Manifest a Lamezia, ovvero quando parlare di un libro diventa atto di resistenza

Perché #primadellafine? Come abbiamo già detto… e lo ripetiamo… perché auspichiamo la fine di una certa autoreferenzialità, di una certa cultura fine a sé stessa, di un certo perbenismo sociale e politico che crediamo di sentire in modo particolare nella nostra bellissima terra.
Già, perché la nostra terra, la nostra Calabria, sfido io a dimostrare il contrario, è tutto sommato bellissima. Ci riteniamo superiori intellettualmente o culturalmente? Assolutamente no.

Saremmo dei folli se non fossimo consapevoli di tutti i nostri limiti e dei nostri errori; e non passa giornata, un singolo evento, in cui non contiamo fino a diecimila prima di essere sicuri che parlare di QUEL fatto, di QUEL libro, dialogare con quell’autore, affrontare quel tema e affrontarlo in quel determinato modo, non sia veramente e incondizionatamente utile per la nostra comunità. Come realtà culturale del #TIPTeatro abbiamo aperto le porte a tutti da due anni ormai. Come #Manifest abbiamo fatto lo stesso, prima virtualmente, poi fisicamente, da cinque anni.

Leggevo un articolo oggi. Alcuni ragazzini sono stati intervistati in merito a qualche rissa di settimane fa. Già, i ragazzini, si sa, non sanno più che fare a Lamezia Terme… i teatri sono chiusi, dicono, gli impianti sportivi sono chiusi, i parchi sono pieni di erbacce e spazzatura. E anzi… la spazzatura ha riempito pure le strade nelle ultime settimane ma ancora di più, oserei dire, ha riempito i social di commenti, ipotesi, teorie, linguaggi scurrili… per lasciare il vuoto, invece, nelle vere proteste dal vivo, di lavoratori non pagati, di cittadini di qualsiasi nazionalità ai quali vengono negati sempre più diritti.

I giornali, d’altro canto, sanno della nostra esistenza. Sanno del TIP, di Manifest e di tutte le altre realtà culturali resistenti della città. Sia chiaro, quelle che si contano sulle dita di una mano. Al massimo di due. Purtroppo, però, una certa stampa non riesce ad analizzare singolarmente problematiche e dinamiche cittadine e di conseguenza si lascia andare a un certo effetto minestrone. Ci piacerebbe vedere stampa, pubblico, giovani che si annoiano così tanto la sera, scuole sempre più presenti alle nostre iniziative e ce lo auguriamo.

Perché, ve l’assicuro… oggi abbiamo parlato di un libro, di un romanzo in particolare… ma stiamo vivendo giorni in cui essere presenti ad ascoltare i discorsi scaturiti dalla lettura di un romanzo come questo… diventa sempre di più un atto RESISTENTE.

 

 

 

Domenico D’Agostino 

Valeria D'Agostino

Giornalista pubblicista

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