“Che cosa è mai la Calabria”? di Luigi Accattatis (1869)

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Oggi, mentre il dibattito della sulla Calabria continua a essere uno dei principali di tutta la nazione, mi va di riportare integralmente la bellissima introduzione di Luigi Accattatis al suo “Le biografie degli uomini illustri delle Calabrie” (Cosenza, 1869), con la consapevolezza che all’interno del dibattito suddetto tante parole, tante chiavi di lettura, tanti punti di vista, possano quantomeno retrodatarsi di più di un secolo dal momento che, per davvero, aggiungere qualcosa di nuovo è più che mai difficile. Ma forse era l’Accattatis, con tutti i suoi limiti da erudito dell’epoca, a essere una spanna sopra molti suoi coevi. O ancora, più semplicemente, niente di tutto questo: ché forse commettiamo ancora noi lo stesso sbaglio, quello di decontestualizzare fatti e parole e proporle come chiavi di lettura per il presente? Di questa domanda non ho naturalmente la risposta. Ma, ecco… prima di costruirci la famosa nuova narrazione della Calabria, diamo un’altra occhiata alle narrazioni più “vecchie”, troppo a lungo dimenticate.

 

 

Poche parole d’introduzione

Che cosa è mai la Calabria? – si sente ripetere tuttodì dai novatori e dagli oltramontani – e la risposta si traduce ad un sogghigno amaro, sprezzevole, opprimente e mentitore della verità. E quel sogghigno, che muore come muove la menzogna, effetto d’un folle spirito di casta e di malnate gare municipali, non ha eco né riscontro fuori che negli inconscii delle glorie de’ Lucani, de’ Magni greci e dei Bruzii.
Che cosa è mai la Calabria? Oh! lo sappiamo ben noi che ci siamo nati, ne conosciamo la storia e ci vantiamo di essere suoi figli.
Che cosa è mai la Calabria? Oh! ve lo dicono tutti gli Annalisti da Plinio all’Enciclopedia Popolare! Ve lo dice Cicerone nel primo dei Tuscolani, che lasciò scritto: Per multa saecula doctrina Pythagoreorum sic viguit, ut nulli alii Docti viderentur; e nel quarto: Factum est ut ad illorum nostra obmutescerent ora; ed in Lelio, ragionando della immortalità dell’anima: Plus apud me valet authoritas antiquorum vel nostrorum majorum, qui mortuis tam religiosa jura tribuebant, quod non fecissent profecto, si nil ad eos pertinere arbitrarentur, vel eorum qui in hac terra fuerunt, Magnamque Greciam quae nun quidem deleta est, tunc fuerebat institutis, et preceptis suis erudebat.
Che cosa è mai la Calabria? Ve lo dice Sabellico nel primo libro della Decade sesta: Tantum una civitas Roma valuit armis quantum Graeca eloquentia praeceptis quae quasi ita futurum divinassent, ut haec una terra omnibus esset imperitata gentibus, quo tam illam partem Magnam Greciam dixere – Ve lo dicono le Locresi e Sibariti Repubbliche su le cui rovine siede ancora l’ombra gigante della Libertà! Ve lo dicono le leggi di Zeleuco di Turio, primo legislatore di cui i Romani raccolsero le loro pandette, e la di cui statua (in atteggiamento di comando perché gli sia tolto un occhio, espiatore della colpa del figlio) i Napoletani posero ad esempio sotto l’arco trionfale che accoglieva Carlo V.!!!
Che cosa è mai la Calabria? – È la patria di Filolao primo trovatore della teorica dei movimenti che fa la terra sul proprio asse intorno al sole; e di Girolamo Tagliavia, che poscia, e pria del tedesco Copernico, spiegò il sistema degli astri ormai universalmente adottato.
È la patria di Alcmeone primo inventore dello spado dei cadaveri, che tanto valse all’immegliamento delle conoscenze anatomiche.
È la patria di Silaro, uno dei migliori pittori dei tempi più remoti. È la patria di uno tra i principali lirici dell’Antichità: Ibico!…
È patria di Alesside, il primo, dopo Esopo, a scrivere apologhi.
