condizioni abitative e lavorative dei braccianti africani, italiani e dell’Est Europa nell’Italia del Sud – questo il messaggio del Collettivo Mamadou al lancio del Crowdfunding – E’ stato un percorso condiviso, partecipato, sostenuto; un’ architettura partita dal ” basso” che vuole generare un luogo di accoglienza e punto di riferimento in questa difficile e dimenticata realtà”.

Ph. Nadia Lucisano

 

 

 

 

 

 

 

 

A fine Aprile l’inaugurazione ufficiale  di Hospitality School a San Ferdinando.

 

 

 

Valeria D'Agostino

Giornalista pubblicista

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