Una passeggiata verso la mia montagna, in solitudine, anzi, in solitaria.

Appena lasciata l’auto a bordo strada mi sono diretto, passo dopo passo, verso il massiccio del monte Reventino. Cuore verde tra cielo e mare. Vedo davanti a me la mole rocciosa della montagna avvicinarsi man mano che percorrevo la stradina asfaltata e ricordo di aver pensato: un poco per volta vedrò scorrere la montagna attraverso i miei passi, senza fretta penetreró nei boschi fino alla sommità del rilievo. E lei, la montagna, o forse dovrei dire lui, il Reventino, sembrava assecondare silenziosamente i miei progetti e pareva mostrarmi i suoi vari volti, comprese le ferite lasciate dall’incendio dell’anno passato. La cosa sorprendente è stato il ritorno, la discesa verso il punto di partenza. Ad un certo punto per un attimo ho realizzato di esser immerso in una grande calma, in un mondo tranquillo e silenzioso che a sua volta mi infondeva fiducia e serenità . Per un attimo ho realizzato che non è possibile concettualizzare la pace, la gioia della vita. Non possiamo trovare uno schema, un modo di pensare che ci consente di arrivare ad uno stato di tranquillità, semplicemente lo stato di resa, di osservazione, unito alla rinuncia di afferrare ogni cosa, anche l’attimo che viviamo per poterlo ricordare meglio, ci apre le porte alla vita vera. Non possiamo concentrarci sulla pace, bisogna lasciarla accadere. Man mano che osservavo me stesso camminare, ero consapevole che i miei processi mentali (tutti quanti!) erano come un circuito chiuso, come l’acqua che si muove dentro una bottiglia, mentre fuori c’era la meraviglia del tutto, impensabile appunto, inconcepibile, inafferrabile! Potevo soltanto lasciarmi essere, lasciare scorrere, osservare e rinunciare a capire, aprirmi a qualcosa di più grande, con fiducia e coraggio. Più volte mi sono sorpreso a ridere di me stesso, di ogni tentativo che faceva la mia mente di attirare l’attenzione, di reclamare la sua importanza, ma ormai, mentre proseguivo lungo quel tratto di strada tra gli alberi verdi, riuscivo ad osservare tutto il processo mentale senza ricavarne più il senso di identità perché avevo visto che c’era dell’altro. La vita è ovunque intorno a noi, i pensieri e le emozioni da essi indotte arrivano sempre dopo, in ritardo, e non sono mai capaci di concepire l’immediatezza.

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