È patria ad Ipparco ad Ippodamo a Menandro e a Teano!!!
È patria di Democede primo a dar precetti igienici! Di Timeo, che fu il primo a concepire le leggi di gravità dei corpi celesti verso il sole, la formazione dei colori in base della differente modificazione, e la circolazione del sangue. –
Di un Orfeo da Crotone; che primo, dopo Omero, dettò un poema mirabile! – Patria di Ippi di Lico e di Teagene, primi rinomati storici del vecchio evo! Patria dei valenti scultori Learco, Cleareo e Patroclo; e del primo divulgatore in Italia dei poemi di Omero: Leonzio Pilato! Patria dello storico Pomponio Leto dell’immortale Parrasio a cui fan corona Galeazzo, Telesio e Campanella; di Gioacchino da Celico, di Nilo Eremita, e di Francesco da Paola innanzi a cui tremavano i tiranni!
Che cosa è la Calabria? È la patria di alcuni Pontefici (dei quali riporteremo le biografie) e di milioni di martiri, che s’immolarono per amore della religione e della civiltà: è la culla della civile indipendenza, e la tomba di Alarico e di migliaia di estrani pirati: è l’anfiteatro di lunghe ed ostinate battaglie, di vicende memorabili, di fatti magnanimi e di memorie onorate: è il suolo ferace e benedetto, ambito sempre, battagliero in ogni epoca e, se vinto, giammai non dòmo!
Siate cortesi d’uno sguardo men prevenito e più sincero, signori del sogghigno e della contumelia, verso il calabro suolo: le mute steppe del nostro Sila v’appaleseranno perfino le glorie di Calabria, di questa piccola penisola, grande così come rejettata da voi. Dal mar Tirreno al Jonio, dall’erto Aspromonte all’elevato Pollino, ogni città, ogni terra, ogni borgata vi mostrerà monumenti e tradizioni cui non distrussero gli insulti del tempo – Bello per sorriso di natura, dall’ampie vallee, dai pascoli irrigui, dal clima variato ed ameno, dalle storiche foreste, questo suolo è la cuna del genio. Primo ad insorgere contro il fanatico pestilenziale feudalesimo, nemico dell’esosa inquisizione e de’roghi, ostinato atleta contro a barbare schiere, intollerante ribelle coi despoti d’ogni età, questo nobile popolo, dalla sua origina al 1860, vi porge un luminoso esempio di opere mirifiche. Gli spettri dei patriotti Calabresi si aggirano silenti in bruno peplo su per gli spalti de’ castelli di Napoli, di Cosenza e di Crotone! E mentre i generosi figli della Bruzia terra intengono, con divini onori, alla restituzione delle relique dei Fiorentini; (non certo i primi e principali motori della rivoluzione del 1844) ai Calabresi si sogghigna e si da l’epiteto di ignoranti, di popolo in culla e di briganti ingovernabili!
Sperda Dio la parola dell’empio che incita a vendetta. No, Calabresi, la vostra non è la missione dei Cainiti, nè si vincono le opinioni coll’imprecare al giudizio e coi rancori di partito. Dinanzi a tanti nomi rispettabili che conserva la nostra Storia gl’ingegni più prestanti si sono inchinati riverenti: gloriatevene pure, ma non vi seduca il vanto dei padri e la celebrità delle virtù cittadine. Siate operosi intelligenti ed onesti, quali furono gli avi nostri e come li riscontrerete nella presente opera che è a Voi dedicata. L’Italia, il mondo tutto, i nemici eziandio vi ammireranno non degeneri discendenti della magna regione. Così si accaparra la stima dei popoli; e quando un secolo fortunato ci troverà buoni, ricchi ed educati, i vecchi papiri saran confusi coi nuovi, la nazione Calabria non fia secondo ad alcuna e le sante ombre dei Vetusti n’esulteranno.

L. Accattatis. 

Domenico Benedetto D'Agostino

Sono nato nei giorni della Merla, trent'anni fa. "Vivendo per capire perché vivo, scrivo anche per capire perché scrivo: e vivo per capire perché scrivo, e scrivo per capire perché vivo:" [E. Sanguineti]

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