Freddo d’agosto
di Gustino
Ero lì per lei, per la mia amica,
per starle accanto mentre le tremava il fiato.
Si accompagna così, senza sapere mai bene
dove mettere le mani.
Sono entrato da estraneo,
di quelli che si siedono in fondo
e si guardano le scarpe.
Serra San Bruno, una chiesa,
e il gelo è arrivato tutto insieme,
come se una forza larga e silenziosa
avesse aspirato ogni calore dalle pietre,
dai banchi, dalle spalle, da agosto.
C’erano i carabinieri in alta uniforme
a onorare il comandante,
c’era l’umanità,
c’eri tu.
Non ti conoscevo, Andrea.
Si fanno tante cose per il bene,
poi ti ritrovi davanti a un dolore che non ti appartiene
e capisci quanto pesa una sola esistenza
quando viene raccontata per intero.
Ti ho conosciuta al contrario,
dalla voce delle tue amiche profonde.
Sono la cosa che hai curato meglio
ed è lì che ti trovo ancora.
Da loro ho saputo del pianoforte,
del conservatorio di Vibo, delle ore sui tasti,
delle dita che sapevano già dove andare
mentre il resto di noi cercava ancora la strada.
Prima di essere esempio, virtù, sorellanza,
sei una che condivide,
una semplice innamorata dello stare insieme.
E ridevano, mentre lo dicevano.
Ti chiamano Diva,
di quelle che sanno dove mandare il mondo
con un gesto della mano.
Un petardo, da piccoli, fa paura.
Poi arriva qualcuno che ti insegna la miccia,
il braccio teso, il momento giusto,
e lo stesso botto diventa coraggio,
diventa festa in mezzo alla strada.
Tu quella mano ce l’hai, e la dai.
Io stavo zitto,
con una lacrima che mi visitava la faccia,
ospite educata, arrivata senza permesso.
Non ho mai avuto tanto freddo ad agosto.
Il mio essere s’impregna della tua essenza.
Me ne porto via un pezzo,
quello che viene fuori dagli scherzi e dalle cose serie
di chi ti ha davvero.
Le porte le hai lasciate aperte.
Continui altrove, in qualcuno che stanotte dorme
e non sa di dormire un po’ con te.
Siamo usciti e nessuno andava via.
Sul sagrato la gente ti raccontava ancora,
con le parole vere, quelle che si dicono ridendo
e con gli occhi bagnati insieme.
Un paese intero che ti tiene in piedi.
Ti dico arrivederci,
sperando di parlarci fra un po’.
Grazie di avermi fatto entrare
dalla finestra dei tuoi.
Note sull’autore e sul testo
Freddo d’agosto è un’inedita poesia di cordoglio scritta da Gustino. Ambientata nella chiesa di Serra San Bruno, l’opera restituisce la dimensione di un dolore condiviso, il ricordo di una vita raccontata attraverso gli affetti più cari e il valore della memoria collettiva.
Ciao Andrea, rimarrai nei cuori di tutti quelli che ti hanno vissuta e non.
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Gustino
Raffaele, di Lamezia Terme. Di mestiere costruisce infrastrutture cloud, un lavoro che a spiegarlo a cena non regge mai oltre il secondo.
Firma Gustino (@gus_scrive) sia le poesie che il dark fantasy romance, due cose che sullo stesso scaffale si guardano storto. La parte in versi è finita in Eco della Luna, il resto su Wattpad.
Il resto del tempo lo passa a fotografare stelle, ad allenarsi più del necessario e a pesare gli ingredienti col bilancino.
