Skip to content
manifestblog

contenitore di libere scritture

manifestblog

contenitore di libere scritture

  • Chi siamo
  • Blog
    • Agendina
    • Approfondimenti
    • Biblioteca
    • Commento
    • Manifestino
    • Mediateca
    • Musica
    • Pensierini
    • Pinacoteca
    • Poesia
    • Racconti
    • Sport
    • Teatro
    • Territorio
    • Vis-à-Vis
  • Attività
    • Manifestiamoci
    • DeScrivo
  • Chi siamo
  • Blog
    • Agendina
    • Approfondimenti
    • Biblioteca
    • Commento
    • Manifestino
    • Mediateca
    • Musica
    • Pensierini
    • Pinacoteca
    • Poesia
    • Racconti
    • Sport
    • Teatro
    • Territorio
    • Vis-à-Vis
  • Attività
    • Manifestiamoci
    • DeScrivo
Close

Search

  • https://www.facebook.com/
  • https://twitter.com/
  • https://t.me/
  • https://www.instagram.com/
  • https://youtube.com/
Subscribe
Poesia

Poesie per l’autunno

By Claudio Di Consoli
24 Ottobre 2025 4 Min Read
0

***

Saremo mille volte gli altri, sotto la pioggia

mutiamo in ore silenzi sguardi corrisposti

sotto la pioggia, i cinema improvvisamente si riempiono

le luci sgargianti servono a salvare il primo incontro

il primo amore,

a non doversi salutare con il cappotto in testa

e un rapido ciao gridato di spalle, altrimenti

sarebbe subito ricordare elementi frasi che hanno colpito

come un cazzotto nell’atmosfera

(i silenzi accaduti, quelli che sono turbolenze

che ci fanno temere la caduta imminente,

i vuoti d’aria commessi per dispetto)

ricordare elementi particelle l’odore della pelle

il colore delle scarpe, la musica delle risate

se soffocate o meno, subito ricostruire i vecchi amori

e comparare, sotto il diluvio

prima di entrare in sala e tendere la mano

la mano nel buio nel vuoto immenso delle ipotesi

quelle che esistono prima di nascere

e mentre si vive,

se è vero che qualcuno scandisce le ore negli amori provati

subìti nascosti cercati,

e pioggia, sotto cui saremo mille altre persone

tante quante ne vivono nel mondo,

stanotte ora che costruisci baci silenzi eterni copioni.

Pioggia, vento, che ci parlate dalla voce delle strade

Noi saremo mille cose diverse
mille volte l’amore provato nelle

mansarde estive

qualcosa di più di un solo per sempre.


***

Notte. come un graffio arriva, coi suoi tormenti.

Una luce bianca illumina il capezzale,

si riflette sulle nostre gambe

in bilico tra il parquet e il mare.

Amo anch’io i canali

dove il vento percorre

le fratture antiche di queste strade.

Amo il tuo dormire quando mi domando

in quale mondo abiti.


***

Prima di nascere,

nell’utero,

sei nello stomaco

di un’ipotesi.

Ora che albeggia ho in serbo

le domande di ognuno.


***

Sulla strada, lontano, un uomo piange,

si dimena nel vuoto di questa notte

il canto antico della miseria, si propaga

per svilire l’uomo.

L’ascensore è fermo al mio piano da ore,

l’ultimo sonnambulo si è coricato da tempo.

Quando tutto tace.

Come un miracolo.

La voce dei fratelli.

Immensa, lì, dove io non posso stare.

Ma ora è cessato il pianto.

Si prepara un mattino d’autunno.

All’uomo restano le grida e qualche voce di conforto

che sigillano il ricordo di un per sempre.


***

Si viene dal nascere,

anche se per te non è abbastanza.

Si proviene dal gorgo, dalla voce soffusa

delle camere bianche,

certe immense stanze della vita.

Si viene al mondo sotto luci pallide e stanche,

il cui compito è simulare il giorno

nell’attesa che il sole illumini la carne.

Anche se per te non è abbastanza,

quando guardandomi non sei in grado

di conoscere gli uomini che sarò.

Oggi ho aperto la vecchia finestra che tutti hanno dimenticato,

il cigolio delle persiane ha intonato il misterioso canto delle ore trascorse.

È ormai un secolo che guarda questa strada

dal suo vetro sporco;

è il gran libro di storia che non potrò mai leggere,

la biografia del mio tempo che non ha voce di questi giorni.

