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Pensierini

Perchè no?

By Ilaria Bongiovanni
6 Febbraio 2017 3 Min Read
0

Parto dal presupposto che non ho mai trovato nessuna differenza tra un “disabile” e un ragazzo qualunque. Li rispetto entrambi.

Ma devo ammettere che in tutti questi anni non ho pensato a come viene affrontato il sesso per i ragazzi disabili, fino ad oggi. Anche perchè siamo in una società in cui a stento gli vengono riconosciuti i bisogni primari, figuriamoci un assistente sessuale. Quante volte si sentono notizie riguardanti persone diversamente abili che non escono mai di casa perchè abitano al 5 piano e si ritrovano su una sedia a rotelle e non c’è un ascensore o se c’è, è guasto perchè nessuno si preoccupa e se ne frega che un/una signore/a è chiusa in casa da 2 anni senza mai vedere nessuno e mai prendere una boccata d’aria fresca, quante volte. E vogliamo parlare di assistenza sessuale?

A parte il fatto che è un argomento di cui, ancora oggi nel 2017 ne puoi parlare solo con una determinata cerchia di persone, con coloro che hanno una mente aperta, ma non perchè gli altri siano incapaci di capire che anche loro hanno bisogno di affetto in quanto sono fatti di carne ed ossa e di conseguenza anche di SENTIMENTI ED EMOZIONI, ma non lo vogliono accettare. Ne sento di cazzate spesso purtroppo di ogni tipo, “loro non posso avere una famiglia, non sono capaci di mantenerla” , “sono toccati di cervello non sono capaci di amare”, “cos’è l’assistente sessuale una puttana?” e tanto altro… poi penso che il cervello degli adulti per quanto ottuso possa essere è difficile da cambiare, magari sono cresciuti in un’altra epoca e non riescono ad accettare questa realtà per quanto essi ci provano (anche se non sono assolutamente giustificati) e dico “vabbè, i giovani sono la forza al giorno d’oggi” ED E’ QUI che poi sprofondi totalmente nell’incredulità di come la maggior parte dei giovani ahimè sono più’ ottusi degli adulti. Se ne parli con un 15/16enne, nei migliori dei casi ti dice “ma a unu ca si trova supa na seggia a rotelli si ci po’ azari sicundu a tia” (grezzamente parlando) perchè solo così si rivolgono a te quando parli con loro, o ti ridono in faccia nei peggiori dei casi. Se ne parli con un 19/20enne ti risponde “ci sono cose più urgenti e gravi nella vita che parlare dell’assistenza sessuale” se ti va bene, altrimenti non sanno neanche di cosa tu stia parlando e ti rispondono con un “eh?!”.

Ma tutto questo perché;

Perché se ti va bene cominci a sentir parlare di sesso alle medie/superiori durante la mezz’ora o (se sei fortunato e trovi il docente mezzo decente) l’ora di lezione sull’educazione sessuale che poi non è educazione sessuale quella che si fa nelle scuole, non so come definirla a dire il vero. Mentre se non ti va bene, trovi docenti che non sfiorano lontanamente l’argomento poiché non lo trovano fondamentale e, a quel punto, parli di sesso sempre a 15/16 anni… ma nell’atto pratico, e poi si ritrovano a 20 anni e non sanno cos’è l’assistente sessuale e non si preoccupano lontanamente che ci sono persone in difficoltà fisiche che hanno anche loro stimoli sessuali come tutte le persone e che vogliono e desiderano esaudire questa loro voglia.

Ma la colpa non è tanto dei giovani quanto dell’Italia in generale. Perché non affronta la questione e non dà la giusta importanza, e poi come possiamo pretendere di affrontare un discorso di questo genere nelle agenzie educative.

Se invece un ragazzo diversamente abile va fuori l’Italia non gli ridono in faccia, ma si sente appagato in tutto e per tutto come è giusto che sia.

Qui in Italia non vengono considerati.

Letto: 7
Ilaria Bongiovanni

Sono una ragazza in cerca di nuovi orizzonti e di tutto ciò che può sorprendermi e stupirmi. Amo viaggiare e trovo nella scrittura un modo per far uscire me stessa e rifugiarmi nel 'mio mondo'.

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Sono una ragazza in cerca di nuovi orizzonti e di tutto ciò che può sorprendermi e stupirmi. Amo viaggiare e trovo nella scrittura un modo per far uscire me stessa e rifugiarmi nel 'mio mondo'.

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