Il mio ultimo libro catalogato ~ suggestioni per aspiranti bibliotecari.

Luca Giordano : l’opera completa di Oreste Ferrari e Giuseppe Scavizzi.

Due grossi tomi dell’Electa, ovvero i libri con il più bel profumo di tutti. Finisce con questi libri della sezione “Arte” la mia avventura alla Biblioteca Comunale di Lamezia Terme, per lo meno per quanto riguarda la catalogazione. Nei pochi giorni rimasti sistemerò con calma lo stanzino che ospita la sezione che mi ha dato tanto in questi ultimi mesi. E poco più di 1200 volumi risulteranno in ordine, in classificazione decimale Dewey, ovvero l’arte egizia con l’arte egizia, l’architettura gotica con l’architettura gotica, i fumetti con i fumetti e così via…Ciò che conta, a questo punto, è soprattutto l’esser riuscito ad acquisire delle competenze che durante questo stesso anno, hanno contribuito largamente alla nascita di un nuovo organismo: la Biblioteca Galleggiante dello Spettacolo. Una nuova biblioteca, specialistica come poche in tutto il Sud Italia, che, una volta sistemata dovrà cominciare ad esser vissuta, consultata, prestata.

Ma la nostalgia oggi è sacrosanta. Dopo questa prossima settimana non avrò più il mio accesso sulla piattaforma per conto di questa Biblioteca a cui dovrò sempre troppo. E lei… lei non s’è mai lamentata, ha sempre dato tanto a chi voleva tanto, è rimasta indifferente a chi le è rimasto indifferente.

Sembrano pochi giorni fa, quando seguivamo le direttive di una persona speciale come Andrea. È a lei che devo gli insegnamenti migliori. Non tutti, non quelli più tecnici e noiosi, solo quelli più belli. È osservando lei che compresi non di aver trovato un qualche maestro da seguire alla lettera, bensì una compagna esperta con la quale condividere delle cose. Per prima: la bibliofilia. Perché bibliotecari dovrebbero essere solo i bibliofili, quelli veri, quelli che di libri ne sfiorano a centinaia in un giorno, quelli che i libri di una biblioteca li hanno toccati così tante volte da riuscire a tirarli fuori in pochi secondi, perché non bastano migliaia e migliaia di volumi per scordarsi del posticino di ognuno.

Una storia che mi piace raccontare è questa: i primi giorni di lavoro in una biblioteca, se sei un amante dei libri, non puoi che andare in crisi. Sei letteralmente circondato, ci sono libri in ogni angolo. E tu non potrai mai leggerli tutti. È questo che porta al primo piccolo paradosso dentro di te. Mentre cataloghi i tuoi primi libri ne metti da parte qualcuno, di tanto in tanto, perché ti ispira più degli altri. Può essere per la copertina, per il titolo. Uh, e là c’è quello di cui ti hanno parlato tanto, là ancora quello che potrebbe giusto giusto servirti per il tuo studio. E così via in un elenco di calviniana memoria… Dopo qualche giorno ti accorgi che la pila dei libri messi da parte perché volevi rivederli ancora e magari leggerli… è diventata troppo alta. Dunque con tristezza sei costretto ad abbandonarli, per rivederli chissà quando, e li cataloghi insieme a tutti gli altri.

Dopo il primo mese ho finalmente compreso. Cominciai a sorridere ogni volta che incontravo un libro interessante e feci il passo successivo: l’accettazione. Se lavori in biblioteca, togliti dalla testa di leggere. Triste? Non più di tanto, ve lo assicuro. Perché facendo un patto segreto con i libri essi accettano di non distrarti più, accettano di celare il loro lato consuetudinariamente più comune, quello dell’opera, per aprirsi a te con una nuova veste: quella del documento.

Ammetto che per alcuni potrebbe risultare noioso. Ma non per me. Cominciai a trovare sempre più affascinanti le vesti editoriali di ogni libro, le regole di edizione e di stampa, il formato fisico, l’impaginatura e mille altre minuzie. E poi la catalogazione. Un intero mondo che, se preso con superficialità, non sempre si riesce a comprendere. Perché una certa leggerezza (che ci ostiniamo a cercare all’eccesso nelle nostre vite) rischia di farci pensare alla catalogazione come ad un qualcosa di brutto, di forzato, di antiquato nell’etica e negli usi degli esseri umani. Quanta valenza negativa ha oggi l’espressione “etichettare”? Eppure se ci sforzassimo ad entrare più in profondità delle cose scopriremmo, forse, che i libri e i documenti in una biblioteca non son poi così diversi da noi nel nostro mondo circostante. Si ha bisogno di stare con le persone più simili a noi. È vero, io, per primo, mi adatto facilmente a chiunque e a qualsiasi situazione. Molti di noi, anzi, hanno bisogno di confrontarsi spesso con chi è al nostro opposto e poi, naturalmente… la diversità è ricchezza. Su questo non ci piove. Ma al nostro primo approccio con la diversità non ricerchiamo forse, prima di ogni altra cosa, quello che ci lega anziché quello che ci divide? Per la nostra vita… non sogniamo forse di poter condividere le nostre idee e i nostri progetti con persone che possano accoglierli e restituirci la loro essenza? Allo stesso modo funzionano i libri su di uno scaffale. E noi… noi bibliotecari non abbiamo altro compito che favorire il loro incontro ravvicinato. Perché anche ordinare è un’arte, anche “etichettare” può avere una sua valenza completamente positiva se si parla di riconoscimento, di identità.

Questa e mille altre cose riaffiorano nella mia mente mentre scrivo con pennarello indelebile l’etichetta per quest’ultimo mio libro catalogato. Art – 759.5 – FER. Primo piano. Sezione “Arte”.

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Domenico D'Agostino

Sono nato nei giorni della Merla, ventisei anni fa a Lamezia Terme. Studio ciò che mi appassiona, Beni Culturali, Arte e Archeologia e, citando Calvino: "Scrivo perché sono insoddisfatto di quel che ho già scritto e vorrei in qualche modo correggerlo, completarlo, proporre un’alternativa".

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