Primo maggio al Chiostro: “Working Class Heroes – camminando e cantando la canzone del primo maggio”

Lamezia Terme – Dopo la ricca ed entusiasmante inaugurazione del “Chiostro – Caffè Letterario” proseguono le attività culturali dei vari partners, eventi aperti a tutti.

Il prossimo martedì 1 maggio alle 18,30, in occasione della festa dei lavoratori, l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (Facente parte dell’ATS del progetto Chiostro) organizza la proiezione del documentario  “Working Class Heroes – camminando e cantando la canzone del primo maggio” di Giandomenico Curi, docente presso l’Università Roma3, nonché garante dello stesso Archivio.  “Una voce narrante dietro le note di John Lennon,  un’iniziativa rivolta a più target d’età, che mette insieme più tematiche attuali, che rimanda ai nuovi lavoratori: i migranti”.

Un viaggio (decisamente poco ortodosso) dentro il tema del lavoro e del primo maggio, accompagnato dalla presenza, strabica e incostante, della macchina da presa, a partire da Sortie d’usine dei fratelli Lumière, sulla quale Harun Farocki ha poi costruito una sua teoria che riguarda appunto il rapporto tra la fabbrica (cioè sfruttamento e alienazione) e il cinema (divertimento, consumo, spettacolo). Ed è il cinema, insieme alla canzone, che ha creato i suoi working class heroes, gli eroi della classe operaia di cui parla Lennon, ma anche Springsteen, Cocker, Strummer, Bragg, i Gang e via elencando. Al centro del film rimane tuttavia lo zoccolo duro del cinema documentaristico, le immagini che, anche grazie al lavoro di documentazione dell’AAMOD, per anni hanno accompagnato il grande fiume del popolo del primo maggio, camminando, cantando, rivendicando un altro mondo possibile.

Nota di regia. “È un film documentario esclusivamente di montaggio, che non utilizza nemmeno un fotogramma di girato. Quindi un film prima di tutto ecologico (nel senso di un’ecologia del visivo), che lavora solo su immagini d’archivio («il mondo è già filmato, si tratta solo di trasformarlo», diceva Débord). E insieme un cinema di riciclo, secondo la formula ormai largamente sperimentata del found footage film. Cioè “metraggio ritrovato”. Da una parte i materiali provenienti da disparate pratiche audiovisive (dai cinegiornali ai film hollywoodiani); dall’altra i modi specifici con cui queste immagini sono rivisitate, sovrapposte, stratificate. In poche parole creare un nuovo cinema, partendo dai repertori d’archivio del passato, e agendo nella direzione di un riposizionamento semantico capace di suscitare nuove visioni. Parlando di documentario, vuol dire, prima di tutto, che il cinema è il mondo, non la sua rappresentazione; e poi che bisogna ogni volta ribaltare la logica delle immagini dominanti, svelarne il contesto illusorio, normificato, mercificato”.

Giandomenico Curi è autore radiofonico e televisivo, saggista e regista. Si occupa da sempre di cinema e musica. Tra i suoi libri: Il cinema francese della Nouvelle Vague; Cenere e diamanti (il cinema di Wajda); Vorrei essere là (cantautori in Italia)Chiedo scusa se parlo di GaberI frenetici: 50 anni di cinema e rockDalida (la voce e l’anima)Semiologia, cinema rock; ecc. Oltre a un centinaio di videclip, ha diretto due documentari per la Rai (su Baglioni e Guccini), due film (Ciao ma’ e Lambada) e la serie televisiva di Valentina. Da una decina d’anni insegna Semiologia del cinema e degli audiovisivi all’Università di Roma Tre e Sociologia dei processi culturali e comunicativi alla Link University di Roma.

 

Valeria D'Agostino

Giornalista pubblicista

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