Skip to content
manifestblog

contenitore di libere scritture

manifestblog

contenitore di libere scritture

  • Chi siamo
  • Blog
    • Agendina
    • Approfondimenti
    • Biblioteca
    • Commento
    • Manifestino
    • Mediateca
    • Musica
    • Pensierini
    • Pinacoteca
    • Poesia
    • Racconti
    • Sport
    • Teatro
    • Territorio
    • Vis-à-Vis
  • Attività
    • Manifestiamoci
    • DeScrivo
  • Chi siamo
  • Blog
    • Agendina
    • Approfondimenti
    • Biblioteca
    • Commento
    • Manifestino
    • Mediateca
    • Musica
    • Pensierini
    • Pinacoteca
    • Poesia
    • Racconti
    • Sport
    • Teatro
    • Territorio
    • Vis-à-Vis
  • Attività
    • Manifestiamoci
    • DeScrivo
Close

Search

  • https://www.facebook.com/
  • https://twitter.com/
  • https://t.me/
  • https://www.instagram.com/
  • https://youtube.com/
Subscribe
Approfondimenti

L’imperituro divenire dell’eudaimonia: dall’utopia edonistica all’esistenzialismo kierkegaardiano

By Alessandro Filardo
31 Maggio 2016 2 Min Read
0

Amore e ricerca della felicità come cardini dell’autarkeia.
Temi da sempre al centro della riflessione filosofica alla pari di altri come i fondamenti teleologici del katéchon alla parusìa dell’Antikeimenos (secondo un’inclinazione squisitamente teologica), il problema del conoscere e del divenire o ancora l’ente che sottende l’archè del “tutto integrato”, mutuando una terminologia cara all’antropologo Bronislaw Malinowski.

Epicuro nella “Lettera a Meneco sulla felicità”, così come nel “Tyche physeos” (opera che sarà fondamentale per Lucrezio quando comporrà il suo De rerum natura), definisce l’amore un bene dinamico al quale attingere con una moderazione che si potrebbe definire oraziana, onde evitarne gli inevitabili turbamenti in un animo che al contrario deve raggiungere l’oikeiosis nell’hedonè, mediante beni catastematici come la philìa: “bisogna dunque esercitare ciò che procura la felicità, perché se abbiamo questa, abbiamo tutto, ma se manca, facciamo di tutto per averla” (Epicuro: “Lettera sulla felicità”).
La felicità resta un anelito, un’utopia sfumata, avversata dalla “tragicità dell’amore”, come ricorda Virgilio in un passo del Libro IV dell’Eneide parlando dell’innamoramento di Didone.
Restano celebri i suoi versi: “uritur infelix Dido totaque vagatur urbe furens”.

Amore e felicità sono interdipendenti ed in crasi profonda nonostante sia impossibile tentare qualsivoglia reductio ad unum nell’accostarsi a temi di cotanta complessità, da sempre ed ancora, al centro della riflessione letteraria nonché speculativa.
Valori assoluti che nemmeno il relativismo etico dell’era postmoderna (la società liquida di Bauman insegna), sembra aver inficiato.

Il periodo successivo all’idealismo tedesco di Fichte e Schelling, vede in S. A. Kierkegaard, tra i padri dell’esistenzialismo, un attento studioso dei temi in questione, su cui giungerà ad imperniarsi tutta la filosofia successiva.
L’eudemonia per il pensatore danese si raggiunge nel “nihil admirari” (Orazio, Epistole, I, 6, 1), ecco che anch’egli attinge al pensiero classico, unitamente alla capacità di lasciarsi attraversare passivamente dal fato, posizione su cui si porrà in totale continuità A. Schopenhauer in un suo saggio considerato il “manifesto” dell’eudemonologia: L’arte di essere felici.

La medietas di latina memoria e non un’indifferenza fine a se stessa, deve essere l’aretè dell’uomo contemporaneo, laddove invece impera il pensiero inautentico, troppo spesso preda di fallaci momenti.
L’amore dovrebbe tornare ad essere concepito nella sua dimensione metafisica, utile allo sviluppo dell’io nelle sue estrinsecazioni più evidenti e profonde.

L’alveo naturale di sentimenti profondi per come li narrava Saffo o Platone ne il Fedro (uno dei suoi 34 dialoghi), in cui si raggiunge una dimensione kantianamente “sublime”.
Scrive dunque il filosofo ateniese: “al vedere la bellezza di quaggiù, ci si ricorda della vera bellezza e si mettono le ali”, proponendo così un modo nuovo di guardare all’universo interiore degli esseri umani.

Una dimensione che innalza lo spirito, ponendolo in una condizione che trascende tutte le inutili discrasie immanenti nella nostra realtà.

Letto: 41
Alessandro Filardo

Ogni libro narra una storia. Ogni storia ci apre un mondo; racconta un'idea. Sia data all'umanità la possibilità di raccontarsi liberamente ed ella esprimerà i valori più elevati del suo universo interiore.
Adoro perdermi in questi pensieri per scorgerne la bellezza imparando a viverla quotidianamente.

  • Alessandro Filardo
    Luna di mezzanotte
  • Alessandro Filardo
    L’umanità nel silenzio indifferente
  • Alessandro Filardo
    La “morte” dell’arte
Author

Alessandro Filardo

Ogni libro narra una storia. Ogni storia ci apre un mondo; racconta un'idea. Sia data all'umanità la possibilità di raccontarsi liberamente ed ella esprimerà i valori più elevati del suo universo interiore. Adoro perdermi in questi pensieri per scorgerne la bellezza imparando a viverla quotidianamente.

Follow Me
Other Articles
Previous

Miraggio

Next

Un futuro mai visto, 10 anni con Il Sud

No Comment! Be the first one.

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

  • Facebook
  • Instagram
  • YouTube

Most Viewed Posts

  • HACHIKO – memorie di una troia: volgarità d’autrice (Aleister Rush) (21.673)
  • Guida rapida per diventare un intellettuale del lametino. 10 semplici mosse (Salvatore Giuseppe Di Spena) (2.172)
  • Tony Pitony – Tony Pitony: Come inciampare con stile (Aleister Rush) (1.780)
  • Ghiannis Ritsos. La poesia contro la dittatura. (Francesco M.) (1.358)
  • La Casa dove gli incubi si realizzano, Shirley Jackson e “L’incubo di Hill House” (Emanuela Stella) (1.351)
  • Nuova Bella, 230 metri sul livello del mare | Storie di Provincia (Salvatore Giuseppe Di Spena) (1.214)
  • “Caro Professore Ordine, quando ci facevi lezione tu…” lettera da un giovane vecchio studente (Domenico Benedetto D'Agostino) (1.088)
  • Sul teatro e sull’arte. La funzione catartica dell’arte e quella alienante dei moderni mezzi espressivi (Davide De Grazia) (983)
  • La “sans par”, la donna più bella del Rinascimento: Simonetta Vespucci (Emanuela Stella) (971)
  • Il quartiere Bella in un racconto dell’Ottocento (Salvatore Giuseppe Di Spena) (931)
Copyright 2026 — manifestblog. All rights reserved. Blogsy WordPress Theme