Sono rimasto a lungo coi gomiti poggiati sul bancale di pietra

– di pietra fredda, su cui nessuno si affaccia da anni –,

ho accolto il sole con un sorriso

come un bambino,

e nel profumo delle terrazze ho perdonato questa città crudele,

per minuti soltanto

ho scorto il dolce lato di queste strade.

Quando morirò la finestra che nessuno ricorda

non saprà che ho scritto centinaia di poesie

per una donna inesistente,

dalle caute piogge di ottobre non avrà sentito ancora

il triste annuncio dell’inverno

(non avrà sofferto i corpi di queste donne

che vi sono passate di rado, le pallide frasi di circostanza

pronunciate un attimo prima di gettare i vestiti per terra).

Quando questo palazzo verrà demolito

della mia generazione resterà un’eco per queste infinite strade,

e questa magnifica visuale sul mondo

sarà, infine, tutt’uno col vento.

Come noi. Ma senza elegia, né rancore.

Quante volte ho desiderato possedere

un pensiero in grado di resistere, l’Idea che conduce le giornate dei geni,

ma ho conosciuto il piacere di essere come tanti,

in grado di condurre soltanto una vita, fatta di umili esigenze

– l’amore, l’ira, qualche buon pasto per tappare la fame –

e certo fatta di sogni, immagini, memorie sbiadite,

ma condotta col piacere di essere cento uomini alla volta,

falsi miti nelle occasioni della notte,

angeli quando si ha l’occasione di credersi redenti.

E da questa finestra…

… ho guardato centinaia di sagome, volti indefiniti

all’ombra di un sole sempre più distante, uomini come lo sono io,

con i drammi che ci competono da secoli,

persi nella fanfara del traffico – perché il mio quartiere

è un campo di battaglia, dove qualcuno a volte si innamora –

innamorati di questa vita quasi di nascosto,

come si ha paura di amare una creatura

che a noi sembra troppo distante.

Dopo poco ho richiuso le persiane; quante cose potremmo raccontare

da una sola prospettiva, immagini di un momento,

certi eventi singolari del caso,

ma sono ritornato nel mio studio, e fumando ho provato una certa quiete,

pensando che finirò dove mi spetta,

nel corpo di mia madre o nello scheletro di me stesso;

non sarà qui, dove ora nascono le mie parole,

non sarà altrove, dato che qui si sta già altrove.

Allora non ha importanza.

Vivrò convinto di non essere più o meno della finestra che nessuno ricorda,

un cuore fatto di palpebre,

aperto sempre da una mano estranea.

Letto: 74
Claudio Di Consoli
  • Claudio Di Consoli
    Poesie inedite di Claudio Di Consoli
  • Claudio Di Consoli
    Quattro poesie di Daniele Di Fiore
Author

Claudio Di Consoli

Follow Me
Other Articles
Previous

Scandinavia in Interrail. Diario di viaggio.

The Zen Circus - Il Male cover album
Next

The Zen Circus – Il Male: il disco spiegato in 4 passaggi

No Comment! Be the first one.

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

  • Facebook
  • Instagram
  • YouTube

Most Viewed Posts

  • HACHIKO – memorie di una troia: volgarità d’autrice (Aleister Rush) (20.885)
  • Guida rapida per diventare un intellettuale del lametino. 10 semplici mosse (Salvatore Giuseppe Di Spena) (2.156)
  • Tony Pitony – Tony Pitony: Come inciampare con stile (Aleister Rush) (1.572)
  • La Casa dove gli incubi si realizzano, Shirley Jackson e “L’incubo di Hill House” (Emanuela Stella) (1.345)
  • Ghiannis Ritsos. La poesia contro la dittatura. (Francesco M.) (1.283)
  • Nuova Bella, 230 metri sul livello del mare | Storie di Provincia (Salvatore Giuseppe Di Spena) (1.178)
  • “Caro Professore Ordine, quando ci facevi lezione tu…” lettera da un giovane vecchio studente (Domenico Benedetto D'Agostino) (1.071)
  • Sul teatro e sull’arte. La funzione catartica dell’arte e quella alienante dei moderni mezzi espressivi (Davide De Grazia) (962)
  • La “sans par”, la donna più bella del Rinascimento: Simonetta Vespucci (Emanuela Stella) (910)
  • “Geografia di un dolore perfetto” di Enrico Galiano (Alessandra D'Agostino) (900)
Copyright 2026 — manifestblog. All rights reserved. Blogsy WordPress Theme