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Decollatura, valle beata,
sotto il monte giaci,
Re del vento,
custode d’antiche ere
dell’antica valle incantata
milioni d’anni or prima
che l’uomo corrotto
vi si annidasse
ancorché fosse pidocchio
e con mano violenta
iniziò a sventrarti il cuore
per prelevare l’ambita pietra
per poi non contento
straziarti la pelle bella

Alberi secolari,
monumenti di antico ceppo,
quando ancora la peste
era confinata al di là dal monte;
poi scuotimenti di terra,
povertà, ricerca di campi, novità,
e la potente Chiesa,
spinsero villosi e testardi uomini
e donne timorate dal santo spirito
ad insediarsi nella valle beata,
e da allora furon sudori e lacrime amare,
gioie poche,
sofferenze molte,
e tanto sangue
e la mala pianta
è viva, e il suo suono
si fa sentire
con scoppi di lupara,
dove prima c’erano i lupi,
ora lupo s’è fatto l’uomo
e preda i suoi stessi compagni
col tuono dell’arme
e il fruscio delle parole
non dette ma sussurrate,
come brezze tese
di quei venti che soffiano sempre sulle fiumare
che numerose solcano il tuo viso bello,
in guisa di lacrime amare.

Decollatura mia bella
io t’amo ma t’odio,
in te ho trascorso la mia prima estate,
quando in cielo vedevo l’orme dei giganti,
ma poco o niente hai mantenuto
di quel che mi promettesti allor
della mia prima estate.

Di Davide De Grazia

Il poeta non è altro che un canale, un medium per l'infinito, che si annulla per fare posto a forze che gli sono immensamente superiori e, per certi versi, persino estranee. D'altra parte chi sono io di fronte al tutto, ma al contempo, cosa sarebbe il tutto senza di me?

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