“Fuck Me(n)” e il mettersi a nudo contro la mascolinità tossica

Lo spettacolo inizia e finisce con il ricordo di un giornaletto porno trovato in un parco in giovane età: un uomo pratica sesso orale a una donna e “non si capisce dove inizia la barba e dove inizia la figa” così come non si capisce dove iniziano i conflitti con se stessi e quelli con gli altri.

Fuck Me(n) è uno spettacolo particolarmente necessario per arrivare alla radice di tante problematiche che attengono anche alla comunicazione tra le persone. Da consumatrice assidua di internet e social media, mi è parsa una conversazione particolarmente presente e importante, considerando il grande dibattito online su temi come la mascolinità tossica, problemi sociali, maschili e femminili e, per esempio, noti “guru” della mascolinità online come Andrew Tate. 

Tate è un ex kickboxer americano, diventato noto sui social e recentemente arrestato in Romania per traffico di esseri umani (dopo essere stato smascherato tramite uno scambio social con l’attivista per l’ambiente Greta Thunberg). Un dettaglio che mi ha fatto ripensare anche a Fuck Me(n), vista la natura a tratti grottesca del lavoro teatrale visto al TIP Teatro. Andrew Tate utilizza un tipo di comunicazione simile a quello del wrestling: crea un personaggio forte ma quasi comico, indossa spesso gli occhiali da sole e fuma sigari mentre sfoggia le sue auto di lusso. Il suo personaggio parla specialmente ai giovani uomini come una sorta di speaker motivazionale, spiega ai ragazzi più fragili come essere dei veri uomini, come porre le donne al proprio cospetto, come non abbiano assolutamente bisogno di terapia o di provare dei sentimenti. Frasi come “non sei depresso, sei solo grasso”, “se senti di aver bisogno di andare in terapia sei inutile”, e come le donne siano delle “stupide troie”. Tutto ciò vendendo i corsi della sua “hustler university” (“hustler” è aggettivo che indica una persona energica ma anche un po’ truffatrice) in cui spiega ai ragazzi come diventare ricchi.

Così, dopo essersi guadagnato fama mondiale per i suoi video misogini, sessisti e violenti, Tate decide di prendersela con la giovane attivista Greta Thunberg con uno scambio di interazioni volte al minimizzare l’impegno dell’attivista per la salvaguardia dell’ambiente. È proprio tramite questo scambio di interazioni che viene scovato e arrestato dalla polizia rumena per traffico di esseri umani. Inutile dire che lui continua a dirsi innocente, dando la colpa al “matrix”, radice di tutti i problemi per molti guru di questo genere. Esistono infatti milioni di community su internet, in qualsiasi formato possibile e immaginabile (specialmente TikTok, Reddit, e YouTube), in cui i ragazzi in difficoltà si rifugiano e cercano conforto e comprensione da questo genere di personaggi. La grande popolarità di questi personaggi è anche legata a un sentimento di grande sicurezza che vorrebbero trasmettere, specialmente quando i ragazzi in questione si confrontano con problematiche come depressione, isolamento, mancanza di autostima. Infondo, persone come Tate sono grandi comunicatori che parlano alla parte fragile degli uomini, nascondendo nei loro insegnamenti messaggi di misoginia e violenza.

Similmente, i tre personaggi dello spettacolo sono figure in parte grottesche, che giustificano le loro mancanze con atteggiamenti sbrigativi, scuse su scuse, accuse all’altra parte femminile, invisibile sul palco ma presente nei monologhi. Un professore universitario e due padri arrivano sul palco indossando abiti prettamente maschili ma coperti da tutù rosa svolazzanti. Il primo, stimato nella comunità accademica, ripete spesso durante lo spettacolo quanti libri abbia scritto e quanto sia affermato nella sua università. Adesca giovani studentesse, specialmente grazie al potere che ha su di loro vista la differenza di età e dello status sociale. Corteggia le giovani donne con una serie di promesse e manipolazioni, che le portano inevitabilmente a cadere per il suo potere. 

Gli altri due sono entrambi padri. Uno con la passione per la boxe, sul palco indossa i guantoni, spesso cita Mohammed Ali. In particolare, parla dell’incontro chiamato “rumble in the jungle”, il terremoto nella giungla, rimasto uno dei più famosi nella storia, in cui Ali sconfisse il suo opponente Foreman, sebbene Foreman fosse molto più grosso di lui. Nonostante l’intento motivazionale, i suoi discorsi prendono una piega un po’ troppo violenta, che portano il figlio a esagerare durante un litigio con un suo coetaneo. Il bambino finisce così per staccare con un morso l’orecchio dell’altro ragazzino. 

Il secondo padre, invece, sembra più dolce e comprensivo. Nello spettacolo, racconta all’interlocutore immaginario la storia della sua relazione con sua moglie, la nascita del suo primo figlio. Sembra apparentemente un discorso più leggero e sensibile, finché non si scioglie a mano a mano il nodo della questione: la morte del figlio neonato, causato da una sua dimenticanza. Il figlio era stato dimenticato dal padre in macchina, sotto il sole di agosto.

Si mettono progressivamente a nudo, letteralmente e metaforicamente, per scoprire cos’è esattamente che c’è sotto, da dove nasce quel turbamento. Si intravede quindi la necessità di guardarsi dentro e mettersi faccia a faccia con la propria vulnerabilità, sia sul palcoscenico che nella vita di tutti i giorni. È uno spettacolo particolarmente necessario per arrivare alla radice dei tanti conflitti di genere che stiamo vivendo, alla radice nella mancanza di comunicazione nella vita di tutti i giorni tra matrimonio, figli, relazioni di potere come quelle di uno dei personaggi, professore universitario, e delle relazioni con le giovani studentesse.

[Foto: Luca Imperiale & Dora Coscarelli]

Da dove viene questa chiusura? E perché? Forse anche dall’insicurezza, dall’industria del porno che riempie la testa dei ragazzi di standard irrealistici, dalla mancanza di connessione con l’interiorità personale. Altra domanda che resta è se questo tipo di problematiche siano date dal “nature vs nurture”, ovvero dalla natura e biologia delle differenze di genere, oppure dalla cultura, dal modo in cui vengono cresciuti gli uomini nella società. Sicuramente, l’educazione all’espressione sana della propria emotività può e deve essere un punto di partenza. Così, come nello spettacolo, il mettersi a nudo e il guardarsi dentro senza giudizio. 

Fuck Me(n) / Evoé!Teatro / Visto al TIP Teatro il 19 febbraio 2023 / scritto da: Gianpaolo Spinato, Il Professore Animale // Massimo Sgorbani, Tracce mnestiche di un padre di famiglia // Roberto Traverso, Sunshine // adattamento e regia Liv Ferracchiati //con Giovanni Battaglia, Emanuele Cerra, Paolo Grossi

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.